L’azione sociale di san Scalabrini e ACLI Germania

381

24 giugno 2023 – Convegno a Stoccarda su san Scalabrini e la nuova mobilità – Il prossimo 24 giugno si svolgerà a Stoccarda un convegno dedicato all’attualità del pensiero e dell’opera di san Giovanni Battista Scalabrini. Il convegno si inserisce in una serie di iniziative dedicate a san Scalabrini e alla sua opera che si protrarranno fino a ottobre (si veda sotto il programma), mese in cui ricorre il primo anniversario della sua canonizzazione (9 ottobre 2022). A Stoccarda e zone limitrofe sono presenti padri scalabriniani, suore e laiche scalabriniane e le ACLI. Ne parliamo con Pino Tabbì, coideatore e organizzatore del convegno, presidente ACLI Germania.

(di Paola Colombo)

Perché le ACLI Germania hanno voluto un convegno su Giovanni Battista Scalabrini?
Il convegno non è un’iniziativa solo delle ACLI Germania, ma nasce da un incontro tra me e Cesare Ghirardelli, presidente dell’Associazione Emilia-Romagna di Stoccarda che, toccato dall’esperienza di suor Giuliana Bosini, chiede come poterla far conoscerla. Da questo primo approccio sviluppiamo l’idea del convegno su Scalabrini coinvolgendo padre Daniele Sartori, scalabriniano e direttore della Comunità Cattolica di San Giorgio. Il consenso sul convegno si allarga e nasce l’idea di mettere in atto una serie d’iniziative per celebrare la figura di San Scalabrini. Le ACLI hanno voluto questo convegno per due motivi. Il primo è che noi ci sentiamo legati al messaggio e all’opera di San Scalabrini nei confronti dell’emigrazione. Scalabrini è stato il primo a riconoscere che i migranti avevano bisogno di tutele, assistenza, accompagnamento spirituale, crescita professionale. È questo, quello che anche le ACLI hanno fatto e stanno facendo in quasi sessant’anni di presenza in emigrazione. Quando il nostro Patronato nel 1956 ha aperto le sedi di Colonia e Stoccarda non era certamente per fare pratiche di pensione o degli assegni famigliari. Allora le condizioni dei nostri immigrati in Germania non differivano molto da quelle di chi era arrivato in America nei primi del ‘900, dove si sviluppa tutta l’opera di assistenza degli scalabriniani. In tutta la loro storia le ACLI Germania hanno sempre agito per la crescita culturale, professionale e spirituale dell’emigrazione italiana. San Scalabrini è definito “un santo sociale”. Le ACLI da sempre fanno “azione sociale”! A san Scalabrini ci unisce l’essere dalla parte della gente migrante! Il secondo motivo è legato alla mia persona. Gran parte della mia vita lavorativa nelle ACLI è stata vissuta in stretto contatto con i padri e le suore scalabriniani di Stoccarda. Un contatto sia di posto di lavoro – eravamo, ACLI e Missione Cattolica – nella stessa casa, la Mörikestr. 5 di Stoccarda – sia personale. Progetti e iniziative in comune mi hanno permesso di apprezzare e conoscere lo spirito che anima gli/le scalabriniani/e nell’accompagnamento spirituale della comunità. Per quasi un decennio ho collaborato come vice presidente del consiglio pastorale di Waiblingen con padre Sandro Rossi – che considero il mio padre spirituale – nella missione.

Scarica il programma del convegno: Scalabrini_Programma_Convegno_24.06.2023_

Qual è l’attualità dell’approccio di Scalabrini all’emigrazione (che oggi chiamiamo mobilità)?
Per definire l’attualità dell’approccio di Scalabrini all’emigrazione riporto qui due citazioni di san Scalabrini – riprese da un articolo di Franco Valenti, relatore al convegno, apparso su “Settimana News” – che rendono rispondono molto bene alla domanda. La prima si può applicare all’attuale situazione dell’immigrazione che si vive nel Mediterraneo. Scalabrini denunciava «l’emigrazione indotta da agenti di emigrazione senza scrupoli, veri sensali di carne umana» e favorì la nascita nel porto di Genova di un luogo in cui i migranti potessero trovare aiuto e informazioni in modo da evitare «che gli agenti dell’emigrazione spogliassero il povero emigrante prima in Provincia, poi al Porto e infine sulla nave». La seconda citazione di Scalabrini dice: «l’emigrazione non è un piacere, ma una necessità ineluttabile, “una estrema ratio”, ma anche che emigrare è un diritto naturale: «Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali, e, più di tutti emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso le catastrofi, verso la meta ultima, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio ne’ cieli». Quella che noi oggi chiamiamo “nuova mobilità” degli italiani può essere vista come il diritto naturale ad emigrare per scoprire nuovi orizzonti, realizzare sogni e progetti, affrontare nuove sfide… ed avere la possibilità di ritornare, se si vuole. Ma le “nuove mobilità”, in verità, sono il segno della crisi del nostro sistema produttivo, – mi riferisco all’Italia – della mancanza di lavoro nel nostro Paese che porta così tanti giovani a cercare lavoro all’estero ripercorrendo, seppure con caratteristiche diverse, le strade già percorse nel passato da milioni d’italiani.

Il Baden-Württemberg con Stoccarda è ancora oggi un territorio di forte immigrazione? Che segno ha lasciato e lascia la presenza di padri scalabriniani, di suore e laiche scalabriniane?
Il Baden-Württemberg – in particolare la circoscrizione consolare di Stoccarda – vede ancora oggi una continua immigrazione. Attualmente vivono nella circoscrizione consolare di Stoccarda ca. 194.000 italiani. La presenza dei missionari scalabriniani, delle suore e delle laiche scalabriniane è sempre stata una caratteristica delle Missioni di Stoccarda, Ludwigsburg e Waiblingen. Oggi, purtroppo, i padri sono presenti solo a Stoccarda e alcune suore a Ludwigsburg e Waiblingen. Durante il convegno ci saranno due testimonianze, quella di suor Giuliana Bosini che ha operato per molti anni presso la CCI di Ludwigsburg e quella di Margret Bretzel, delle Missionarie Secolari Scalabriniane, che da anni operano nella comunità italiana di Stoccarda. Saranno queste due esperienze a far capire, ad evidenziare l’importanza dell’impegno e servizio che la congregazione scalabriniana mette in atto nelle comunità.

In che modo l’associazionismo può sostenere la comunità italiana che è fatta anche di nuova mobilità? È necessario un approccio più trasversale da parte delle associazioni, delle Acli, per stringere alleanze con altre realtà associative, istituzioni, comunità cattoliche, per generare e realizzare progetti per la comunità italiana?
È indiscusso che da molti anni il mondo delle “associazioni nazionali dell’emigrazione”, fatto da circoli, tesseramenti, congressi – che sono state e sono però vere palestre di esercizio della democrazia – sono in forte crisi. Ma non dimentichiamo che attraverso l’associazionismo i cittadini italiani residenti all’estero hanno definito la loro appartenenza culturale e la loro identità in una positiva sintesi con le altre culture incontrate. Il mantenimento delle tradizioni – culturali, religiose, gastronomiche -, di modi di vita, hanno anche apportato un contributo importante alla crescita dei paesi di accoglienza e ampliato le relazioni di questi paesi con l’Italia. Per riconquistare forza e slancio l’associazionismo, abbandonando autoreferenzialità e presunzioni italocentriche, deve riscoprire i suoi valori fondanti, la solidarietà come legame basilare tra le persone, il senso civico e la responsabilità collettiva per una società più solidale e per la partecipazione democratica, l’apertura e la capacità di ascolto e di relazione, la disponibilità alla “contaminazione” interculturale. Dobbiamo riconquistare una profonda consapevolezza del nostro proprio ruolo ed essere capaci di innovare e di porci in discussione aperta. Aprirci alla realtà circostante e questo significa, come sottolinei tu nella domanda, la necessità di stringere alleanze con i diversi soggetti che operano in emigrazione, creare rete con le istituzioni locali, creare progetti sovranazionali che permettano la “contaminazione” con le altre realtà dell’emigrazione e della società d’accoglienza. Le ACLI Germania sono avviate in questa direzione e queste celebrazioni per san Scalabrini ne sono un evidente esempio.

Pino Tabbì, presidente ACLI Germania

Come si concretizza questa impostazione?
Nelle nostre realtà regionali molti tesserati dei circoli sono soggetti attivi nelle comunità cattoliche locali. In progetti come “Vivere e lavorare in Germania” si collabora con le massime istituzioni operanti nel mondo del lavoro per agevolare l’inserimento al lavoro dei connazionali. Con il FIZ – Frauen Information Zentrum (un centro di assistenza alle donne della chiesa evangelica) stiamo collaborando nel progetto “Ti Ascolto” sportello di ascolto e consulenza psicologica per donne. Da sempre collaboriamo con la KAB (Katholische Arbeitnehmer-Bewegung) e la Betriebsseelsorge e altre istituzioni in progetti europei. È quasi obbligatorio per il futuro, dover e sapere fare rete, solo così si potrà sostenere quella parte di vecchia e nuova emigrazione che spesso si trova in difficoltà. Tutto questo deve però svolgersi nel rispetto e nel riconoscimento dei ruoli e delle competenze di ogni soggetto partecipe.


Si segnala per il prossimo 17 giugno il convegno organizzato dalle ACLI su „Lavoro dignitoso e contrasto allo sfruttamento“, ore 16:00 presso la sala dell’Istituto Italiano di Cultura, Kolbstr. 6, 70178 Stuttgart.

Pino Tabbì, presidente ACLI Germania: Oggi esiste una brutta frattura tra chi ha un lavoro e chi non lo ha, tra chi ha un lavoro retribuito giustamente e chi no, chi ne ha uno sicuro e chi no. È necessario e urgente ridare dignità al lavoro!

Il mercato del lavoro tedesco attira ogni anno migliaia di uomini e donne dall’Italia e da tanti altri paesi europei in cerca di un’occupazione sicura e remunerata. Non sempre però le aspettative di chi parte si realizzano. In Germania esiste un mondo del lavoro parallelo, una sorta di zona grigia, dove regole e leggi vengono ignorati. Tantissime sono le richieste di aiuto o di consulenza perché i diritti basilari dei lavoratori vengano rispettati. Quali sono i settori lavorativi più colpiti da situazioni di sfruttamento? Come difendersi? Quali istituzioni possono aiutare?

Come Movimento di lavoratori cristiani vogliamo testimoniare che insieme dobbiamo cercare di ridare dignità al lavoro: come mezzo di sostentamento, come servizio alla comunità, come relazione tra uomini e donne del nostro tempo.

Scarica il programma: ACLI_TavolaRotonda-LavoroDignitoso-1


Leggi anche:

Acli Germania, Tabbì: „Le ’nuove mobilità‘ possono fare molto“