La responsabilità dell’ascolto – Da Ludwigsburg a Piacenza

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Le missionarie scalabriniane, suor Giuliana Bosini si trova sotto la statua della Madonna ©www.scalabriniane.eu

Intervista a sr. Giuliana Bosini, scalabriniana, eletta Superiora provinciale dell’Europa – (di Paola Colombo) – Il 13 novembre il capitolo delle scalabriniane ha eletto sr. Giuliana Bosini Superiora provinciale per l’Europa (San Giuseppe), ovvero responsabile di tutte le case scalabriniane in Europa. All’annuncio del suo nome tutto il capitolo è scoppiato in un urlo di gioia, ha raccontato la consorella della comunità scalabriniana di Ludwigsburg, suor Armanda Alijaj che ha aggiunto: „Sono molto felice per suor Giuliana, ma mi mancherà tanto e mancherà tanto a tutta la comunità di Ludwigsburg“. La sede della Provincia scalabriniana è a Piacenza, città natale di suor Giuliana; lì negli anni ’90 si occupava della segreteria provinciale e della formazione delle novizie. Negli anni ’80 è stata in varie comunità in Italia: Calabria, Fino Mornasco (CO), il paese natale di san Giovanni Battista Scalabrini, in provincia di Padova e poi per brevi periodi in Albania, Francia, Brasile e Messico. Sr. Giuliana Bosini ha anche collaborato con il Corriere d’Italia e il sito delegazione-mci.de portando la sua testimonianza evangelica anche attraverso l’informazione. Recentemente ha pubblicato il libro “Sei viva. Va’ avanti” sulla sua esperienza di malattia da covid nel 2020 e la guarigione sostenuta dalla preghiera collettiva di centinaia di donne nel mondo. Sr. Giuliana è arrivata nel novembre del 2010 a Ludwigsburg; ha seguito, accompagnato la comunità della diocesi di Rottenburg/Stuttgart con amore, dedizione e sempre con il sorriso. Come Superiora provinciale svolgerà un altro tipo di attività e avrà altre responsabilità. La famiglia delle scalabriniane è costituita da tre province (Europa, Nord e Centro America, Sud America), ha una Delegazione in Asia ed è presente complessivamente in 26 Paesi. In Europa sono presenti in Italia, Francia, Belgio, Portogallo, Germania, Spagna e Svizzera.

Che cosa ti affascina e che cosa temi del tuo nuovo incarico, forse di non riuscire a essere vicino alle persone come hai sempre fatto?
Direi proprio l’opposto, anzi ci sarà per me più vicinanza nelle relazioni. Mi sembra che il Signore mi metta in condizione di stare vicino alle sorelle. Sono 52 le sorelle della Comunità europea, disseminate in sette paesi d’Europa. Queste 52 sorelle sono il primo abbraccio che voglio dare perché mi hanno chiesto di essere al loro fianco, di ascoltare, di orientare, di far discernimento, di fare quel cammino sinodale, come ci siamo detti tante volte noi nella Chiesa e, specificamente, nella nostra comunità. Questo cammino sinodale è proprio un cammino dell’ascolto. Credo che il sinodo debba proprio partire da questo. Tra l’altro sono sorelle di tante nazionalità. Nel gruppo di coordinamento poi siamo in cinque, due italiane, una indiana e due brasiliane, una dal nord-est e una dal sud del Brasile, che è un altro mondo, con molta migrazione italiana. Tutte portano diversità così specifiche, così qualificate, e voglio puntare sulla sinodalità nell’ascolto, nel cammino insieme. Mi chiedi che cosa mi spaventa? Sai, non c’è niente che mi spaventi (sorride tranquilla, n.d.r.). Piuttosto direi che la sfida di questo compito è la complessità delle migrazioni, del mondo delle migrazioni con i nostri numeri così ridotti e il tanto che ci aspetta. Che cosa vuoi fare con una manciata di donne ma se il Signore ci ha chiamato, significa che siamo persone inviate. Gesù ai suoi apostoli ha promesso lo Spirito santo e li ha mandati con questa forma di annuncio semplice e povero nello stesso tempo. Quindi, in sintesi, per rispondere alla domanda, mi attira il lavoro sinodale con le consorelle e temo di non essere in grado di dare le risposte giuste alle situazioni sfidanti delle migrazioni. In tutto questo però c’è la certezza della preghiera e l’offerta di preghiera di tante sorelle. Dal 2016, anno della misericordia, sr. Milva Caro (Superiora provinciale, fino all’elezione di sr. Giuliana, n.d.r.) ha voluto che si intercedesse per il mondo attraverso l’adorazione del mattino nella casa provinciale a Piacenza. Queste sorelle sono lì per intercedere per il mondo delle migrazioni, quindi ho due braccia: quello che annuncia e quello che opera e quando mi sento agitata, mi metto a pregare, chiedendo luce a Maria, perché lei sa sbrogliare le difficoltà. E poi, credo tanto nella Provvidenza.

Che cosa porti con te della tua esperienza in Germania?
Tante, tante cose belle. La Chiesa della nostra diocesi di Rottenburg/Stuttgart ci ha insegnato a lavorare insieme. Il coordinamento diocesano, l’attenzione del referente Ulrich Reif e degli altri operatori pastorali ci hanno offerto la possibilità di apprendere e stare intorno a un tavolo, uomini e donne, laici, sacerdoti, tutti alla pari. In un Convegno Migrantes di Seveso del 2019 ricordo che nei lavori di gruppo le suore mi chiedevano come si vive in Germania, come si opera e nelle mie risposte manifestavo apprezzamento per come si lavora qui nella Chiesa. La mia gratitudine va anche per il riconoscimento di spazi apostolici così ben definiti, riconosciuti, dalla diocesi. Abbiamo un piatto d’argento su cui ci viene offerto spazio per dare l’annuncio evangelico nella nostra lingua. E inoltre c’è molta attenzione alla donna, all’annuncio delle donne, alla religiosa. Sono punti alti, ho ricevuto tanto.

Suor Giuliana a destra e suor Armanda durante l’intervista

A Ludwigsburg verrà un’altra scalabriniana a lavorare insieme a sr. Armanda?
Sì, inizialmente abbiamo pensato di inviare per un certo periodo sr. Adriana, che è già stata qui per sette anni, dal 2003 al 2010. Non dovrebbero esserci difficoltà, la continuità del lavoro pastorale verrebbe garantita. È conosciuta e poi è tornata qui in giugno, quando abbiamo celebrato il sessantesimo della Comunità. C’erano sr. Marta, sr. Adriana sr. Fiorentina, sr. Milva, la Superiora provinciale, originaria di Bietigheim che conosce bene il territorio perché già inserita nel gruppo giovani della comunità cattolica italiana. Quando sono arrivate, hanno ricevuto una calorosa accoglienza e suor Adriana stava molto volentieri con la gente e così mi sono permessa di dirle in novembre a Piacenza: “Ho bisogno di te per un tempo a Ludwigsburg” e lei ha accolto la mia richiesta.

La tua elezione a Superiora provinciale era nell’aria? Te lo aspettavi?
No. È stata una sorpresa assoluta anche perché ci sono varie suore sui cinquant’anni che secondo me sarebbero state nel punto ideale della vita per essere lo sguardo in avanti della provincia. Intanto la preghiera e l’adorazione mi hanno messo pace nel cuore. E poi è successo tutto domenica 13.

Recentemente è uscito un tuo libro “Sei viva. Va’ avanti. E sulle alture mi fa camminare”, dove racconti la tua esperienza di malattia da covid che ti ha portato quasi in fin di vita e l’opera della preghiera collettiva rivolta a san Giovanni Battista Scalabrini. Che cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Al risveglio dal coma farmacologico ho sentito di dover fare tre cose, una di queste era scrivere un libro per fare memoria della preziosità dell’esperienza vissuta e per condividere con chi aveva pregato tanto per me il dono straordinario della vita riavuta e ora da ridonare in pienezza. Le altre erano realizzare un pellegrinaggio a piedi da Piacenza a Loreto per ringraziare Maria della mia guarigione prodigiosa e chiedere alla Superiora provinciale di portare tutte le suore della Provincia a Lourdes perché potevamo essere decimate dalla pandemia.

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