Bätzing: Nella ricerca di risposte occorre la gioia di sperimentare

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Il vescovo Georg Bätzing durante la quinta assemblea sinodale, marzo 2023 ©FOTO: MAXIMILIAN VON LACHNER / SYNODALER WEG

Conclusesi le assemblee del Synodale Weg, prosegue il cammino per una Chiesa sinodale in Germania, ovvero per una Chiesa che sappia farsi interprete dei bisogni del nostro tempo per portare „in uscita“ a tutte e a tutti la buona novella. Nell’intervista che segue, Georg Bätzing, fa il punto della situazione: in che modo nella sua diocesi di Limburg vengono attuate le decisioni votate nel Synodaler Weg; come andrà avanti il cammino di riforme e il dialogo con Roma; come la sinodalità valorizzi l’autorità del ministero episcopale; l’attesa del sinodo dei vescovi a ottobre. Il vescovo di Limburg accoglie le preoccupazioni di coloro che nella Chiesa temono i cambiamenti (UDEP, pc).  

Riportiamo l’intervista completa a mons. Georg Bätzing, vescovo della diocesi di Limburg e presidente della Conferenza episcopale tedesca nonché membro della presidenza del Synodale Weg. L’intervista originale in tedesco si trova qui sul sito della diocesi di Limburg, www.bistumlimburg.de. La traduzione è a cura di Paola Colombo.

Bätzing: „Ci tengo a dire che ho anche la responsabilità di quei fedeli nei quali crescono timori e preoccupazioni per i processi di cambiamento in corso. E proprio per questo abbiamo bisogno di una maggiore sinodalità, nel senso di una ricerca comune di ciò che lo Spirito di Dio ci sta dicendo oggi e verso dove ci sta conducendo“.


  • di Stephan Schnelle

Il Synodaler Weg si è concluso. Lei ha avuto un ruolo determinante nel dare forma a questo percorso e, nella conferenza stampa di chiusura, ha sottolineato che è stato un successo, nonostante i molti momenti di difficoltà e alcune critiche. Da dove nasce questa considerazione?

Bätzing: Abbiamo iniziato il Cammino sinodale dopo che lo studio del MHG, condotto a livello nazionale, ci ha messo davanti agli occhi l’entità e le cause sistemiche dell’abuso nella Chiesa cattolica. Questo è e rimane il punto di partenza per i cambiamenti che noi come vescovi, insieme a un gruppo rappresentativo di fedeli del nostro Paese e con il patrocinio congiunto del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), abbiamo apportato attraverso questo processo. Abbiamo affrontato le cause sistemiche in quattro aree tematiche e abbiamo preso delle decisioni.

Ci tengo sempre a ribadire che il Cammino sinodale non ha scritto testi ma ha dato impulsi per cambiare l’agire della Chiesa a tutti i livelli, in modo che gli abusi siano prevenuti nel miglior modo possibile e sotto i vari aspetti in cui presentano. Nel processo stesso, a mio avviso, abbiamo praticato una cultura della disputa all’altezza dei tempi; non è stato certamente sempre esemplare per la futura cooperazione sinodale nella Chiesa – ma nessuno lo ha preteso e c’è ancora molto da migliorare. Ma come ci si può riuscire se non facendo pratica insieme?

Pesa tuttavia il fatto di non essere riusciti a coinvolgere e a portare con noi una minoranza dissenziente. Vorrei però ricordare che questo gruppo non si è avvalso del diritto, garantito dallo statuto, di esprimere i propri voti voti e di allegarli ai testi delle risoluzioni, atteggiamento che sarebbe stato costruttivo. Il cammino sinodale quindi si è concluso con la quinta Assemblea plenaria (marzo 2023 n.d.r.), ma è tutt’altro che finito. Le delibere devono essere ora attuate e le questioni che vanno chiarite a livello di Chiesa mondiale devono essere portate a Roma. E soprattutto sarà nostro compito sviluppare continuamente la sinodalità nel processo consultivo e decisionale per la Chiesa in Germania, in armonia con le possibilità offerte dal diritto canonico. Infatti le grandi questioni per il futuro della Chiesa, riguardanti la trasmissione della fede, i nuovi impulsi di evangelizzazione, le possibilità di impegno ecclesiale nelle condizioni della nostra cultura e società, richiedono da parte nostra una grande attenzione e disponibilità a sperimentare nella ricerca di risposte.

Testi base – Non sono ambito della chiesa universale

Molti fedeli della diocesi di Limburg hanno grandi speranze legate al Cammino sinodale. Ma alla luce delle dichiarazioni da Roma (si veda Il Consiglio sinodale (Synodaler Rat) e il no da Roma | Delegazione-mci n.d.r.) c’è anche disillusione e preoccupazione che tutti gli sforzi fatti in Germania risultino vani. Cosa dice alle persone quando Le parlano delle loro preoccupazioni e disillusioni? Riesce a comprenderli?

Bätzing: Innanzitutto va detto che gran parte dei testi propositivi di azione e dei testi base approvati nel Cammino Sinodale non toccano il livello della Chiesa universale. Per esempio il testo base per il Forum I (Potere e divisione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e progettazione missionaria) offre grande potenziale e spazio per dar forma e sviluppare processi e strutture sinodali a tutti i livelli della vita della Chiesa. Dà inoltre forti impulsi su come l’autorità e il potere nella Chiesa possano essere percepiti in modo tale da essere controllati responsabilmente e quindi essere trasparenti e condivisi. Vale la pena lavorare intensamente alla sua attuazione.

Solo se non si fa nulla, la delusione sarà inevitabile. La responsabilità del cambiamento spetta ora a vescovi, sacerdoti, religiose/i, laiche e laici nelle rispettive aree di competenza. Sono molto fiducioso al riguardo, soprattutto alla luce dei risultati del nostro progetto diocesano “Ascoltare le vittime – prevenire l’abuso”, le cui raccomandazioni sono state attuate quasi completamente in un periodo di soli due anni. Ciò contribuirà notevolmente all’auspicato cambiamento culturale nella nostra diocesi.

Consultazioni, reazioni e delibere

L’Assemblea sinodale ha approvato 15 testi. In una sua lettera al personale dipendente e volontario della diocesi di Limburg, ha scritto che ora si tratta di esaminare queste decisioni, discuterle intensamente tra di noi e dar loro vita. A che punto sono queste consultazioni e quali decisioni sono già state prese?

Bätzing: Torno volutamente al progetto di riorganizzazione della diocesi (di Limburg, n.d.r.), perché alcune delle misure che vengono raccomandate hanno a che fare con alcune decisioni del Cammino sinodale. Per esempio: nella diocesi di Limburg le norme per la formazione dei sacerdoti sono state profondamente riviste. Da settembre inoltre è in vigore un nuovo regolamento sulla parità e abbiamo elaborato un nuovo regolamento per denunce ed esposti. Dall’inizio dell’anno inoltre è in vigore il nuovo statuto diocesano che definisce il team diocesano come il più alto organo consultivo curiale e descrive altre nuove strutture di gestione. In questo team diocesano insieme al vescovo e al vicario generale, lavorano persone dell’ordinariato con funzioni direttive e rappresentanti eletti delle cinque regioni della diocesi. Insieme ci si consiglia e insieme si prendono le decisioni necessarie. Ora stiamo cercando di istituire gli organi sinodali a tutti i livelli, fino al Consiglio sinodale diocesano, e cerchiamo di metterli in collegamento fra loro in modo che rispecchino ancora meglio le diversità nella nostra diocesi e rendano possibile il prendere decisioni previa di una consultazione informata e competente. Tutto questo è stato anche oggetto del Cammino Sinodale e, nella nostra diocesi, è già in fase di attuazione. Per quanto riguarda le altre delibere del Synodale Weg le stiamo ora esaminando molto attentamente e avvieremo le relative consultazioni. Infine, con il nuovo ordinamento abbiamo ora un diritto del lavoro riformato in maniera fondamentale e anche su questo c’è una approvazione del Cammino sinodale.

Guardiamo da vicino le decisioni concrete del Cammino sinodale e gli effetti sul personale dipendente e volontario della diocesi di Limburg. Qualche anno fa in diocesi avevate dato vita a un processo che affrontava la questione delle coppie che non possono o non vogliono sposarsi in Chiesa e che chiedono la benedizione della Chiesa. Ci si chiedeva che fare. Si trattava, tra le altre, di coppie omosessuali o di quelle, il cui matrimonio è fallito, e che vivono in una nuova unione. Ci saranno cerimonie di benedizione per queste coppie nella diocesi di Limburg? E come reagisce, Lei, quando viene a sapere che sacerdoti della diocesi organizzano cerimonie di benedizione?

Bätzing: Sì, ci saranno cerimonie di benedizione per le coppie che non vogliono o non possono sposarsi in Chiesa e che chiedono la benedizione di Dio per la loro unione che già esiste. Questo è quanto prevede il testo di propositi di azione approvato dal Cammino Sinodale. Il compito che resta da svolgere è quello realizzare un buon manuale liturgico-pastorale per queste celebrazioni che esprima sia la particolarità di questo desiderio sia quella dell’offerta della Chiesa, che nel contempo dica con chiarezza che questa celebrazione di benedizione non può essere né un matrimonio né un sacramento. Questo è il limite invalicabile.

A partire dal 2017 abbiamo avviato in diocesi un processo molto intenso, teologicamente qualificato e con audizioni eccellenti, il cui risultato coincide in gran parte con le argomentazioni sapienti e di ampio respiro contenute nel testo del Cammino sinodale. Questo testo, tra l’altro, dice chiaramente che nessun operatore, nessuna operatrice pastorale può essere costretto a celebrare questo tipo di benedizioni. Al contrario, come vescovo voglio incoraggiare le coppie che chiedono questa cerimonia a trovare questo servizio presso operatori/operatrici pastorali. Esistono già cerimonie di benedizione di questo tipo e ne sono grato.

La questione femminile e la giustizia di genere 

Nelle interviste dice spesso che la „questione femminile“ è per Leiquella più importante per il futuro della Chiesa. Che cosa sta facendo, come vescovo di Limburg, per una maggiore giustizia di genere nella sua diocesi?

Bätzing: Nel contesto sociale della nostra cultura sono convinto che la partecipazione delle donne a tutti i livelli e in tutti i processi decisionali della vita della Chiesa sia decisivo per il futuro. Vorrei che tutti i ministeri e gli uffici nella Chiesa fossero accessibili alle donne in un futuro prossimo o non troppo lontano.
Per quanto riguarda gli uffici sacramentali, condivido pienamente il voto del Cammino sinodale di promuovere intensamente il diaconato femminile e, a livello di Chiesa universale, di non chiudere le porte alla questione di una possibile ammissione delle donne al sacerdozio, ma di soppesare a fondo gli argomenti teologici a favore. Tra l’altro, molte delle citate misure, adottate nella nostra diocesi, fanno sì che le donne siano più coinvolte nelle decisioni rispetto al passato. E ovunque questo accade, vedo che è un beneficio. Trovo quindi logico che le donne abbiano il diritto di voto al Sinodo mondiale di ottobre.

Il Cammino sinodale ha anche approvato il testo propositivo di azioni „Annuncio del Vangelo da parte di persone laiche nella Parola e nel Sacramento“. In breve si tratta della questione se donne e uomini qualificati, che non sono diaconi e sacerdoti, debbano essere autorizzati a predicare durante la celebrazione eucaristica. Il Vaticano ha respinto questa richiesta. Riesce a comprendere la posizione di Roma? Le teologhe e i teologi della diocesi di Limburg devono attendersi delle sanzioni se predicano?

Bätzing: Quando dice che il Vaticano ha respinto questa richiesta, probabilmente si riferisce alla lettera del Prefetto del Dicastero per il Culto divino che riflette ciò che il cardinale Arthur Roche ha delucidato nel nostro incontro durante la visita ad limina del novembre 2022 circa lo stato attuale delle cose. E noi conosciamo questo stato di cose. Il testo del Synodaler Weg („Annuncio del Vangelo da parte di persone laiche nella Parola e nel Sacramento“) prevede invece che i vescovi ottengano un cosiddetto indulto da Roma. Ciò significa che la legge ecclesiastica universale non debba essere cambiata ma che si tenga conto della situazione particolare del nostro Paese. E il prefetto inoltre in fondo alla lettera dice che dobbiamo discutere ulteriormente la questione.

Più che altrove ci sono in Germania, accanto a sacerdoti e diaconi, e ormai da decenni, donne e uomini teologicamente qualificati e pastoralmente competenti. Nella nostra diocesi, come in alcune altre, questi operatori pastorali predicano da molto tempo anche durante la celebrazione eucaristica. Apportano all’annuncio del Vangelo le loro esperienze di vita e di fede, e ciò è un grande arricchimento. Non solo questa pratica non dovrebbe essere limitata o ritirata, ma vorrei che queste donne e questi uomini sapessero che stanno svolgendo questo ministero con il consenso del vescovo e in conformità con la legge applicabile. Hanno il consenso del vescovo e, per sistemare bene il quadro giuridico, la preghiera è che Roma possa approvare la corrispettiva norma particolare.

Opinioni e scambio

Lei fa appello alla diversità nella Chiesa e nella diocesi. Accanto ai molti consensi per il Cammino sinodale e per il Suo chiaro posizionamento, ci sono anche voci critiche. Come valuta l’umore nella diocesi e come dialoga con le persone che lo criticano? C’è uno scambio onesto e senza timori?

Bätzing: Spero che ci sia e so che ciò richiede ripetuti segnali da parte mia. Mi sta a cuore poterci confrontare e discutere apertamente. Per questo è importante che i fedeli, i sacerdoti e il personale pastorale possano esprimere apertamente le loro valutazioni e opinioni, e anche i problemi di coscienza. Solo così possiamo restare in contatto tra noi e non allontanarci. La polarizzazione è un grande pericolo non solo nella società ma anche all’interno della Chiesa, soprattutto quando i rispettivi protagonisti e gruppi non si parlano più.

Noto che la stragrande maggioranza dei fedeli, sebbene riservata, concorda con gli obiettivi e le decisioni di una Chiesa che si sta rinnovando e auspica che ci siano „ponti“ con le realtà sociali e culturali del nostro tempo. Essere un piccolo gruppo, buono ma avulso dalla realtà, che vive una vita propria senza più cercare la relazione con i grandi bisogni sociali e le esperienze di vita di molte persone, non è per nulla il mio modo di intendere il cattolicesimo. Per essere chiari, non voglio che diventiamo una setta cattolica, perché è inconciliabile con la mia missione di vescovo. Ci sono poi gruppi che già parlano di un imminente scisma nella Chiesa, non vedo per nulla questo pericolo. Invece ho l’impressione che coloro che amano parlare di scisma, lo stiano chiaramente desiderando.

Ci tengo a dire che sento la responsabilità anche di quei fedeli nei quali crescono timori e preoccupazioni per i processi di cambiamento in corso. E proprio per questo abbiamo bisogno di una maggiore sinodalità, nel senso di una ricerca comune di ciò che lo Spirito di Dio ci sta dicendo oggi e verso dove ci sta conducendo. A questo proposito, i passi degli Atti degli Apostoli sono sempre molto incoraggianti per me nei giorni del periodo pasquale. Quali crisi e conflitti la giovane Chiesa è riuscita a superare confidando nella forza dello Spirito Santo! È così che è cresciuta: attraverso un buon equilibrio di conservazione e cambiamento.

Nella diocesi di Limburg esiste da oltre 50 anni un ordinamento sinodale che regola la coesistenza di ufficio e mandato. Il nunzio Eterovic ha detto ai vescovi tedeschi, in occasione dell’Assemblea plenaria di primavera 2023, che non può esserci una tale coesistenza a nessun livello ecclesiale. Come è possibile? Queste valutazioni romane hanno implicazioni per i membri sinodali della diocesi di Limburg?

Bätzing: No, qui devo difendere il Nunzio Apostolico, lui non ha assolutamente messo in discussione la collaudata prassi di sinodalità nella diocesi di Limburg, peraltro approvata da Roma. Ma tra i nostri interlocutori a Roma c’è la preoccupazione che il modo in cui abbiamo fatto sinodalità nel Cammino sinodale e con la creazione di un Consiglio sinodale (verso il quale ci stiamo muovendo nella Chiesa del nostro Paese) si possa limitare l’autorità del vescovo, così come è teologicamente e canonicamente fondata. Credo che questa preoccupazione sia infondata. Infatti, anche se stiamo andando verso uno stile di consultazione e di decisione congiunto fra i vescovi e altri membri della Chiesa, ciò non indebolisce l’autorità dei vescovi, ma la rafforza soltanto. Ed è l’esperienza che faccio da molti anni.

Consultarsi e decidere insieme non è una prassi rivolta contro i vescovi: il ministero episcopale è  ancorato in modo fondamentale all’immagine della Chiesa cattolica ed è apprezzato dai fedeli. Tuttavia, e non solo a Limburg, i fedeli hanno vissuto quanto l’autorità episcopale non sia stata sufficientemente integrata in processi di consultazione e decisione e non sia stata esercitata in modo trasparente. Molti parlano di situazioni di abuso di potere. Allora possiamo contrastarlo solo attraverso la partecipazione, la trasparenza, la responsabilità e il controllo. È di questo che si tratta.

Sinodo universale e commissione sinodale 

Cosa succede ora? A novembre si riunirà per la prima volta il commissione sinodale (synodaler Ausschuss) che, secondo il Vaticano, non può esistere. Prima di allora, si terrà a Roma l’assemblea generale del Sinodo mondiale. Come guarda a questi due eventi?

Bätzing: Desidero ripetere ancora una volta che Roma non ha bloccato il lavoro della Commissione sinodale, ma ha solo puntualizzato che non ci può essere un Consiglio sinodale che minacci l’autorità episcopale. Non è questo che stiamo cercando. Da questo punto di vista, non sussiste alcun ostacolo alla Commissione sinodale. Tuttavia ci sono ancora questioni da chiarire, come è emerso da una prima riflessione tra i vescovi diocesani. La commissione sinodale ha diversi compiti: si occuperà fondamentalmente della sinodalità nella nostra Chiesa; dovrà valutare la realizzazione di quanto è stato deciso nel Cammino Sinodale; dovrà discutere le indicazioni e i testi di propositi di azione che non hanno potuto essere approvati nel Synodale Weg (per motivi di tempo, n.d.r.); e dovrà preparare un Consiglio sinodale permanente in conformità con il diritto canonico. Per quanto concerne la risposta di Roma ai cinque vescovi che chiedevano se potessero o dovessero partecipare a tale Consiglio sinodale, si risponde ovviamente secondo il diritto canonico: un vescovo non può essere obbligato a farlo. Ognuno deve decidere da sé e per sé la questione della partecipazione. Per quanto mi riguarda, ho deciso da tempo, perché per me non c’è alternativa al proseguimento di una pratica di sinodalità genuina, onesta ed efficace al fine di plasmare un futuro buono nella nostra Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo. Per questo sono anche molto interessato alle esperienze e ai risultati del Sinodo mondiale a cui potrò partecipare in autunno.