Il più bel presepe di Berlino

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Il presepe della comunità cattolica italiana di Berlino

Il presepe artistico in movimento della comunità di Berlino: quaranta giorni di lavoro che unisce la comunità (di Paola Colombo). Il presepe si trova nella Heilig-Kreuz-Kirche e sarà visitabile fino al 2 febbraio 

Il presepe della comunità cattolica italiana di Berlino cresce ogni anno. Lo scorso anno il quotidiano berlinese Tagesspiegel lo ha incoronato il più bel presepe della città. Forse non ci sarà una grande concorrenza nella capitale ma il presepe della comunità di don Stanislao è speciale.

Che cosa lo rende speciale, don Stanislao?
È un presepe quasi interamente fatto da noi, tranne le figurine, ed è grande, quest’anno occupa circa 50 metri quadri, quasi metà del presbiterio nella nostra chiesa. Gran parte del presepe è in legno, parte in polistirolo. Una particolarità, che piace tanto ai bambini, sono le figurine in movimento portate dall’Italia e altri elementi in movimento, fatti invece da noi, come il mulino ad acqua, il mulino a vento, il mare con sette barche a vela.

Come e quando è nata l’idea di fare il presepe?
Posso dire che l’idea è partita dalla comunità tedesca, esattamente dal parroco che ci ha proposto, cinque anni fa, di preparare un presepe italiano, idea che abbiamo accolto con grande gioia. Ci siamo messi subito a lavorare e abbiamo costruito un primo presepe, ancora molto imperfetto, ma con grande soddisfazione. Un falegname italiano ci ha offerto la struttura di legno per poter poi costruire tutto il resto.

Quanto tempo serve ad allestirlo? E quante persone?
Ogni anno si lavora circa per quaranta giorni (in cinque anni fanno un totale di circa 200 giorni), perché ogni volta che lo costruiamo aggiungiamo nuovi elementi e proviamo a farlo sempre più grande e più bello. Il primo presepe occupava circa 15 m quadri, oggi 50. Grazie a Dio abbiamo tante persone che ogni anno ci aiutano. Ci sono quelli che c’erano fin dall’inizio e ci sono quelli che ogni anno si aggiungono per vivere questa splendida esperienza del Bethlehem artistico. Approfitto per dire grazie a ciascuno di loro per tutto quello che hanno fatto affinché il nostro presepe potesse esistere e svolgere il suo ruolo importante in questo mondo di oggi, annunciando la verità dell’incarnazione del Verbo di Dio tramite bellezza e arte.

Che atmosfera c’è durante i lavori di allestimento? Immagino il piacere di stare insieme e di condividere un bel progetto.
Sì, è proprio così. Fin dall’inizio abbiamo avuto una bella partecipazione e abbiamo visto la gioia di coloro che si avvicinavano al nostro gruppo. È anche una bella esperienza artistica e direi quasi professionale perché abbiamo dovuto imparare quasi tutto, dal lavoro di falegnameria, alla costruzione delle casette in polistirolo, perfino costruire i meccanismi per gli oggetti in movimento.

Che figure compaiono nel presepe e da dove vengono?
Tutte le figure in movimento sono state comprate in Italia. Altre le abbiamo comprate qui a Berlino. Tra le figure in movimento abbiamo ovviamente la Natività con i pastori e i magi e anche alcuni mestieri collocati nella muraglia in legno che fa da cornice al presepe.

Che cosa Le piace di più in questo presepe?
Direi semplicemente tutto: la sua bellezza artistica creata dalle strutture che sono nate in questi cinque anni di lavoro, i tantissimi dettagli, le due belle immagini che fanno da sfondo, i movimenti, la musica e le luci guidate in modo digitale e realizzate dai nostri bravi elettricisti. Ma la gioia più grande è vedere i bambini e famiglie intere, anche gli asili, le scuole e le parrocchie che fanno visita alla nostra chiesa per ammirare il presepe e in qualche modo rivivere il grande mistero del Natale. Il nostro presepe diventa un aiuto e un invito alla meditazione non solo del mistero di Natale ma anche della propria vita di fede.

Come reagisce la comunità dei fedeli al presepe?
Penso che tutta la comunità viva questo presepe come un forte richiamo alle origini. In Italia il presepe è una tradizione molto sentita e rivederlo qui ci fa sentire un po’ a casa. Preparare e visitare il presepe colma un po’ la mancanza dell’Italia, soprattutto per quelle persone che trascorrono qui tutte le festività e sentono maggiormente nostalgia. Sentiamo spesso parole di incoraggiamento e complimenti, sia dagli italiani che dai tedeschi. La cosa più importante è l’appoggio del parroco della comunità tedesca, anche se sappiamo che non sempre c’è una bella collaborazione tra le nostre missioni e le parrocchie del luogo.

Come è attualmente la situazione della missione? Celebrate in tre chiese?
Direi che la situazione è abbastanza buona nonostante il tempo del Covid che abbia portato tante difficoltà e sofferenze nella vita di fede della nostra comunità. Pian piano ritorniamo alla vita di prima. Celebriamo regolarmente la S. Messa in due chiese, una al centro di Berlino e una nel nord della città. Dall’estate di quest’anno abbiamo fatto anche l’esperienza in un’altra chiesa vicino ad Alexander Platz, nel centro-est della nostra città, dove abitano tanti italiani, soprattutto giovani, studenti e lavoratori. Per ora vi celebriamo solo una volta al mese ma speriamo di arrivare alla celebrazione settimanale.

Com’è la situazione fra le comunità di altra madrelingua e la diocesi?
È una situazione molto delicata. La diocesi di Berlino vive ora un momento di grandi cambiamenti. Delle 200 parrocchie, esistenti prima, rimangono solo 20 grandi comunità. Anche le nostre Missioni, finora dipendenti direttamente dalla diocesi di Berlino, dovrebbero essere inserite nelle parrocchie tedesche facendo riferimento non più alla diocesi ma alla parrocchia del luogo. Come sarà la nostra collaborazione con la parrocchia tedesca, quanta autonomia avremo nel nostro lavoro pastorale, come cambierà la nostra realtà, saremo ancora le Missioni con cura animarum, sono le domande che ci facciamo aspettando la decisone della diocesi. Questo sarà anche frutto di una lunga e difficile discussione tra i rappresentanti della diocesi e il consiglio delle Missioni Straniere della diocesi di Berlino.