Conclusa l’assemblea sinodale a Roma. Uno sguardo al documento di sintesi. La reazione dei vescovi tedeschi

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Sabato 28 ottobre si è conclusa a Roma la prima sessione della XVI Assemblea Generale ordinaria dei vescovi e non vescovi. Dopo un mese di lavori, è stata pubblicata la Relazione di sintesi sintesi Una Chiesa sinodale in missione che si può scaricare qui. Ci sarà ora un anno prima della seconda assemblea. Sarà un anno di ritorno circolare del testo alle chiese locali, per leggerlo, rifletterci sopra, comprenderlo e raccoglierne il riscontro. La prossima sessione del sinodo si terrà a ottobre 2024.

Sintesi documento finale fine prima assemblea sinodale 29.10.2023

Non è ancora stato definito se si procederà con la stessa metodologia. Gli oltre 350 sinodali che hanno partecipato all’assemblea appena conclusa hanno lavorato nella grande sala delle udienze Paolo VI, suddivisi in tavoli rotondi per dodici persone, fra vescovi, religiose, religiosi, laiche e laici. Questa disposizione ha favorito un clima di dialogo e di ascolto secondo il metodo della conversazione spirituale (si veda sotto).

Un momento del Sinodo ©synod.va

Nella Relazione di Sintesi di 37 pagine si legge:

L’Assemblea non è un evento isolato, ma parte integrante e passaggio necessario del processo sinodale. Nella molteplicità degli interventi e nella pluralità delle posizioni è risuonata l’esperienza di una Chiesa che sta imparando lo stile della sinodalità e cercando le forme più idonee per realizzarla”. E ancora che “l’intero cammino, radicato nella Tradizione della Chiesa, si sta svolgendo nella luce del magistero conciliare”.

Il testo evidenzia quindi, oltre al radicamento nella tradizione della Chiesa, quanto il processo sinodale, iniziato da papa Francesco nel 2021, abbia la sua scaturigine dal Concilio Vaticano II:

“Esso (il cammino sinodale) valorizza l’apporto di tutti i battezzati, nella varietà delle loro vocazioni, a una migliore comprensione e pratica del Vangelo. In questo senso costituisce un vero atto di ulteriore recezione del Concilio, che ne prolunga l’ispirazione e ne rilancia per il mondo di oggi la forza profetica”.

Tre sono le parti di questa Relazione di Sintesi: quella sui principi teologici che fondano la sinodalità (Il volto della Chiesa sinodale); sulla missionarietà del Popolo di Dio in forza del battesimo, Tutti discepoli, tutti missionari; la terza investe lo scambio e il dialogo tra le Chiese e il mondo, Tessere legami, costruire comunità.

Proprio perché si tratta di un testo che dà indicazioni e non risposte, la Relazione si articola tre modalità di approccio alle tematiche, ossia convergenze, i punti fermi, di riferimento; le questioni che sono aperte e che necessitano di un approfondimento teologico, pastorale e canonico; infine ci sono le proposte, ossia le possibili piste da percorrere, gli sviluppi possibili del tema, suggeriti ma anche richiesti con “forza e determinazione”.

Per fare una semplificazione: mentre il sinodo tedesco aveva individuato tematiche (4 forum) sulle quali i sinodali hanno scritto e approvato proposte di riforma, questo Sinodo universale invece tratta gli argomenti concreti, per esempio celibato dei preti, la morale sessuale, donne e ministero, inserendoli all’interno delle diverse modalità di riflessione e discernimento (convergenze, questioni, proposte) nella prospettiva di una Chiesa sinodale, ovvero che risponda alle domande: che cosa è a servizio della comunione, partecipazione e missione nella e della Chiesa?

Sottolineare la novità del metodo di lavoro di questo Sinodo è importante perché esso stesso è stato un esercizio di sinodalità (camminare insieme), già a partire dalla disposizione, non gerarchica: dodici persone intorno a tavoli rotondi, certamente in maggioranza vescovi ma con loro c’erano donne, laiche, religiose, c’erano preti, religiosi, laici, tutti membri con diritto di voto. Questa disposizione ha favorito un clima di dialogo e di ascolto secondo il metodo della conversazione spirituale. Tavoli misti quindi, anche per provenienza geografica, accomunati dalla lingua di comunicazione: italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese.

Erano oltre 350 i sinodali raccolti nella grande sala delle udienze Paolo VI. Nelle quattro settimane di lavori del Sinodo si sono alternate discussioni in plenum, le cosiddette Congregazioni generali e i lavori nei gruppi, i Circoli minori. Un lavorare in modo circolare dunque, usando il metodo della conversazione spirituale, caratterizzata da ascolto attento alle ragioni dell’altro. Ogni Circolo minore aveva un facilitatore e ciascun componente aveva a disposizione dei minuti per esporre le proprie riflessioni agli altri. I Circoli minori hanno quindi elaborato testi con riflessioni e domande, rimandati alla Congregazione generale, per poi confluire in un testo finale, dopo diverse sessioni di lavoro.

I temi (Moduli) erano offerti dall’Instrumentum laboris (lo strumento di lavoro, pubblicato il giugno scorso, emerso dalla sintesi dei lavori delle tappe continentali del Sinodo). Il quinto Modulo di lavoro concerneva gli adempimenti conclusivi.

I quattro moduli erano: A – Per una Chiesa sinodale. Un’esperienza integrale; B1 – Una comunione che si irradia. Come essere più pienamente segno e strumento di unione con Dio e di unità del genere umano?; B2 – Corresponsabili nella missione. Come condividere doni e compiti a servizio del Vangelo?; B3 – Partecipazione, compiti di responsabilità e autorità. Quali processi, strutture e istituzioni in una Chiesa sinodale missionaria?


La Chiesa si è per tanto tempo chiamata fuori da tutti i gangli vitali in cui il destino dell’umano era in pericolo. Ora per fortuna siamo in una consapevolezza di Chiesa che sta riscoprendo in maniera poderosa di essere parte dell’umanità e del suo destino e il contributo del pontificato di Francesco è essenziale a questo, (dall’Evangelii gaudium a Laudato si’ fino a Fratelli tutti). La Chiesa non si può chiamare fuori dal destino di umanizzazione dell’umano. Vai a Ma che cos’è questo Sinodo di Antonio Autiero, teologo morale


Soddisfazione della delegazione dei vescovi tedeschi

La delegazione episcopale tedesca al Sinodo (Bätzing, Genn, Meier, Oster e Overbeck)in un comunicato stampa dal titolo „Un Sinodo che crea spazi“ ha espresso soddisfazione per l’assemblea appena conclusa commentando positivamente l’atmosfera di dialogo aperto orientati a creare spazio per il Vangelo, sia nell’insieme della comunità ecclesiastica che nella vita degli uomini: “Sta ora alle Chiese locali, e dunque anche a noi, usare gli spazi aperti dal Sinodo e continuare a lavorare per una Chiesa sinodale, al fine di proseguire i cammini sinodali intrapresi e convertire gli impulsi in riflessioni e azioni concrete che
possano poi confluire, tra un anno, nel Sinodo mondiale del 2024. In tal senso,
la relazione di sintesi presentata ieri sera ci sarà utile in Germania come ulteriore
orientamento che ispirerà il nostro operato in vista del prossimo anno”, hanno
dichiarato i vescovi.

Vescovi tedeschi al sinodo di Roma
Da sinistra, i vescovi, Franz-Josef Overbeck, Bertram Meier, Felix Genn, Georg Bätzing e Stefan Oster

I cinque vescovi tedeschi rappresentano diverse posizioni rispetto al Synodaler Weg, conclusosi lo scorso marzo e quindi, pur con accentuature differenti, è importante leggere che tutti e cinque siano concordi nel sottolineare il valore del Sinodo di Roma.
Ecco in sintesi le dichiarazioni dei vescovi tedeschi nel comunicato.

Mons. Felix Genn, vescovo di Münster

„Di questo evento mondiale ci ha colpito l’opportunità di incontrare così tanti rappresentanti delle Chiese locali. La nuova disposizione dei posti a sedere e il programma, tesi in particolare a valorizzare lo scambio in seno ai Circoli minori, i gruppi di lavoro ogni volta di diversa composizione, hanno creato spazi per un dialogo intenso. Il metodo della ‘conversazione nello Spirito Santo’ ci ha aiutato a porci all’ascolto gli uni degli altri e a cogliere nelle parole e nelle testimonianze dell’altro anche ciò che lo Spirito Santo intende comunicare alla sua Chiesa nel XXI secolo.”

Mons. Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca e vescovo di Limburg

“Il Sinodo ha anche creato gli spazi per rafforzare la partecipazione, come testimonia la
presenza di laici e, specialmente, anche delle donne che per la prima volta hanno partecipato ai lavori con pieni diritti di voto. Nei dibattiti, nei testi presentati e, non da ultimo, nella sintesi acquisisce particolare significato la questione di come la Chiesa può aprire nuovi spazi di partecipazione dei fedeli a tutti i livelli (…).
(Abbiamo) altresì posto all’attenzione sia dei gruppi di lavoro che dell’Assemblea plenaria le esperienze, i temi e le istanze del Cammino sinodale della Chiesa in Germania. Mi ha colpito il fatto che i temi che ci interessano particolarmente a questo Sinodo siano stati espressi in parole da tutti gli altri continenti del mondo“.

Mons. Franz-Josef Overbeck, vescovo di Essen

„In questo Sinodo è emerso più che chiaramente che la questione delle possibilità partecipative per le donne nella Chiesa assume una particolare rilevanza nell’ottica di un miglior coinvolgimento dei fedeli. Può anche essere considerato un buon esempio del fatto che il Sinodo ha dato spazio ai ‘segni dei tempi’ che, secondo la dottrina del Concilio Vaticano Secondo, la Chiesa deve sempre cogliere e interpretare alla luce del Vangelo. (…) È fondamentale in tal senso un concetto dinamico di Tradizione, la cui essenza principale sia trasmettere in modo vivo la fede.”

Mons. Bertram Meier, vescovo di Ausgburg

„La fede ha bisogno di essere inculturata e può dunque essere avvicinata agli uomini
solo se è prossima alla loro vita e alla loro cultura: ciò significa che le concretizzazioni della
vita e dell’operato della Chiesa devono, e possono, essere diverse tra loro in diversi Paesi,
società e situazioni pastorali. Da una parte il Sinodo ha mostrato che ci sono tante questioni concrete che si pongono alle Chiese locali in modo simile in tutte le regioni del mondo, ma ha anche evidenziato che le risposte concrete non possono essere sempre identiche, poiché le differenze e le ‘non contemporaneità’ fanno sì che debbano essere ricercati e sperimentati in modi diversi nuovi percorsi.”

Mons. Stefan Oster S.D.B., vescovo di Passau

“Se ci chiediamo ora a che scopo la Chiesa debba diventare più sinodale, la risposta di questo Sinodo è: per la missione della Chiesa. Una Chiesa sinodale deve essere una comunità irradiante, anche perché tutti sono invitati a percorrere il cammino e a partecipare. Una Chiesa sinodale è vivificata dallo Spirito Santo e vive della missione di rendere presente l’opera redentrice di Gesù nel mondo e per ogni uomo“.


Che cos’è una conversazione spirituale?

La conversazione spirituale comporta ascolto attivo e parlare con il cuore. Sono due pratiche che andrebbero esercitate in ogni discussione perché favoriscono il dialogo, la comprensione reciproca, la conoscenza dell’oggetto del discorrere, consentendo di giungere a una sintesi condivisa. L’ascolto attivo e il parlare con il cuore evitano il rischio del parlarsi addosso, il rischio che le posizioni espresse siano mere contrapposizioni e l’eloquio esibizionista.

Ascolto attivo
• Attraverso l’ascolto attivo, l’obiettivo è cercare di capire gli altri così come sono.
• Ascoltiamo l’altro mentre parla e non ci concentriamo su ciò che diremo dopo.
• Accogliamo, senza giudicare, ciò che l’altro dice, indipendentemente da ciò che pensiamo della persona o da ciò che ha detto. Ogni persona è un esperto della propria vita.
• Dobbiamo credere che lo Spirito Santo ci parla attraverso l’altra persona.
• Accogliere senza pregiudizi è un modo profondo di accogliere l’altro nella sua radicale unicità.
• L’ascolto attivo è lasciarsi influenzare dall’altro e imparare dall’altro.
• L’ascolto attivo è esigente perché richiede umiltà, apertura, pazienza e coinvolgimento, ma è un modo efficace di prendere sul serio gli altri.

Parlare con il cuore
• Questo significa esprimere sinceramente se stessi, la propria esperienza, i propri sentimenti e pensieri.
• Implica parlare della propria esperienza e di ciò che si pensa e si sente veramente.
• Ci assumiamo la responsabilità non solo di ciò che diciamo, ma anche di ciò che sentiamo. Non incolpiamo gli altri per ciò che sentiamo.
• Condividiamo la verità come la vediamo e come la viviamo, ma non la imponiamo.
• Parlare con il cuore è offrire un dono generoso all’altro in ricambio dell’essere stati ascoltati attivamente.
• Questo processo è molto arricchito da una pratica personale regolare di auto-esame orante. Senza un’abitudine al discernimento e alla conoscenza di se stessi e di come Dio è presente nella propria vita, non si può ascoltare o parlare attivamente dal cuore.

(Dal documento sulla conversazione spirituale dal sito: synod.va)