Conferenza episcopale tedesca. Orientamento etico per la pianificazione delle cure.

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Accompagnare le persone anziane a decidere le cure. Foto di Sabine Vanerp su Pixabay

Come aiutare persone anziane o gravemente malate a chiarire, in anticipo e con l’aiuto di un accompagnamento professionale, quali cure mediche, infermieristiche, psicologiche e spirituali desiderano nel caso in cui non siano più in grado di esprimere il proprio consenso?

La Conferenza Episcopale Tedesca ha pubblicato un testo orientativo ed etico di pianificazione anticipata delle cure, in sigla ACP (Advance Care Planning) da attivare nelle strutture ecclesiali, ospedali, case di cure, RSA. Il testo insiste sul fatto che ACP non è un semplice modulo da compilare, ma un processo dialogico che mette al centro la persona nella sua interezza.

Il testo è scaricabile gratuitamente dal sito della Conferenza Episcopale Tedesca:
Ethische Orientierungshilfe zur Ausgestaltung von ACP in kirchlichen Einrichtungen und Diensten

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Pensando all’ultima fase della vita, molte persone temono infatti di essere sottoposte a trattamenti eccessivi o di perdere il controllo sulle decisioni alla fine della vita. Si teme di cadere in una condizione in cui non si è in grado di decidere autonomamente e di trovarsi esposti a un sistema in cui l’intreccio tra interventi medici, tecnici, farmaceutici e assistenziali diventa difficilmente comprensibile e non lascia più spazio alle esigenze personali. A ciò si aggiungono, non da ultimo, anche aspetti di natura economica.

Dal 2015, il quadro giuridico tedesco (§132g SGB V) permette alle strutture residenziali e ai servizi per persone con disabilità di offrire ACP con finanziamento pubblico. Tuttavia, la pratica è molto disomogenea e spesso troppo focalizzata su aspetti medico‑legali, trascurando la dimensione psicologica, relazionale e spirituale. I vescovi richiamano quindi la necessità di recuperare il senso originario dell’ACP quello di sostenere l’autodeterminazione.

Da molti anni inoltre le Chiese cristiane offrono la Previdenza Cristiana del Paziente per aiutare le persone a riflettere sulle proprie idee riguardo a questa fase della vita, discuterle con esperti e persone vicine e fissarle in modo efficace per iscritto.

Ora la pubblicazione dell’Orientamento etico per l’attuazione dell’ACP nelle strutture e nei servizi ecclesiali, della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Episcopale Tedesca si rivolge a tutte le persone interessate all’ACP – che si tratti dei diretti interessati, familiari, operatori dell’assistenza o formatori. In esso troveranno sostegno, stimoli e prospettive per una pratica di accompagnamento nelle situazioni di vita difficili. La Commissione per la Dottrina della Fede ha elaborato il testo con il supporto di numerosi esperti che è stato discusso con professionisti competenti e infine, approvato dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Tedesca.

L’ACP consiste nell’accompagnare persone anziane o affette da gravi malattie attraverso un processo strutturato di colloqui condotti da personale qualificato insieme ai loro familiari. Nel corso di questo processo, esse devono poter chiarire come desiderano che siano organizzate la loro assistenza e il loro trattamento medico, infermieristico, psicosociale, ma anche pastorale e spirituale, in situazioni in cui non saranno più in grado di esprimere consenso o dissenso. L’ACP è dunque una forma di previdenza del paziente che si realizza nella relazione e nel processo. In esso sono fondamentali tanto la professionalità degli operatori quanto una buona comunicazione da persona a persona, insieme a un orientamento etico di fondo che riconosca la dignità della persona umana e la tutela della vita.

Nella prefazione del documento, il vescovo Franz-Josef Overbeck (Essen), presidente della Commissione per la Dottrina della Fede, scrive: «Come per molte buone idee, anche nell’Advance Care Planning è decisivo il modo in cui esso viene attuato nella pratica e nella quotidianità concreta di una clinica, di una struttura assistenziale o di un servizio ambulatoriale. La pratica dell’ACP tradirebbe completamente l’idea originaria se si trattasse soltanto di arrivare il più rapidamente possibile a un modulo compilato e firmato che fornisca indicazioni affidabili sul consenso al trattamento medico. Non solo nelle strutture ecclesiali, ma soprattutto in esse, è imprescindibile che in un simile processo si tenga conto della persona nella sua interezza, con i suoi bisogni, le sue difficoltà, le sue preoccupazioni, ma anche con i suoi desideri e le sue speranze e, non da ultimo, con la sua fede.»