Visita „ad limina“ dell’episcopato tedesco a Roma, un’importante occasione di dialogo

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Visita Ad Limina, 14 novembre 2022© Deutsche Bischofskonferenz/Cristian Gennari/Romano Siciliani/KNA

Con un comunicato congiunto della Santa Sede e della Conferenza Episcopale di Germania si è conclusa la visita ad limina (Vai al comunicato congiunto in italiano e in tedesco) con riferimento all’incontro interdicasteriale di venerdì in cui si è discusso del Cammino sinodale tedesco. Papa Francesco, che aveva incontrato l’episcopato tedesco giovedì, non era presente all’incontro di venerdì che si è tenuto all’Istituto Augustinianum alla presenza di del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, del prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, e di altri titolari di dicasteri vaticani.

Nei prossimi giorni il Consiglio permanente della Dbk si riunirà per una valutazione della visita come pure la presidenza del Synodaler Weg.

Che le parti abbiano emesso un comunicato congiunto è stato considerato in maniera positiva perché non dà adito a equivoci (vaticannews.va/de).

Dal comunicato emergono le preoccupazioni di Roma per il rischio di una „riforma della Chiesa e non nella Chiesa“ e le riserve per la metodologia, i contenuti e le proposte del Synodale Weg. L’idea di una moratoria, che sospenda il SW, non è stata accolta dalla Conferenza episcopale tedesca. Il presidente della Dbk, vescovo Georg Bätzing, ha presentato lo spirito del SW, „fondato sull’ascolto del Popolo di Dio e sul dolore per gli abusi commessi da membri del clero“.

Il comunicato esprime apprezzamento per il dialogo aperto, non formale e costruttivo, di cui non si potrà non tenerne conto; dialogo e ascolto reciproci che potranno contribuire ad arricchire il Cammino Sinodale tedesco e il Sinodo universale della Chiesa.

Ad limina, banco di prova di sinodalità

Nel comunicato congiunto della Santa Sede e della Conferenza episcopale tedesca si legge che da una parte il SW terrà conto delle riserve della curia romana dall’altra che il dialogo e l’ascolto reciproco proseguono affinché “possano contribuire ad un arricchimento del Cammino Sinodale tedesco e del Sinodo universale della Chiesa”.

Innanzitutto si è evitata una moratoria del SW che i vertici del Vaticano avevano proposto. Una moratoria, un’interruzione del processo sinodale tedesco, in questa fase conclusiva, sarebbe controproducente. Infatti nel settembre scorso, nella quarta assemblea sinodale, sono stati approvati importanti testi base e di indirizzo pratico e, a pochi mesi dalla quinta e ultima assemblea del SW, il prossimo marzo, l’agenda dei lavori sarà molto densa per la discussione e le votazioni di molto altri testi. Una moratoria significherebbe chiudere il processo di riforme con conseguenze probabilmente gravi per la Chiesa in Germania di delusione, di rassegnazione. Una moratoria, l’imposizione di un silenzio sarebbe stato un segnale di una Chiesa universale che di fronte alle difficoltà di dialogare e anche di confliggere sui temi sul tavolo preferisce imporre il silenzio con un esercizio di autorità gerarchica, ben lontana dallo spirito di sinodalità che la Chiesa sta faticosamente provando a percorrere proprio con il Sinodo universale. Sarebbe una contraddizione.

All’incontro interdicasteriale presso l’Istituto Augustinianum mancava papa Francesco, potremmo dire che era assente ingiustificato. La sua assenza si può leggere in diversi modi: un evitare il coinvolgimento in questioni difficili e scomode, preferendo quindi non esporsi; da escludere una mancanza di interesse da parte del Pontefice. Forse la sua assenza, il condizionale è d’obbligo, sarebbe da intendersi come un lasciar spazio agli interlocutori, un sottrarre all’incontro una presenza “ingombrante”, in quanto capo della Chiesa, che avrebbe influito sul corso del dibattito. Verrebbe da dire che l’assenza di papa Francesco sia stato un esercizio di sinodalità nella misura in cui ha favorito un colloquio orizzontale fra le parti e non un confronto gerarchico. Non per nulla il presidente della Dbk ha detto: „Der Papst hat uns mal untereinander als Brüder ringen lassen“ (Il papa ci ha lasciati dibattere fra noi come fratelli).

È ancora Bätzing che nella sua dichiarazione a chiusura degli ad-limina-Besuche ha parlato di Ernstfall von Synodalität, un banco di prova di sinodalità: “ascoltare, soppesare e lasciare l’altro esprimere e difendere il proprio modo di vedere”. Non si può più dire ora che le cose non siano state dette ma “restiamo insieme in cammino”. Anche in quella sede si è chiaramente affermato: niente “deutscher Sonderweg” scismatico: „Wir wollen die Anliegen, die wir Bischöfe in der Ortskirche umsetzen können, auf den Weg bringen und die Fragestellungen, die das Lehramt betreffen, in den weltweiten synodalen Prozess einspeisen“ (Vogliamo portare avanti le questioni che noi vescovi possiamo attuare nella Chiesa locale e immettere nel processo sinodale mondiale in corso quelle che concernono il Magistero. Statement G.Bätzing, www.dbk.de).


La Visitatio ad limina Apostolorum è il termine ufficiale che indica la visita dei vescovi tedeschi e che si svolge solitamente ogni cinque anni presso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. La precedente visita ad limina risale al 2015. Nel 2020 non si è tenuta a causa della pandemia.

L’udienza da papa Francesco conclude una serie di incontri dei vescovi tedeschi con i vari responsabili dei dicasteri; in questi faccia a faccia i 63 vescovi tedeschi hanno avuto la possibilità di parlare della realtà delle loro diocesi e, non ultimo, del Cammino sinodale tedesco (Synodaler Weg, SW) e dei documenti redatti e finora approvati.

Un’occasione importante di chiarimenti e di dialogo per dirimere incomprensioni e tensioni fra il Vaticano e il SW, prima fra tutte quella che vede nel SW il rischio di un percorso scismatico.

Omelia del vescovo Georg Bätzing in apertura degli ad limina

Nella celebrazione eucaristica presso la tomba di san Pietro nella basilica omonima in apertura degli ad limina (14 novembre), il vescovo Georg Bätzing ha sottolineato che „quasi tutto ciò che le persone ammirano nella Roma cristiana e nell’Occidente cristiano, ossia le opere architettoniche, pittoriche, letterarie, filosofiche e scientifiche sono il risultato della reciproca fecondazione di cultura e fede“.

In Querida Amazonia lo stesso papa Francesco ha descritto l’inculturazione come un movimento duplice, ha proseguito Bätzing nell’omelia, che coinvolge sia la trasformazione della cultura attraverso il Vangelo nonché una nuova e più profonda ricezione dello Spirito Santo attraverso la cultura. A questa responsabilità, ha detto mons. Bätzing, sono chiamati i vescovi, insieme ai fedeli delle diocesi e in collegamento con la Chiesa universale, con e sotto Papa Francesco: „Questa responsabilità richiede, come si può intuire nelle nostre discussioni all’interno della Conferenza episcopale e durante il nostro Cammino Sinodale, un buon ascolto reciproco, una faticosa discussione e un dibattito onesto. Preservare l’unità e allo stesso tempo rendere possibile la conversione e il rinnovamento non è un compito facile. Ma dobbiamo affrontarlo. Per questo è bene che lo facciamo come pellegrini sulle tombe degli apostoli e nei luoghi sacri e nei luoghi santi chiedendo il loro aiuto e la benedizione di Dio“.

Roma, il centro della Chiesa universale, non è l’origine e la meta del nostro cammino di fede. Tutti i membri del popolo di Dio devono cercarla insieme. L’origine e la meta sono diventate tangibili e praticabili in nostro Signore Gesù Cristo: Io sono la via, la verità e la vita“ (Gio 14,6)

 

Il coraggio di decidere e di distinguere

Nell’omelia del cardinale Reihnard Marx (17 novembre) nella basilica papale San Paolo fuori le mura ha detto dell’apostolo Paolo: „invitava tutti al nuovo messaggio, non poneva limiti, per lui tutti erano i benvenuti a seguire questo Cristo. Si può dire che Paolo avesse potenziale rivoluzionario e che pensava in modo inclusivo: l’evento Cristo appartiene a tutto il mondo“.

In questo modo Paolo mostra che il regno di Dio è sorto ma non è ancora compiuto. Questo è essenziale anche per la Chiesa di oggi, che deve orientare il suo annuncio alle persone ed essere presente. Ha proseguito il cardinale Marx: „Per Paolo, Cristo è la rivelazione per eccellenza. Quando qualcuno viene a Cristo, sperimenta la conoscenza e vede ciò che accade nel mondo e nelle Scritture“.

„In questi giorni di visita ad limina a Roma, abbiamo discusso in molti luoghi – anche con il Papa – di come il popolo di Dio e la Chiesa debbano andare avanti, quali nuovi inizi si debbano osare e di cosa lasciamo alle spalle“. Non si tratta di una rottura con il passato, ha proseguito il cardinale dell’arcidiocesi di Monaco/Frisinga: „Al contrario, dobbiamo avere il coraggio di iniziare qualcosa di nuovo alla luce della tradizione e di portare con noi il tesoro del passato. Ma soprattutto dobbiamo guardare avanti“.