Catechesi ai tempi della pandemia

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Desidero condividere con voi alcuni pensieri sulla catechesi e sull’essere catechista nel periodo straordinario che stiamo vivendo in tutto il mondo. La pandemia del coronavirus e le restrizioni che porta con sé, distanziamento, mascherina, mancanza di spazio ecc. sicuramente non
giovano alla situazione difficile della chiesa di oggi. Una chiesa che „soffre“ già il cambiamento della società e la mancanza d’interesse – e forse di più, di fiducia – del proprio popolo.
Come possiamo allora annunciare la bellezza del messaggio di Gesù pur avendo queste difficoltà?


di Raffaele Garofalo, catechista nella MCI di Colonia e rappresentante dei giovani nel
Consiglio di Delegazione.

Raffaele Garofalo


Ripartire da Gesù

Durante il congresso internazionale sulla catechesi nel 2013 Papa Francesco ci invita a ripartire da Gesù, cioè ad avere una relazione intima, vera ed autentica con lui, prima di poter trasmettere la fede agli altri. „Stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da lui!“. È essenziale nutrirsi dell’amore prima di poter predicare l’amore. Da lì inizia il secondo step: incontrare l’altro. La catechesi è un cammino di fede che dura tutta la vita e che va vissuto in comunità. Essere catechista non vuole dire preparare delle persone al prossimo sacramento, ma significa accompagnarli nel cammino difficile della fede. La risposta più efficace alla domanda sta proprio nell’autenticità del comportamento di ogni catechista. Cioè di ogni membro della Chiesa sia essi un ordinato o un laico.
Voglio farvi un esempio sull’importanza dell’autenticità di comportamento. Come forse avete potuto leggere su vari giornali gli appuntamenti per uscire dalla Chiesa nella diocesi di Colonia sono tutti
esauriti fino ad aprile. Questo boom di appuntamenti è causato sopratutto dalla mancanza di fiducia nei confronti dell’istituzione Chiesa. Le parole non corrispondono ai comportamenti. Una chiesa che predica in un modo ma si comporta nel modo diametralmente opposto non evangelizza o meglio non
aiuta a coltivare la fede nelle persona ma allontana chi è debole nella fede. La pandemia è una ulteriore sfida che però offre anche delle opportunità per essere più creativi nel cammino di fede. In mancanza della relazione interpersonale con presenza fisica, la pandemia del coronavirus amplifica
l’esigenza di individuare un nuovo linguaggio per la catechesi.

Cercare un linguaggio attuale

Un linguaggio attualizzato ai tempi odierni. Aiutati dai mezzi tecnologici per la trasmissione dei contenuti. La vita dei giovani oggi si svolge nei social, un mondo trascurato dalla catechesi. Il mondo digitale ci offre la possibilità di mostrare vicinanza anche se non possiamo essere vicini fisicamente. Ci sono missioni che hanno iniziato a fare il live streaming delle Messe, della preparazione ai sacramenti su Zoom, invogliando anche la partecipazione dei genitori, componente fondamentale per la trasmissione della fede. Non tutto il male viene per nuocere. Dobbiamo essere capaci di cogliere questa occasione. Voglio concludere questa riflessione ad alta voce con l’incoraggiamento di Papa Francesco: „Cari Catechisti, vi chiedo di non perdere entusiasmo. Come gli artigiani, anche voi siete chiamati a plasmare l’annuncio con creatività. Non credete allo scoraggiamento e allo sconforto. Puntate sempre in alto, sostenuti dalla misericordia del Padre„.


Dall’incontro in videoconferenza delle catechiste e dei catechisti lo scorso 12 febbraio sono usciti il desiderio e la necessità dei partecipanti, oltre cinquanta, di fare più rete, di collaborare di più con lo scambio di informazioni e di materiale per la catechesi.

Questi sono le cose da realizzare:

  • creare mailing list per gruppi di catechesi per lo scambio di informazioni e l’incontro: catechesi per bambini, catechesi per ragazzi e giovani, catechesi per adulti.
  • creare una piattaforma cloud per raccogliere e scambiare materiale.

Si invitano le catechiste e i catechisti che non l’abbiamo già fatto a inviare la loro mail a

udep@delegazione-mci.de

(Udep-Paola Colombo)