Friburgo, 12 luglio 2025 – Un cammino di fede e di comunità per il Giubileo della Speranza.
– Di Sara Strazimiri*
In vista del grande Giubileo del 2025 a Roma, impossibile da raggiungere per molti, le comunità cattoliche italiane del sud-ovest della Germania hanno voluto ritrovarsi qui, nella splendida città di Friburgo, per vivere una giornata di pellegrinaggio come percorso di rinnovamento interiore e di speranza.
Anche noi, della comunità cattolica italiana di Mannheim, eravamo presenti.
Siamo arrivati al Münster (Cattedrale) di Friburgo alle 9:30: un rapido saluto, una prova canti guidata dal nostro parroco don Salvatore alla chitarra e subito si percepiva nell’aria qualcosa di speciale. Attorno a noi l’abbraccio caloroso delle altre comunità italiane; tra i sorrisi, le strette di mano e gli abbracci, si avvertiva una corrente di emozioni sincere.

Nonostante il numero dei partecipanti non fosse molto grande, era comunque significativo e, grazie alla temperanza italiana, perfino alcune persone tedesche si avvicinavano incuriosite, unendosi a noi per partecipare. Intorno a me sentivo un’ondata di emozioni positive, come una sensazione di energia diffusa.
Ai primi tre colpi di campana ci siamo messi tutti in piedi: la messa aveva inizio, presieduta dal S.E. Monsignor– o come dicono i tedeschi, il Weihbischof Peter Birkhofer che, con grande delicatezza e in segno di fraternità, ha scelto di celebrarla in italiano, pur consapevole delle sue difficoltà con la nostra lingua.
La sua omelia è stata pronunciata in tedesco, ma arricchita da parole chiave in italiano: Speranza, prima fra tutte.
«Tutti sperano e tutti abbiamo bisogno di questa speranza» diceva il vescovo. «Non lasciamocela rubare. La preghiera sia scuola di speranza, esercizio del desiderio. Lo Spirito Santo vuole toccarci, per guardare al futuro con speranza. Maria, madre di Gesù, è la nostra stella della speranza e tutti hanno bisogno di grandi o piccole stelle capaci di donarci questa luce di speranza; dobbiamo riprodurre la Pasqua nella nostra vita».
Guardandomi intorno vedevo occhi illuminati, volti sereni e sorrisi che sembravano portare davvero quella speranza di cui parlava il vescovo. Avranno forse iniziato a sperare per davvero?

La messa si è conclusa, ma il cammino era appena iniziato.
Dopo esserci riuniti davanti alla cattedrale, ci siamo messi in marcia, guidati dalla voglia di ritrovare una sintonia profonda con Gesù. Come diceva Alda Gravina, Gemeindereferentin della Missione Cattolica Italiana di Villingen-Singen e coordinatrice zona Sud Ovest, vicino a me: «Chiudiamo gli occhi, apriamo il cuore, come se fossimo a Gerusalemme».

La seconda tappa ci ha condotti alla chiesa di San Martino (Katholische Pfarrkirche St. Martin, Rathausplatz). Qui don Waldemar, parroco della comunità italiana San Giuseppe di Karlsruhe, ha condiviso con noi una riflessione intensa di De Luca: «Viviamo un tempo in cui sembriamo tornati a uno stato di natura, uno stato d’animo di frustrazione, dove vincono la forza e l’egoismo. Come mai tutto questo non viene fermato? Ci sentiamo colpevoli, ci mancano i valori cristiani. Ma possiamo diventare portatori di speranza solo se davvero vogliamo incontrare Gesù – e questo accadrà solo leggendo le sacre scritture e coltivando il desiderio d’incontrarlo».
Abbiamo ascoltato insieme la canzone Laisse-moi te parler de Jésus (Lasciami parlarti di Gesù) che ha reso quel momento ancor più profondo, e poi di nuovo in cammino: qualche sorriso, qualche parola scambiata, artisti di strada, balli improvvisati in piazza. Tutto contribuiva a cementare quel senso di comunità che sentivamo nascere nonostante non ci conoscessimo tutti, passo dopo passo.
La terza e ultima tappa del pellegrinaggio ci ha portati alla Konviktskirche (chiesa dei seminaristi). Qui Alda Gravina ci ha chiesto con forza e dolcezza insieme: «Cosa abbiamo lasciato noi per seguire Gesù?».
Un interrogativo che ha scosso tanti cuori, anche il mio. Cos’ho lasciato io?
Alda ci ha invitato a riflettere sul senso autentico del seguire Cristo: non basta camminare con lui fisicamente, dobbiamo farlo con il cuore, con la mente e con lo spirito, rinunciando all’egoismo, alle nostre abitudini e alle nostre sicurezze. Seguire Gesù significa accettare le difficoltà e trasformare la vita attraverso l’amore e il servizio.
Poi è salito all’altare don Gregorio Milone, delegato nazionale per le comunità cattoliche italiane in Germania. Ha parlato della capacità di noi italiani di vivere momenti spirituali profondi, capaci di farci emozionare, riflettere e sentire più vicini a Dio. «Con gli occhi dell’amore tutto può essere trasformato» diceva don Gregorio.
E per farci comprendere meglio queste parole, ci ha fatto ascoltare la canzone “La cura per me” di Giorgia.
Quanti di noi potevano ricollegare questo brano a Gesù? Solitamente ascoltando questa canzone penseremmo a una persona cara, al fidanzato/a, … ma chiudendo gli occhi, nel luogo in cui mi trovavo, ho iniziato a cantarla e non l’ho più sentita come una semplice canzone d’amore, ma come un canto rivolto a Lui, a Gesù, a colui che nelle notti più buie non ci ha mai lasciato soli.
Gesù è il balsamo che lenisce le ferite interiori, colui che guarda anche le anime più ferite e che ci insegna a dire: «Io non sarò mai più solo».
Questo ci ha trasmesso oggi don Gregorio. Dopo la pausa pranzo, fatta di chiacchiere, sorrisi, nuove amicizie e un senso di appartenenza raro e prezioso, la giornata si è conclusa con le confessioni e un rosario.
Tornando a casa, avevo la sensazione di avere qualcosa di importante da raccontare: una storia fatta di fede, di incontro e soprattutto di speranza. Questa giornata mi ha insegnato che non siamo mai davvero soli, se scegliamo di camminare insieme.
Invito tutti, e in particolare i giovani come me, a trasformare la paura in speranza e a costruire comunità che fioriscano grazie all’amore perché, come ci è stato ricordato più volte, solo guardando con gli occhi dell’amore possiamo davvero trasformare la vita.
* Giovane in cammino piena di speranza della Comunità cattolica italiana di Mannheim. Così si firma Sara Strazimiri.






