Libri: L’Anticoncilio del 1869

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L’Anticoncilio del 1869 a Napoli: che cosa è stato? Perché c’è stato? – Mentre a Roma l’8 dicembre 1869 si apriva il Concilio Vaticano I, a Napoli si riuniva l’Anticoncilio, un’assemblea che radunò le menti liberali e progressiste dell’Italia risorgimentale. Il libro L’Anticoncilio del 1869. Donne contro il Vaticano I parla di questo episodio poco conosciuto ma significativo anche per la presenza di molte donne (185) e si sofferma su alcune di loro: le sorelle Enrichetta e Giulia Caracciolo, Cristina Trivulzio ed altre. Il libro, a cura di Adriana Valerio, storica e teologa napoletana, impegnata nella memoria delle donne nella Chiesa, insieme ai contributi delle studiose Angela Russo (Le donne e l’Anticoncilio), di Nadia Verdile (Enrichetta Caracciolo, da monaca benedettina a libera pensatrice) e della teologa Cristina Simonelli (Per la testimonianza del Vangelo. L’opposizione al Vaticano I come fedeltà alla tradizione), fa emergere ritratti di donne, consapevoli che la testimonianza al Vangelo e l’aderenza ad esso passano attraverso il diritto all’istruzione e alla parità fra uomini e donne:

“Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!” (Trivulzio, 1866)

L’Anticoncilio di Napoli fu organizzato dal napoletano Giuseppe Ricciardi, deputato democratico radicale. Durò soli due giorni, poi la polizia fece chiudere l’assise. Ma all’appello risposero diverse personalità del mondo della cultura internazionale, fra cui Victor Hugo. Ricciardi voleva riunire i liberi pensatori in un progetto civile e culturale ma che fosse anche “una istanza di riforma ecclesiale” (pag. 84). Sulle donne Ricciardi scriveva nel 1870: “La donna deve essere liberata dagli ostacoli che la Chiesa e la legislazione oppongono al suo intero sviluppo”. Ma perché chiamare un Anticoncilio in opposizione al Concilio della Chiesa di Roma? Da quale contesto papa Pio IX chiama il Concilio ecumenico dei vescovi cattolici? L’impresa dei Mille era compiuta, l’Italia era appena nata ma non era ancora completa. La presa di Roma ci sarà nel 1870 e segnerà la fine del potere temporale del Papato. In quella vivace temperie culturale, di realizzazione dell’ideale risorgimentale di una Italia unita, l’8 dicembre del 1869, papa Pio IX apre il Concilio Vaticano I, dal quale uscirà il dogma dell’infallibilità del papa e che porterà alla spaccatura che darà vita alla Chiesa veterocattolica in rifiuto del dogma. Il Concilio ebbe vita breve perché gli avvenimenti drammatici dell’anno successivo, la Presa di Porta Pia interruppero i lavori conciliari nell’ottobre del 1870. Il Concilio di Pio IX sancì una stagione della Chiesa che voltò le spalle all’epoca moderna, sposando l’ultramontanismo, che univa al “centralismo romano una posizione antilluministica e antimoderna”. Qualche anno prima papa Pio IX aveva pubblicato in appendice alla sua enciclica Quanta cura il Sillabo l’elenco degli errori moderni. Dal libro L’Anticoncilio del 1869 si levano le figure Cristina Trivulzio, di Giulia ed Enrichetta Caracciolo e delle altre, come la poetessa Laura Battista, donne consapevoli che la libertà di coscienza, il diritto alla formazione, alla cultura sono strumenti di libertà ed emancipazione anche da rigide posizioni ecclesiastiche, come testimonia la travagliata esistenza di Enrichetta Caracciolo, costretta a farsi monaca di clausura. Un libro di storia, di storia della Chiesa, una pagina di storia risorgimentale, pubblicato in concomitanza con l’apertura del Sinodo universale 2021, che si proietta al futuro con lo sguardo sulla Chiesa di Cristo, cammino e meta come scrive Cristina Simonelli, nel saggio conclusivo, “che non tollera confinamenti e denuncia la fragilità degli stessi confini” e che nella “dialettica fra continuità e innovazione “la questione femminile assume un ruolo importante” (pag.83).