Quando era in corso nella Chiesa tedesca il Sinodo, Synodaler Weg, alcuni detrattori usavano l’argomento della democrazia per screditarlo, ossia il sinodo tedesco veniva definito troppo democratico e la democrazia non è una categoria che attiene alla Chiesa. Questa discussione ha avuto il merito di mettere il luce alcuni aspetti del sistema democratico quali la ricerca del consenso e il governo della maggioranza dai quali la Chiesa sinodale si distanzia: non cerca consenso né è il governo della maggioranza.
Questi due aspetti citati peraltro non costituiscono il cuore della democrazia.
Che cosa sia democrazia e che cosa invece essa abbia a che fare con la sinodalità ce lo ha ricordato in questi giorni il vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, in occasione delle celebrazioni per la festa del patrono cittadino, sant’Abbondio, a fine agosto: la democrazia come forma sinodale di organizzazione sociale.
Riportiamo qui parte delle sue riflessioni pubblicate su Sir: Camminare insieme. Per una città più sinodale“:
Diversi i punti dell’intervento del cardinale Cantoni:
- Il Sinodo come esperienza ecclesiale.
- Il Sinodo come profezia sociale.
- Per una Città sinodale.
Cardinale Oscar Cantoni: „Non si tratta di entrare in dinamiche che non sono di competenza della Chiesa, ma di esercitare quell’amore politico che è per tutti un dovere. Un contributo di pensiero e di azione per il bene comune, che qualcuno chiama carità intellettuale. […] La democrazia esprime a livello civile, un desiderio di camminare insieme come popolo, un modo di vivere basato sulla responsabilità sia individuale sia comunitaria. È, quindi, una forma sinodale di organizzazione sociale, impegnativa ed esigente per tutti. Richiede, infatti, che ogni persona si senta, in quanto cittadina, appartenente a una comunità e per questo corresponsabile della sua edificazione. La democrazia rappresenta anche un’esigenza di giustizia, non tanto perché tutti possiedono una parte di potere, ma piuttosto perché ognuno è chiamato ad abbandonare una visione individualista e a ragionare in termini di comunità”.
“La democrazia vive di atteggiamenti e regole, formali e sostanziali, poste a tutela del bene di tutti e che sottraggono ogni potere al rischio dell’abuso. In ogni società è inevitabile il contrapporsi di visioni, idee e interesse di parte. Il meccanismo democratico non evita questo conflitto, ma lo gestisce in forme di confronto e di dialogo rispettoso e civile. Ecco perché, come recita anche la nostra Costituzione, la democrazia ripudia la guerra (art. 11). Non è la guerra, infatti, lo strumento per risolvere le controversie, perché da essa tutti escono sconfitti. Le guerre non sono solo quelle vergognose di invasione e di attacco ai popoli, ma esse covano anche tutte le volte che tra noi rinunciamo al dialogo e all’ascolto. Anche nelle dinamiche di una città e di un territorio dobbiamo avvertire il bisogno di costruire la pace, attraverso relazioni sincere, buone e rispettose con tutti, anche con chi la pensa in modo opposto a noi”.






