La nuova enciclica „Fratelli tutti“

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Enciclica "Fratelli tutti", par. 7

Le seguenti riflessioni, certamente non esaustive del ricco contenuto della terza Enciclica di papa Francesco, desiderano essere uno stimolo alla lettura del testo completo. A questo fine, oltre a mettere a disposizione il testo integrale (vedi link sotto) pubblicheremo ogni giorno un paragrafo di Fratelli tutti.  

Basilica superiore di San Francesco, Assisi
Basilica superiore di San Francesco, Assisi. ©Paola Colombo

Di Paola Colombo

Chiamandoli Fratelli tutti San Francesco d’Assisi si rivolgeva a “tutti i fratelli e le sorelle per proporre loro una forma di vita del sapore di Vangelo”. Con queste parole si apre l’Enciclica di papa Francesco, firmata sulla tomba del Poverello di Assisi il 3 ottobre scorso. Il tema della fraternità e dell’amicizia sociale è da sempre una grande preoccupazione di papa Francesco. Suddivisa in otto capitoli, l’Enciclica raccoglie e integra interventi precedenti ed è stata scritta all’inizio della pandemia. Nei suoi quasi trecento paragrafi suddivisi in otto capitoli papa Francesco ha messo insieme suoi testi di interventi precedenti presentandoli nel contesto universale di dell’Enciclica. È uno stile a spirale dove i temi vengono ripresi, messi a fuoco da una diversa angolatura, in modo comunque sempre molto chiaro e comprensibile. In particolare Francesco ci tiene a sottolineare che molto è stato preso dal Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato assieme al Grande Imam Ahmad Al-Tayyed, una delle maggiori guide dell’Islam sunnita, che aveva invitato il papa lo scorso febbraio 2019 ad Abu Dabi. Una visita che ricorda quella di San Francesco d’Assisi nel 1219, ottocento anni prima al sultano d’Egitto Malik-al-Kamil.

Nel documento comune di papa Francesco e del Grande Imam Ahmad Al-Tayyed si legge:

“A tal fine, la Chiesa Cattolica e al-Azhar, attraverso la comune cooperazione, annunciano e promettono di portare questo Documento alle Autorità, ai Leader influenti, agli uomini di religione di tutto il mondo, alle organizzazioni regionali e internazionali competenti, alle organizzazioni della società civile, alle istituzioni religiose e ai leader del pensiero; e di impegnarsi nel diffondere i principi di questa Dichiarazione a tutti i livelli regionali e internazionali, sollecitando a tradurli in politiche, decisioni, testi legislativi, programmi di studio e materiali di comunicazione”.

E ancora:

“Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.”

Questo excursus su Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza è importante per comprendere l’Enciclica Fratelli tutti, non solo perché l’ultimo capitolo è dedicato al dialogo interreligioso, ma perché in un mondo globale, di forte migrazione, di convivenza fra persone di diversa origine, credo religioso, tradizioni e lingua diverse, è indispensabile trovare i presupposti per vivere insieme in modo pacifico e costruttivo. Papa Francesco dice inoltre che la pace non è assenza di guerra ma costruzione attiva di convivenza e di fratellanza.

Enciclica "Fratelli tutti", paragrafo 1
Enciclica „Fratelli tutti“, paragrafo 1

Il buon Samaritano e la fratellanza

La parabola del buon Samaritano che occupa il secondo capitolo è la misura dell’agire nella fratellanza ed è il leitmotiv che percorre tutta l’Enciclica. La fratellanza a cui richiama papa Francesco non è solo quella a cui è chiamato ciascun individuo ma è anche quella che deve ispirare ogni agire sociale e politico. Non a caso un capitolo dell’Enciclica è chiamato proprio “La migliore politica”; Francesco poi parla concretamente delle Nazioni unite e di politica migratoria. Per gli aspetti anche politici e sociali dell’Enciclica si rimanda all’articolo Per vincere i mali del mondo di don Egidio Todeschini. Questo doppio registro di richiamo individuale e collettivo alla fratellanza anima tutta l’Enciclica.

L’impegno comune contro l’apatia e la disillusione

L’Enciclica è nata sotto il segno della pandemia da Covid-19 che ha messo a nudo “le nostre false sicurezze” e la fragilità del nostro sistema economico, della globalizzazione, dell’economia a servizio della finanza. Che fare allora? Di fronte al disinganno, alla disillusione e al senso di impotenza di fronte ai mali del mondo papa Francesco mette in guardia tutti, credenti e non credenti dal non cadere nell’apatia e nel cinismo.   
“All’inganno del ‘tutto va male’ corrisponde un ‘nessuno può aggiustare le cose’, ‘che posso fare io?’. In tal modo, si alimenta il disincanto e la mancanza di speranza, e ciò non incoraggia uno spirito di solidarietà e di generosità. (75)
La pandemia diventa allora l’occasione per ripensare il nostro stile di vita, “ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo” (32). È un invito ad aprirci al dialogo, all’incontro, “La vita non è tempo che passa ma tempo di incontro”, alla collaborazione, sapendo che il lavoro fatto insieme vale di più della sommatoria dei singoli. “Fratelli tutti” è un invito rivolto a credenti e non credenti per costruire un mondo diverso non in un utopico domani ma qui e ora.  

“L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro. L’isolamento, no; vicinanza, sì. Cultura dello scontro, no; cultura dell’incontro, sì».[28]

Screenshot Enciclica "Fratelli tutti"-paragrafo 2
Paragrafo 2 dell’Enciclica „Fratelli tutti“

Papa Francesco sempre nell’ottica del dialogo e crescita comune richiama poi l’importanza della storia, della coscienza storica, “ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte” (11).
Il senso dell’universale fratellanza va di pari passo con la consapevolezza della propria identità culturale, che va mantenuta e salvaguardata anche in una realtà di migrazione, sottolinea il papa. Da qui poi Francesco fa un’operazione importante quando recupera il concetto di popolo, come identità, strappando il concetto di popolo al nazionalismo e al sovranismo che se ne è appropriato.

Fratelli e sorelle

Fratelli tutti aveva scatenato polemiche per la scelta del titolo, prima ancora che il testo dell’enciclica venisse pubblicato e conosciuto, perché sembrava escludere le donne. Papa Francesco però scrive: „Analogamente, l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. È un fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti“»(23). Vale la pena citare anche un passo del documento di papa Francesco e del Grande Imam Ahmad-al-Tayyeb che sulla realtà delle donne nel mondo scrivono: „È un’indispensabile necessità riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità„.

Enciclica "Fratelli tutti", paragrafo 3
Enciclica „Fratelli tutti“, paragrafo 3
Enciclica "Fratelli tutti" paragrafo 4
Enciclica „Fratelli tutti“ paragrafo 4