Leggiamo la Bibbia con Simone Paganini. Ma i profeti sapevano davvero prevedere il futuro?

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Il profeta Ezechiele, di Michelangelo Buonarroti Pubblico dominio, commons.wikimedia.org

Anche se comunemente la figura del profeta fa pensare alla previsione del futuro, all’interno dei libri dell’Antico Testamento che vengono definiti “libri profetici”, le visioni del mondo che verrà sono in realtà l’eccezione. E anche quei passaggi che “profetizzano”, in un’accezione moderna, trattano di visioni più o meno simboliche di epoche escatologiche o messianiche oppure di cosiddette profezie “ex eventu”, vale a dire il testo viene “retrodatato” e descrive in un futuro prossimo avvenimenti accaduti nel passato.

Il profeta dell’Antico Testamento è in primo luogo una persona che rende testimonianza di un incontro personale con il divino.

Il termine più comune per indicare queste persone in ebraico è nabi’ un vocabolo che significa colui che è chiamato a gridare” la traduzione del termine in greco ha un significato simile: prophétes è colui che si fa voce di Dio di fronte al popolo.

Tra i numerosi personaggi che vengono definiti profeti nell’Antico Testamento – Abramo, Mosè, Samuele, Elia, Eliseo etc. – ve ne sono anche 15 di cui è stato tramandato un testo scritto che ne porta il nome: Isaia, Geremia Ezechiele, i cosiddetti profeti maggiori, e Osea, Amos, Gioele, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, i dodici profeti minori. La definizione “maggiore” o “minore” non è da intendere in senso di importanza ma fa solo riferimento alla lunghezza del libro biblico a loro attribuito.

Nessuno di questi personaggi è storicamente esistito; i nomi altamente simbolici fanno piuttosto riferimento a scuole di pensiero facenti capo a un maestro spirituale la cui biografia non è più ricostruibile.

Questo piccolo gruppo di libri profetici è quello che ha avuto però il più grande influsso, anche se si deve considerare che l’attività profetica nel mondo dell’Oriente Antico era una cosa abbastanza diffusa. Sia nei templi, ma anche a corte dei re, il profeta era una specie di consigliere che con questa sua attività si guadagnava da vivere. La Bibbia ne parla come di “falsi profeti”. Normalmente questi personaggi a libro paga del re o del sacerdote prevedevano il futuro sotto forma di oracoli o visioni, ma in un modo che si lasciava difficilmente smentire dagli eventi, un po’ come gli oroscopi moderni. Ma ciò non di solito non rappresentava un problema poiché i destinatari di questi oracoli sapevano perfettamente che si trattava di una forma di propaganda volta a sostenere coloro che l’avevano finanziata.

Dei profeti biblici invece sono tramandate parole che li identificano come voci critiche del potere, voci di opposizione. A differenza dei profeti di corte o di quelli dipendenti dai templi, si tratta di personaggi solitari, legittimati unicamente dalla loro vocazione. Nella loro attività si fanno voce dei poveri, degli oppressi e soprattutto della vera divinità che guida la storia del popolo d’Israele. In questo ruolo sono spesso vittime di offese, oltraggi e anche persecuzione. La loro storia è fondamentalmente la storia dei loro fallimenti.

Un motivo di questa situazione è molto probabilmente dato dal fatto che questi profeti non prevedevano il futuro, ma piuttosto si facevano interpreti critici del presente. In nome di Dio denunciavano soprusi sociali, chiamavano alla conversione e predicavano disgrazie e sventure nel caso la situazione non fosse cambiata. La loro parola profetica era estremamente concreta per il loro tempo, ma anche talmente esemplificativa e paradigmatica da essere attualizzabile anche in altre epoche, fino a oggi, e mantenere un significato invariato.

E se la ricerca scientifica del secolo scorso si è fondamentalmente concentrata a ricercare le parole autentiche dei profeti, oggi è chiaro, che queste parole non solo non possono essere ricostruite, ma anche che una tale ricostruzione non serve. Infatti la particolarità della profezia biblica non è nell’avere predetto un futuro ma di essere riuscita a formulare un messaggio talmente significativo che anche oggi, a più di 2.500 anni di distanza, è ancora profondamente attuale. Un vero profeta – sia nella Bibbia, come nella società anche moderna – non è una specie di mago, che grazie a strane pratiche riesce a prevedere ciò che accadrà, ma uno spirito critico che non può fare altro che farsi voce degli oppressi.