Movimento settario come esperienza estrema di comunità

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Scena dell'Apocalisse Apocalisse - Ottheinrich da CommonsWikimedia

Leggiamo la Bibbia con il teologo Simone Paganini – Tema 2024: Le sette religiose

  • di Simone Paganini

Quando Gesù iniziò la sua attività pubblica come predicatore itinerante sulle strade della Galilea da subito formò intorno a sé un gruppo di persone che non solo condividessero il suo pensiero, ma anche che lo aiutassero nel suo ministero. Alcune persone le ha scelte lui direttamente, molte altre invece si sono aggregate al gruppo di loro spontanea volontà.

I vangeli sono unanimi nel descrivere lo sviluppo di questo gruppo che nei momenti di massima espansione può essere nutrito solo mediante miracolose moltiplicazioni di pani e pesci, ma che, nei momenti di crisi, si riduce a poche donne che da lontano guardano Gesù e la processione dei condannati verso il luogo della crocifissione.

Le fonti antiche sono tuttavia concordi nel descrivere il successo di predicatori carismatici misurandolo nel numero dei discepoli che si radunano intorno al predicatore. La cosa non è cambiata fino ad oggi.

Il Nuovo Testamento descrive come Gesù o – storicamente più plausibile – i suoi discepoli abbiano dato a questo gruppo una chiara struttura organizzativa ed amministrativa. Il nome che scelsero per definirlo non era molto fantasioso, lo chiamarono semplicemente “comunità”. Naturalmente lo fecero in greco, la lingua franca del mondo di allora, e utilizzarono quindi il termine “ekklesia”, vocabolo che poi latinizzato divenne il nostro “chiesa”.

La chiesa è quindi originariamente niente altro che la denominazione di questa prima comunità che fa da modello a tutte le forme di comunità religiose che si sono sviluppate in seguito.

Il processo sociologico che ha fatto nascere la prima chiesa intorno al primo gruppo di seguaci di Gesù è riconoscibile durante tutto il corso della storia, in gruppi che si formano quasi automaticamente intorno alla figura carismatica di un fondatore. Questo vale sia all’interno della chiesa stessa sia nel caso della formazione di ordini religiosi – san Francesco fonda la comunità dei Francescani, san Giovanni Bosco quella dei salesiani ecc. –, che sono quasi comunità particolari all’interno di una comunità universale, ma vale anche per la nascita di “chiese alternative” a quella cattolica, come ad esempio quella protestante, venutasi a formare attorno alla figura di Lutero, o quella calvinista, creatasi intorno a Calvino ecc.

La nascita di queste comunità è causata da un momento di crisi o dalla capacità carismatica dei fondatori. La nascita di una setta e ancor di più l’acquisizione di nuovi adepti è ancora oggi decisamente collegata a questo aspetto dell’essere e sentirsi comunità.

Una comunità infatti è prima di tutto un luogo protetto, dove si possono esprimere senza timore tra persone che hanno un pensiero simile le proprie convinzioni, quindi è anche un luogo che dà sicurezza, perché il modo di concepire il mondo da parte dei membri è condiviso. Una comunità è anche il luogo fisico dove ci si ritrova, si celebrano rituali, si fanno esperienze insieme.

Non è un caso che molte sette presenti nella società contemporanea facciano dell’aspetto comunitario un elemento centrale della loro costituzione. Se sette e movimenti religiosi attivi già nel secolo scorso – Mormoni, Testimoni di Geova, diverse chiese evangelicali libere ecc. – cercavano di riproporre strutture tipiche della chiesa cattolica, sia per la gerarchia che per la struttura, numerosi movimenti religiosi e sette moderne hanno piuttosto la tendenza a sottolineare l’aspetto comunitario come modo per fuggire all’anonimità della società moderna, trovare supporto e sostegno.

Il sentimento di comunità svolge un ruolo importante in quanto contribuisce a rafforzare il legame tra i membri e a creare un senso di appartenenza. Il senso di comunità e di appartenenza sono quindi fondamentali per rafforzare l’impegno dei membri e legarli al gruppo. Attraverso rituali, attività e credenze condivise, che si esprimono anche in un vocabolario e una gestualità comune, si crea un’atmosfera in cui i membri si sentono parte di un’esperienza speciale.

L’altra faccia della medaglia implica però anche il fatto che il senso di comunità può essere utilizzato anche per consolidare il controllo sui membri. Creando una forte identità di gruppo e promuovendo l’interdipendenza tra le persone e nei confronti dei leader, i gruppi settari possono limitare l’autonomia e le scelte individuali dei loro membri. Questo fa sì che i membri siano meno critici nei confronti degli insegnamenti e delle pratiche del gruppo e più disposti a seguire le istruzioni dei leader, senza riconoscere che queste possono essere nocive o manipolative.

Un esempio limite è quello della setta americana Heaven’s Gate (porta del cielo). I membri di questo gruppo credevano nella possibilità di liberarsi dal proprio corpo fisico per raggiungere l’illuminazione finale. Nonostante la natura estrema di queste credenze, i membri della setta sentivano un forte legame tra loro basato sulla condivisione della loro missione e sulle loro credenze spirituali. Questo forte legame comunitario ha contribuito a far sì che i membri fossero disposti a prendere misure estreme per seguire le loro credenze, anche se ciò significava la loro stessa morte in un suicidio collettivo al fine di liberarsi dalle catene corporee.

Il senso di comunità non è negativo di per sé, ma all’interno di gruppi settari può essere estremamente radicalizzato e quindi utilizzato per manipolare ed esercitare un controllo sui membri.


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