La preghiera che plasma e guida l’identità dei collaboratori pastorali

194
Foto di gruppo dopo la celebrazione eucaristica

Karlsruhe, 25 novembre, convegno di zona sud-ovest dedicato ai consigli pastorali. Relazioni di don Waldemar Massel (Kalrsruhe) e padre Sergio Rotasperti (Freiburg-Süd-Baden). Ce ne parla Alda Gravina, coordinatrice zonale e responsabile di comunità

  • di Alda Gravina

Nella zona Sud-Ovest Germania, comprendenti le Missioni/Comunità Cattoliche Italiane di Freiburg, Mannheim, Pforzheim, Karlsruhe, Saarbrücken e Villingen-Singen, è stato organizzato dai missionari zonali il convegno per i consigli pastorali, collaboratrici e collaboratori pastorali dal titolo “La preghiera che plasma e guida l’identità dei collaboratori pastorali”. In più di 80 hanno partecipato dalle diverse missioni. Scopo del convegno sono stati la formazione spirituale e pastorale di chi è impegnato nelle attività pastorali delle missioni, favorire la conoscenza vicendevole, la comunicazione reciproca ed anche una futura costante collaborazione. Dopo la preghiera iniziale allo Spirito Santo, don Waldemar Massel (missione san Giuseppe di Karlsruhe) ha iniziato parlando di “Identità del Consiglio pastorale”, che ha il suo fondamento nel Codice di Diritto canonico della Chiesa cattolica. Al canone 511 si legge infatti: “Nella diocesi è istituito il Consiglio pastorale, che è unicamente consultivo”; e al canone 512: “Il Consiglio pastorale è composto (…) da chierici e laici, i quali rappresentano l’intera comunità dei fedeli; sono nominati per un tempo determinato e sono rinnovati al termine di esso. Il consiglio pastorale ha il diritto di (…) assistere il vescovo (nel nostro caso, il missionario) nella cura pastorale della diocesi (nel nostro caso, della missione)”. La relazione di don Waldemar, continuata poi nella discussione nei diversi gruppi, ha permesso di fare un vero identikit del Consiglio/Collaboratore pastorale: esso è formato da tutte le persone (adulti e giovani) che generosamente vogliono servire, insieme al missionario, il Signore, nella comunità Italiana. Ha come impegno fondamentale quello di testimoniare una fede e un amore più chiari e profondi non solo in mezzo alla comunità cristiana italiana ma dovunque; come anche testimoniare una pratica religiosa più fedele e più assidua. Il Consiglio/Collaboratore di missione ha anche altri due impegni, non meno importanti: a) programmare, organizzare e realizzare le varie attività religiose, spirituali, caritative, culturali e ricreative della missione; b) mettere a disposizione del Signore, nella missione, sia le proprie capacità intellettuali, morali, spirituali e pratiche, insieme alle proprie esperienze e alle proprie competenze, sia parte del proprio tempo libero, secondo le necessità e secondo le proprie possibilità, il tutto a servizio del Signore e a beneficio della comunità italiana.

La relazione del biblista padre Sergio Rotasperti (Comunità di Freiburg e Süd-Baden) “La preghiera che plasma e guida il consigliere/collaboratore di Missione”, ha fornito profonde indicazioni su come Gesù, modello di ogni cristiano, pregasse. 1) La pratica della preghiera era una parte importante, anzi un elemento centrale nella vita spirituale di Gesù e nel suo ministero. 2) Per Lui, la preghiera non era solo un dovere religioso: la Sua preghiera era caratterizzata da una profonda, costante comunicazione intima con il Padre celeste e dalla sua relazione con Lui. 3) Nella preghiera Gesù cercava la volontà del Padre, per sottomettersi ad essa, anche nelle circostanze più difficili e cercava anche di ottenere la forza per compiere la missione che gli era stata affidata. In seguito padre Sergio ha parlato delle tre preghiere più significative di Gesù riportate nei vangeli: il Padre Nostro (Matteo 6, 9-13; Luca 11, 2-4), b); quella nell’Orto degli Ulivi (Matteo 26, 36-46; Marco 14, 32-42; Luca 22, 39-46); c) quella sacerdotale (Giovanni 17). Con la prima Gesù ha voluto insegnare a tutti i suoi discepoli l’importanza di rivolgersi a Dio come Padre, di cercare il Suo regno e la Sua volontà e di chiedere i bisogni quotidiani materiali (cibo e cose simili) e spirituali (perdono, liberazione dalle prove e soprattutto dal maligno). Con la seconda, fatta poco prima del suo arresto, Gesù ha pregato nella paura e nell’angoscia e ha chiesto al Padre, se possibile, di essere liberato dalla prova imminente che l’aspetta, rimarcando, però, il suo affidarsi alla volontà del Padre. Con la terza, Gesù ha voluto intercedere per gli altri: egli prega per i suoi discepoli e per coloro che avrebbero creduto in lui attraverso la loro Parola.

Concludendo, padre Sergio ha fatto notare come Gesù avesse la costante abitudine di ritirarsi in luoghi solitari per pregare (Luca 5:16), elencando i momenti chiave del Vangelo, in cui Egli è descritto come impegnato nella preghiera, e cioè: Prima dell’alba (Marco 1:35) dove si dice che Gesù si levò molto presto, ancora al buio, per andare in un luogo deserto a cercare il Padre nelle prime ore del giorno. Alla sera o durante la notte (Matteo 14:23; Luca 6:12), momenti che indicano il desiderio di essere nuovamente unito al Padre dopo le attività della giornata. Nelle occasioni importanti come, per esempio, prima di scegliere i dodici apostoli (Luca 6:12-13) e prima di farsi conoscere dai suoi discepoli, nella sua vera identità di Messia (Luca 9:18-20). Sulla croce: anche sulla croce, Gesù fece preghiere, inclusa la famosa frase: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34). Questa preghiera manifesta la sua compassione e il suo desiderio di perdonare tutti, in mezzo alla sofferenza estrema, prima di morire.

Dopo le relazioni e prima della pausa è arrivato anche il delegato don Gregorio Milone il quale, dopo aver salutato i partecipanti, ha comunicato alcune informazioni riguardanti attività organizzate dalla Delegazione: il convegno dei laici, gli esercizi spirituali e il pellegrinaggio nazionale delle missioni a Lourdes.

Dopo una breve pausa è seguito un approfondimento dei temi, su indicazioni dei relatori, in vari gruppi. Quasi ovunque si è ritornati sul tema della preghiera, confrontandosi sul personale significato e sulla modalità di pregare, sviluppando una bella e profonda condivisione. Alcuni hanno sottolineato i diversi modi di preghiera, da quella personale, a quella familiare, comunitaria e anche mondiale (per esempio quella in mondo visione). Altri hanno parlato delle diverse iniziative di preghiera che si organizzano nelle missioni (una per tutte, il pellegrinaggio della statua della Madonna nelle case e nelle famiglie della missione, con preghiere comunitarie tra famiglie). Tutti hanno potuto esprimere la loro esperienza interiore, dicendo che è bello poter pregare Dio in ogni luogo e, soprattutto, nel segreto del proprio cuore; come è anche meraviglioso partecipare alla preghiera eucaristica della S. Messa, centro e fulcro di ogni preghiera, in quanto partecipazione diretta alla passione, morte e risurrezione di Gesù, momento unico per unirsi a Lui attraverso il suo corpo e il suo sangue.

Convegno di zona. Pausa pranzo

Toccante è stata la testimonianza di una ragazza che aveva perso pochi giorni prima il fratello in un incidente con la moto e che, grazie al contatto profondo con Dio, attraverso la preghiera, è riuscita a superare e a sublimare il dolore. Come anche di altri che hanno trovato nella preghiera la forza di superare momenti difficili, in certi periodi della loro vita. I gruppi, nonostante il tempo limitato, hanno trovato la possibilità di scambiarsi idee anche sul ruolo di consigliere/collaboratore di missione e comunità. Tutti sono convenuti sul fatto che le missioni devono rimanere, e mantenere la loro indipendenza di azione e di locali, perché solo in esse la maggior parte degli italiani riesce ad esprimere la propria fede e la propria religiosità. Chi è intervenuto ha detto di vivere con impegno e con gioia la vita della missione-comunità, ritenuta come una famiglia, dove volentieri dà il proprio contributo per portarla avanti, cosciente di servire il Signore attraverso di essa. Nello stesso tempo si è riconosciuto di non essere santi su questa terra e che quindi è umano sbagliare; che è importante riconoscere gli errori nei rapporti interpersonali o con la comunità intera e volersi correggere.

È stato bello ascoltare le diverse testimonianze di come si è arrivati al contatto con la missione, di quale effetto e arricchimento personale ha prodotto la partecipazione alla vita della comunità, attraverso impegni e incarichi vari portati avanti per lungo tempo. Parlando delle difficoltà che si possono incontrare con i fratelli e le sorelle, si è scoperto che esse sono un po’ dovunque tutte le stesse: non bisogna, perciò, né meravigliarsi, né scoraggiarsi, perché fanno parte dell’esperienza di gruppo e si possono superare tenendo fermo lo sguardo verso il Signore. Ogni difficoltà e ogni crisi si può trasformare sempre, se si vuole, in un momento di crescita. Un solo rammarico: la mancanza o scarsa presenza di giovani nelle nostre missioni/comunità e nelle nostre attività religiose. Per il resto, hanno detto padre Antonio Gelsomino (Saarbrücken) e padre Arcangelo Biondo (Pforzheim) è stato molto bello ascoltare ciò che lo Spirito opera nelle nostre comunità. La giornata si è conclusa con la liturgia eucaristica, presieduta da don Gregorio e concelebrata da tutti i missionari presenti. È stata una bellissima esperienza di condivisione e un grosso successo. Speriamo che si continui ad incontrarci, ascoltarci e pregare insieme.