La legge più alta

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…In una rivista di noi Suore del Bell’Amore, è stato pubblicato un testo di Martin Luther King – La forza di amare -, che la nostra fondatrice sr. Nunziella, ancora giovane, aveva copiato nel suo diario perché colpita dalla profondità e dalla chiarezza di questo commento sulla parabola del buon samaritano a tutti ben nota.

Potrebbe essere uno stimolo per dare un senso profondo al nuovo anno appena iniziato.

Invito a leggere la parabola del buon samaritano e a farla spiegare dal grande Martin Luther King, che ha dato la vita per far sì che l’umanità vivesse la fratellanza e non la divisione.

<Il samaritano aveva la capacità di un altruismo universale. Aveva uno sguardo che penetrava fino a ciò che sta oltre gli esterni accidenti di razza, religione e nazionalità. Una delle più grandi tragedie del lungo viaggio dell’uomo sulle vie della storia è stata la limitazione del prossimo alla tribù, alla razza, alla classe, alla nazionalità. […]

Il samaritano possedeva la capacità di un altruismo pericoloso. Egli rischiò la vita per salvare un fratello. Quando ci domandiamo perché il sacerdote e il levita non si fermarono per aiutare il ferito, numerose ipotesi ci vengono alla mente. Forse essi non potevano ritardare il loro arrivo ad una importante riunione ecclesiastica; forse delle regole religiose esigevano che essi non toccassero corpo umano per diverse ore prima di compiere le loro funzioni nel tempio. O forse erano diretti a una riunione organizzativa dell’associazione per il miglioramento della strada di Gerico. Certo, questa sarebbe una reale necessità, perché non basta aiutare un uomo ferito sulla strada di Gerico, è anche importante modificare le condizioni che hanno reso possibile la rapina… Forse il sacerdote e il levita credevano che fosse meglio eliminare l’ingiustizia alle sue radici causali piuttosto che rimanere impantanati in un singolo effetto individuale. Queste sono le ragioni probabili dell’avere essi mancato di fermarsi, e tuttavia vi è un’altra possibilità, ed è che avessero paura. La strada di Gerico era una strada pericolosa. […] Forse i briganti erano ancora nelle vicinanze; o forse l’uomo ferito al suolo era un simulatore, che voleva attirare dalla sua parte i viaggiatori di passaggio, per una rapida e facile rapina. Io immagino che la prima domanda che il sacerdote e il levita si posero fu: ”Se mi fermo per aiutare quest’uomo, che cosa mi succederà?”. Ma, per la natura stessa del suo interessamento, il buon samaritano rovesciò la domanda: „Se io non mi fermo per aiutare quest’uomo, che cosa ne sarà di lui?”. Il buon samaritano si impegnò in un altruismo pericoloso.

Noi ci domandiamo spesso: “Che ne sarà del mio lavoro, del mio prestigio o della mia situazione, se io prendo posizioni in questa situazione? La mia casa sarà bombardata, la mia vita minacciata, o verrò messo in prigione?”. L’uomo buono rovescia sempre la domanda…

Il samaritano possedeva anche un altruismo eccessivo. Con le sue stesse mani egli fasciò le ferite dell’uomo e poi lo collocò sul suo asino: sarebbe stato più facile pagare un’ambulanza per portare l’infelice all’ospedale, piuttosto che rischiare di macchiarsi di sangue l’abito ben assettato. Il vero altruismo è più della capacità di essere pietosi: è la capacità di simpatizzare. La pietà può rappresentare poco più della premura che spinge ad inviare un assegno, ma la vera simpatia è l’interessamento personale che esige il dono della propria anima. La pietà può nascere dall’interesse per un’astrazione chiamata umanità, ma la simpatia nasce dalla premura per un particolare essere umano bisognoso che giace all’angolo della strada della vita. Simpatia è un sentimento di amicizia per la persona in bisogno. Per la sua pena, per la sua angoscia, per i suoi fardelli. I nostri sforzi missionari falliscono quando sono fondati sulla pietà; piuttosto che sulla vera compassione. […] Il vero amore al prossimo esige interessamento personale. Il samaritano usò le proprie mani per fasciare le ferite…

Un’altra manifestazione dell’altruismo eccessivo da parte del samaritano è la sua tendenza ad andare molto oltre l’appello del dovere. Dopo aver curato le ferite dell’uomo, egli lo pose sulla sua cavalcatura, lo portò ad una locanda e lasciò del denaro perché fosse curato fissando chiaramente che se si fossero rese necessarie ulteriori spese, egli le avrebbe affrontate volentieri. “Tutto ciò che spenderai in più, te lo ripagherò al mio ritorno”. Anche se non fosse arrivato a tanto, egli avrebbe più che adempiuto ogni possibile precetto relativo al dovere verso uno straniero e ferito. Le leggi umane assicurano la giustizia, ma una legge più alta produce l’amore>.

Questo commento è pienamente in accordo con il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2020, che invita a realizzare il “progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”. Ed è particolarmente in sintonia con la Giornata della Parola di Dio, istituita e collocata dal Papa nella terza domenica del Tempo ordinario, quindi a gennaio. “Aprì loro la mente per comprendere le Scritture” (Lc 24,45): il termine ‘comprendere’ non significa solo conoscere in senso teorico, ma anche pratico, perché la Parola di Dio è Parola da vivere, nella vita di ogni giorno, in tutte le circostanze.

Auguro a tutti un 2020 all’insegna di questo messaggio: l’amore al prossimo!