Strategia Sinodo

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  • Paola Colombo

Alcune questioni attuali della Chiesa non saranno trattate nella seconda assemblea del Sinodo dei vescovi e non vescovi che si terrà il prossimo ottobre. Lo ha stabilito il pontefice con un chirografo. Temi quali il celibato dei preti, la loro formazione in seminario ma anche il diaconato per le donne, il ruolo dei vescovi, la benedizione di coppie omosessuali e altri temi emersi nella prima assemblea e confluiti nel testo di sintesi, non verranno affrontati né prese decisioni di riforme a riguardo nella prossima assemblea di ottobre.

Questi argomenti (dieci) saranno invece tematizzati da appositi gruppi di lavoro che presenteranno entro giugno 2025 l’esito dei loro lavori.

Il Papa ha sempre affermato che il Sinodo è sulla sinodalità della Chiesa e non verte specificatamente su singoli temi. Tuttavia si tratta di questioni presenti nella Chiesa, che emergono e premono per essere affrontate. Esse sono il motore del Sinodo: questo Sinodo universale c’è perché il tema del cambiamento e delle riforme si impone alla Chiesa. Questa ha bisogno di un “metodo”, la sinodalità, per affrontare i problemi e le questioni. Che poi la sinodalità è dimensione costitutiva della Chiesa che va riscoperta, attualizzata e non si tratta di un mero metodo, papa Francesco lo ha detto e scritto in diversi documenti (es. Lettera al popolo di dio 2018 e Lettera per i 50 anni del sinodo dei vescovi, 2015). Il rinnovamento della Chiesa quindi è innanzitutto funzionale alla sua missione di portare al mondo la buona novella.

Il documento di sintesi della prima assemblea, che restituisce in una dinamica circolare il processo del Sinodo alle chiese locali, esorta a fare approfondimento teologico dei temi emersi. Ma lo spostare la riflessione dei temi scottanti a gruppi di esperti è una decisione che ha sorpreso e che suscita qualche domanda. Si tratta di una sottrazione al lavoro del Sinodo. Perché? Per procrastinare ancora decisioni che riguardano cambiamenti? Oppure si rende necessario un approfondimento teologico, giuridico e pastorale che solo i gruppi di lavoro possono fare e non il Sinodo? Manca il Sinodo, nel suo complesso, di adeguata competenza teologica? Se pensiamo ad alcuni di questi temi in gioco, come il diaconato per le donne, sappiamo che si è accumulata nei decenni molta competenza in materia, la tematica è ampiamente trattata e sviscerata. Ed il risultato di questi studi è a disposizione di tutti. Del resto anche il tema sinodalità non è un’invenzione di papa Francesco, ma anche qui da almeno tre decenni l’ecclesiologia lo ha studiato, approfondito. In Italia c’è una teologa di fama internazionale che se ne occupa da decenni, Serena Noceti. Un altro nome è Raphael Luciani.

Allora la domanda che sorge è questa? Se di questi temi si discute nelle riviste teologiche, nei convegni internazionali di teologia, si scrivono libri, quello che manca è forse il convogliare tutta questa competenza in una decisione di riforma. Forse a questo servono i gruppi di lavoro?

Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha risposto ad alcune domande di una giornalista del portale svizzero Cath.ch, in occasione della visita del cardinale alla Conferenza episcopale elvetica: “Alcune domande che emergono dalla relazione di sintesi indicano che dobbiamo ancora trovare i giusti criteri teologici per rispondere. Quindi, ancora una volta, la creazione di questo gruppo di studio guidato dal Dicastero per la Dottrina della Fede è un punto positivo. Ci aiuterà a definire i criteri e i principi necessari per trovare soluzioni”.

Rinviare i temi ai gruppi di lavoro significa che il Sinodo deve lavorare ancora sul metodo e non sul merito. Questo sembra l’esito palese della prima assemblea.

Se il Papa al termine della prossima assemblea sinodale a ottobre prendesse decisioni di riforma o decida per lo status quo senza avere la comunione del sinodo, sarebbe pericoloso, a rischio di spaccature, di scisma. E come le divergenze possano essere grandi e divisive, il Papa lo ha toccato con mano con la sua Dichiarazione sulle benedizioni a dicembre. Il rischio potrebbe essere quello che José Vidal, direttore del portale cattolico spagnolo Religión Digital, chiama “scisma a rate”. D’altro canto l’immobilismo, è non meno dannoso ed erosivo per la Chiesa.

Il messaggio allora che papa Francesco ci fa pervenire è che la Chiesa deve ancora imparare a parlarsi, a discutere, ad ascoltarsi, dobbiamo insomma imparare la sinodalità. Possiamo immaginare che il camminare insieme (sinodalità) vorrà finalmente significare imparare che la comunione non è omologazione, uniformità, ma diversità nell’unità Si potrebbe dire accettare e rispettare che alcuni nel cammino usino (forse la metafora non “calza” perfettamente) abbigliamento e scarpe diverse da altri, pur camminando la stessa strada, ma non per arrivare primi o più velocemente, ma perché sono quelle che hanno a disposizione e con cui possono meglio affrontare il viaggio. Se in gioco c’è tutto questo, ciò richiede respiro lungo, sì, ma movimento.