Come cambieranno le comunità cattoliche italiane. Diocesi di Mainz.

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La chiesa di Sankt Emmeran, MCI Mainz ©Di Symposiarch - commons.wikimedia.org

Le tappe del Pastoraler Weg fino al 2030 – Tutte le diocesi stanno in questi anni riscrivendo le strutture delle parrocchie e anche delle comunità cattoliche di altra madrelingua. Questi processi di cambiamento si concluderanno nel 2030. Ciascuna diocesi ha un cammino autonomo e sta attuando soluzioni adatte alle proprie specificità. Tuttavia ci sono tratti che accomunano queste riorganizzazioni: la diminuzione del numero delle parrocchie, la creazione di spazi pastorali, Pastoralräume, nei quali saranno inserite le comunità di altra madrelingua, ossia le missioni o comunità cattoliche italiane. Riportiamo le tappe del Pastoraler Weg della diocesi di Mainz, a cura di don Marek e Teresa Sepe della locale missione italiana, pubblicate sul periodico della missione, La Ruota. 


1.Mons. P. Kohlgraf ci invita a “osar vivere con più coraggio!” (Mehr leben wagen). Il vescovo di Mainz lo fa aprendo la seconda fase del Pastoraler Weg (PW) diocesano inaugurato nel 2019. A Pasqua del 2022 egli ha aperto 46 zone pastorali (Pastoralräume) che sostituiscono la rete delle parrocchie esistenti fino ad ora. Alle nuove zone appartengono poi altre istituzioni cattoliche presenti sul territorio, ad esempio asili, scuole, cappelle, centri di Caritas, opere gestite dai religiosi o dalle associazioni cattoliche, ecc. Ne fanno parte anche le comunità di altra madrelingua. Si tratta di una realtà nuova creata in risposta alle sfide attuali. La sua realizzazione necessita di grande coraggio.

2. Obiettivo da realizzare. La fondazione delle zone pastorali mira a creare delle nuove realtà di animazione della vita cristiana, fondata su una rete di collaborazione tra le parrocchie precedenti e altre realtà cristiane presenti sul territorio. Ma bisogna stare attenti a non banalizzare. Riunificare un numero di organismi già esistenti non è un modo per risparmiare denaro oppure per risolvere il problema della diminuzione dei credenti e dei sacerdoti. È invece una via per mantenere alta la vitalità e il significato di queste realtà, rafforzando la condivisione di fede, vita, personale e risorse tra di loro e con la popolazione locale. Lo scopo del PW è quindi che le nuove zone pastorali, grazie a una rete di collaborazioni interne, abbiano una rilevanza cristiana simile a quella delle parrocchie del passato.

3. Il calendario della seconda fase del PW. Pasqua 2022: mons. Peter Kohlgraf ha istituito le 46 zone pastorali. Sono entrate in vigore le norme riguardanti il loro funzionamento e sono stati consegnati i sussidi di lavoro. Il 27 aprile 2022 si sono radunati operatrici e operatori pastorali della diocesi per iniziare da maggio a camminare assieme e fondare la rete delle collaborazioni nelle nuove zone pastorali. Seconda parte del 2022: costituzione delle conferenze pastorali, partenza delle varie consulenze e formazione specifica dei team pastorali. Ogni zona pastorale dovrà fondare il lavoro in rete al suo interno e preparare la fondazione della nuova parrocchia. Tra il 2024 e il 2029 verranno fondate 46 nuove parrocchie basate sulle attuali zone pastorali. La conclusione del PW è prevista per l’anno 2030.

4. I punti cruciali del cammino. Le nuove zone pastorali ereditano un ricco patrimonio presente sul loro territorio. Ne fanno parte i fedeli delle comunità provenienti da diversi paesi e culture, fieri delle proprie tradizioni e forti dei loro modi di vivere la fede e organizzare la pastorale. Parte del patrimonio sono anche gli edifici, tra cui le chiese, cappelle, sale, asili, uffici sparsi su tutto il territorio. La zona pastorale eredita anche tutti i problemi religiosi, spirituali e sociali della relativa popolazione. Tutto questo pone davanti ai responsabili e alla comunità che ci vive alcune domande importanti. Esse richiedono risposte concrete e coraggiose. Dove e come nella nostra zona vogliamo celebrare le S. Messe o proporre altre forme di culto e di celebrazione dei sacramenti? Useremo tutte le chiese? Ne faremo uso tutti i giorni? Come faranno gli italiani residenti fuori Mainz ad usufruire dei servizi pastorali dei sacerdoti di lingua italiana? Quali sono le proposte che faremo per trasmettere la fede e quale sarà la preparazione ai sacramenti (catechesi)? La preparazione ai sacramenti dovrà essere centralizzata (in un posto della zona) o decentralizzata (in diversi luoghi)? Dobbiamo assicurare la catechesi in diverse lingue? Come possiamo sostenerci e rafforzarci a vicenda per poi aiutare coloro che hanno bisogno del nostro aiuto (diaconia)? Quali sono i bisogni sociali della zona? E per farne fronte, di quali istituzioni e di quali coordinamenti abbiamo bisogno? Come possiamo gestire in modo responsabile la nostra comune proprietà? Ci servono tutti gli edifici che abbiamo? Tutti gli uffici? Avremo bisogno di tutte le chiese? È possibile mantenerle tutte? Come possiamo adattare il nostro patrimonio edilizio alle nuove proposte e possibilità pastorali? Come organizzare il lavoro dell’amministrazione in modo che funzioni bene e sia utile a tutti? Ci vorrà un ufficio centrale della zona o dobbiamo tenere aperti tutti gli uffici parrocchiali di prima? Con un ufficio centralizzato, come potranno funzionare le comunità di altra madrelingua? Come impostare la contabilità della zona perché rispecchi i bisogni dei suoi molteplici componenti?

5. Guida e animazione del PW nella zona pastorale. Tutte le domande restano aperte e spetta alla comunità di ogni zona trovare le risposte e stabilire il proprio ritmo di discernimento. Ogni zona sarà guidata da un leader responsabile (Leiter) affiancato da un coordinatore e da un team pastorale (gruppo direttivo, équipe pastorale). Il responsabile sarà coadiuvato dal Consiglio parrocchiale (Pfarreirat) e dal Consiglio amministrativo (Kirchenverwaltungsrat – KVR). In ogni zona pastorale sarà costituita la conferenza della zona pastorale a cui apparterranno tutti gli operatori pastorali impiegati della diocesi, nonché i rappresentanti volontari membri dei consigli parrocchiali delle comunità esistenti prima della Pasqua 2022, ed anche i rappresentanti del Consiglio dei giovani. I membri della conferenza lavoreranno in assemblea plenaria o nei gruppi di lavoro progettuale focalizzati su: la gestione delle strutture materiali (beni materiali, ufficio amministrativo, edifici), la pastorale (liturgia, messe, catechesi, pastorale sociale) oppure, secondo le caratteristiche proprie della zona, anche su altri temi, come la pastorale giovanile, famigliare e della terza età. Inoltre, in ogni zona pastorale ci sarà un team che curerà la dimensione spirituale del PW e un altro team che si occuperà delle pubbliche relazioni. Dopo la fondazione delle nuove parrocchie, i gruppi di lavoro progettuale saranno sostituiti dai comitati parrocchiali, che seguiranno le singole attività pastorali di ogni nuova comunità. Fino al 2024, parallelamente alle strutture di governo e di animazione delle nuove zone, continueranno ad operare i consigli parrocchiali e pastorali del precedente mandato (dal 2019).

6. La Comunità Cattolica Italiana all’interno del PW. Nel momento della fondazione delle 46 zone pastorali, la comunità cattolica italiana è entrata a far parte della zona pastorale Mainz-City, che comprende le parrocchie di Duomo, St. Ignaz, St. Peter, St. Quintin, St. Stephan, Liebfrauen, St. Bonifatz, St. Joseph, Heilig Kreuz, St. Alban, S. Rochus (Unikliniken), nonché le comunità: croata, italiana, polacca, portoghese e spagnola. La nostra zona appartiene alla nuova regione Rheinhessen della Diocesi di Mainz. Il responsabile della zona Mainz-City è Pfr. Thomas Winter (attuale parroco di St. Peter-St. Stefan-St. Ignaz). Il coordinatore della zona è Pater Ralf Sagner OP. Alla conferenza pastorale della zona appartengono d’ufficio don Marek e don Zbigniew e, come volontari della MCI, Alfio Amenta (Presidente CP) e Veronica Rondinelli (Segretaria CP). Il primo incontro della conferenza si è svolto il 12 ottobre 2022.

7. Condizioni per “osare vivere con più coraggio”. L’istituzione ufficiale delle zone pastorali e degli organismi di animazione non potrà da sé renderci più coraggiosi nel vivere la fede e affrontare le sfide di oggi. Questo richiede un cambiamento di mentalità. Papa Francesco, aprendo il Sinodo universale della Chiesa, ha indicato tre atteggiamenti necessari per “osare vivere con più coraggio”. Il primo è di rendere la sinodalità lo stile ordinario di vita delle nostre comunità. Non si tratta di “fare un’altra Chiesa, ma una Chiesa diversa. Incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare.” Il secondo è saper ascoltare. Dobbiamo diventare “una Chiesa dell’ascolto. Dobbiamo prenderci una pausa dai nostri ritmi, arrestare le nostre ansie pastorali per fermarci ad ascoltare. Ascoltare lo Spirito nell’adorazione e nella preghiera. Quanto ci manca oggi la preghiera di adorazione! Tanti hanno perso non solo l’abitudine, ma anche la nozione di che cosa significa adorare.” Il terzo infine è la vicinanza. “Lo stile di Dio è vicinanza – dice il papa – compassione e tenerezza. Se non si arriverà a questo, non potrà esserci la Chiesa della vicinanza. Non solo a parole, ma con la presenza. Una Chiesa che non si separa dalla vita, ma si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori affranti con il balsamo di Dio.”
(A cura di don Marek e Teresa Sepe). Testi: Francesco, Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale, Roma 9.10.2021, www.vatican.va; Handreichung für die zweite Phase des Pastoralen Weges in den Pastoralräumen, Bistum Mainz, Ostern 2022.