Libri da leggere, da regalare, per tutti

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Dalla Fiera del libro di Francoforte alcune proposte di lettura per i nostri tempi difficili, dalla meditazione, alla mistica che non sfugge la realtà ma la penetra, alla via della pace e a immaginare il cristianesimo del presente e del futuro accogliendo l’opzione di papa Francesco. A cura di Paola Colombo

 

Se non lo cerchi lo trovi
Paolo Scquizzato, Paoline Editoriale Libri 2023, 160 p.

“Tutti i mali degli uomini nascono da una cosa sola: dal non saper essi restare tranquilli, in meditazione in una camera”. Questa citazione da Blaise Pascal apre il libro di Paolo Scquizzato che ci introduce al valore e alla pratica della meditazione, la via per ritrovare la propria sorgente interiore e alimentarla. Scquizzato sperimenta che “oggi uomini e donne del nostro mondo occidentale stanno riavendosi da un sonno profondo; pare che si stiano accorgendo che in fin dei conti ciò che più importa in questa vita è ‘non perdere l’anima’, per dirla con le parole di Gesù di Nazaret: non tradire la propria umanità”. Siamo soliti associare la pratica della meditazione alla spiritualità orientale, dimenticando o non sapendo che nel cristianesimo fin dalle sue origini si è praticata la meditazione. Il libro parte da una breve storia della meditazione cristiana dei padri del deserto, quella esichia (letteralmente “calma”, “pace”, “tranquillità”) fatta da fuga dal mondo, silenzio e stare nella pace. Diversi teologi e teologhe contemporanei stanno riproponendo l’esperienza cristiana della meditazione (cfr. Antonietta Potente sulle madri del deserto, Cammini inediti, Ed. Paoline). Il libro di Scquizzato entra poi nell’arte della meditazione. Una terza parte è dedicata al maestro di spiritualità John Main e alle tecniche di meditazione. Un’appendice offre infine spunti di meditazione. La seconda citazione all’inizio del libro ci dà il fine: “Il silenzio è quello spazio in cui Dio non è più invocato ma presente”. (G. Vannucci). Paolo Scquizzato è presbitero e scrittore. Si occupa di formazione spirituale, È docente di Antropologia teologica ed è responsabile dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo Interreligioso nella diocesi di Pinerolo. 


Il grido della pace
Andrea Riccardi Ed. San Paolo, 2023, 240 p.

La guerra in Ucraina, invasa dalla Russia, quella fra Israele e Hamas (di cui Riccardi non può dar conto perché il libro è uscito prima), per non parlare delle decine di conflitti che piagano il mondo, sollevano un grido per la pace. Ma parlare di pace suona a molti addirittura ingenuo, per non dire pusillanime. Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che da 55 anni opera per la pace, ci dice che non siamo condannati alla guerra e che l’abolizione delle guerre non è un’utopia del Novecento. Riccardi mostra con il libro che “la pace è la via”. Partendo dal conflitto in Ucraina e le sue connessioni con la guerra “eternizzata” in Siria, analizza il nostro mondo, la globalizzazione che ci ha fatto confidare in un “provvidenzialismo globale” e che invece ci mette paura e ha fatto risorgere i nazionalismi che inventano un nemico da combattere. Questa disanima lucida non sfocia in rassegnazione disillusa e nell’indifferenza del cinismo. Se tutto ciò ci fa sentire nostra impotenza, c’è la possibilità per ciascuno di noi di intervenire nella storia e cambiarla, uscendo dal mondo dell’io. L’irrilevanza è “quella delle persone sole, che subiscono la storia senza discuterla. È difficile da soli pensare un diverso orientamento per la storia”. Riccardi fa appello a mettere al centro della vita personale e comunitaria il Vangelo per vincere la paura, per “far luce nel buio del futuro”. Passando da Paolo VI “il cristianesimo come grande risorsa di pace” (Onu 1975) a Giovanni Paolo II con l’incontro interreligioso di Assisi (1986), che Sant’Egidio ripropone ogni anno, al cattolicesimo impegnato di La Pira e molto altro ancora, Riccardi ci rinvia ai vincoli di umanità perché “nel modo quotidiano di vivere con gli altri scegliamo a favore o contro la pace” (papa Wojtyla)


Vivere Dio qui e ora. La sapienza mistica di autrici del nostro tempo.
Wanda Tommasi, Paoline Editoriale Libri 2023, pag 93

“Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che la cosa che facevo non fosse ancora quella ‘vera’, ma una preparazione a qualcosa di diverso, di grande, di vero, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, pienamente e la vita vale la pena viverla oggi, in questo momento” (dal diario di Etty Hillesum). Etty Hillesum è morta a soli 29 anni in campo di concentramento ed è una delle sei mistiche (Simone Weil, Cristina Campo, e le meno conosciute Madeleine Delbrel e Antonella Lumini) di cui tratta il libro di Wanda Tommasi, filosofa, già docente di Filosofia all’università di Verona. Con questa citazione Tommasi ci introduce al cuore del suo libro, “l’esortazione a vivere nel presente con pienezza” come mozione di fiducia nei confronti di Dio ed è ciò che ci insegna la sapienza di queste mistiche del nostro tempo: “Un tempo di miseria simbolica e di povertà spirituale segnato dallo sradicamento, dalla morte di Dio e dalla perdita irreversibile di una civiltà religiosa, ma proprio per questo particolarmente bisognoso delle perle della sapienza mistica, capaci di nutrire il desiderio di essere felici”.

Perché allora la sapienza mistica di donne? Perché sono maestre di libertà femminile guadagnata nella relazione con Dio senza la mediazione maschile, scrive l’autrice. Le due figure portanti del libro sono Simone Weil ed Etty Hillesum, ma si trovano riferimenti alle mistiche Ildegarda di Bingen e Teresa D’Avila. La bella prefazione del libro è affidata alla teologa Antonietta Potente. Wanda Tommasi fa parte della comunità filosofica femminile “Diotima”, di cui è una delle fondatrici. Svolge ricerca nell’ambito della differenza sessuale e nella valorizzazione del contributo di pensatrici donne contemporanee. 


Opzione Francesco. Per una nuova immaginazione del cristianesimo futuro
Armando Matteo, Edizioni San Paolo, 2023, p. 191

La posta in gioco è “come salvaguardare e trasmettere il Vangelo a beneficio delle generazioni che vengono al mondo”, perché ogni pratica di trasmissione della fede del passato è oggi inefficace. Noi viviamo in un altro mondo, abitiamo il mondo diversamente rispetto a qualche decennio fa. Questo è l’assunto da cui che parte il libro di Matteo ed è lo stesso di un altro libro, L’opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano di Rod Dreher (2018). Ma il libro di Matteo indica una pista diversa, quella di papa Francesco, ossia la fecondità del suo sguardo sulle cose del mondo e la potenza generativa della sua visione di Chiesa. Per comprenderle occorre innanzitutto fare un atto di onestà nei confronti del reale: riconoscere pienamente il cambiamento d’epoca e con essa la fine della cristianità, che non è la fine del cristianesimo; evitare gli “indietrismi”, inefficaci per la fecondità della Chiesa. Il cristianesimo va ora immaginato prendendo atto della realtà in cui viviamo con la conseguenza fondamentale di una “riscrittura della mentalità pastorale ereditata”. Lo scopo di tutto questo è la fecondità della Chiesa, portare a tutti Gesù e portare tutti a Gesù. Il libro, che nasce a dieci anni di pontificato di Francesco e in controcanto al libro di Dreher, ci aiuta a prendere coscienza di quanto Francesco faccia da apripista per il futuro del cristianesimo. Non basta ammirare il papa, ci dice Matteo, serve prendere coscienza della sua opzione e fare i conti con la paura di cambiare. In fondo i discepoli del Signore hanno sempre fatto così nei momenti di passaggio epocale. Armando Matteo è docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana di Roma ed è segretario per la Sezione Dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede.