La festa di Maria nelle parole di Paolo Pasquino della comunità di Wiesbaden

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Paolo Pasquino con Andreas Müller, rappresentanti della comunità italiana di Wiesbaden. Foto di Laura Latini

„Dove c’è una pluralità di persone, c’è anche un modo diverso di vivere la fede, e io li rispetto tutti. In fondo, se siamo lì, è perché ognuno riceve una chiamata che il Padre Eterno rivolge in modo diverso a ciascuno di noi“ (Paolo Pasquino).

  • Di Laura Latini

“Maria, Madre di tutti i popoli” è la festa delle comunità di lingua straniera della diocesi di Limburg. Si celebra ogni anno nel weekend successivo alla Natività di Maria, nella Frauenfriedenskirche di Francoforte-Bockenheim. La giornata si articola in un solenne pontificale, una processione mariana per le vie del quartiere con la statua della Vergine portata a spalla, le preghiere dei fedeli recitate in decine di lingue diverse, e si conclude con un buffet internazionale in cui ogni comunità porta un piatto tipico del proprio paese d’origine. Nata come segno di comunione tra le tante nazionalità presenti nella diocesi, la festa riunisce ogni anno fedeli provenienti da circa 45 comunità.

Paolo Pasquino fa parte del Consiglio pastorale a Wiesbaden, è stato membro dell’Ausländerbeirat. È stato invitato dal comune per conto dell’Ausländerbeirat di Wiesbaden alla cerimonia „Würdigung der Gastarbeiterinnen und Gastarbeiter“ lo scorso 28 novembre 2025.

Cos’è per te la festa di Maria, Madre di tutti i popoli?

È la data di nascita della Madonna e si festeggia nel weekend successivo. Quattordici anni fa il Consiglio delle comunità di lingua straniera ha proposto questo evento. Io la celebravo anche a Reggio Calabria, dove partecipavo da ragazzo: per me è un onore poterlo organizzare ed esserci.

Perché hai deciso di partecipare a questo evento nella Frauenfriedenskirche?

Perché da 35 anni faccio parte del Consiglio pastorale e da circa 30 anni del Consiglio delle comunità di altra lingua. Incontrare persone di altre lingue mi arricchisce.

Come sei arrivato a questo impegno?

Quasi per caso: prima frequentavo una parrocchia vicino a casa, ma per me l’importante era semplicemente andare in una chiesa cristiana. Da quando poi mi hanno eletto nel Consiglio pastorale, ho cercato comunque di impegnarmi. Anche se è volontariato, non prendo le cose alla leggera: cerco di aggiornarmi e di lavorare con serietà.

Cosa significa essere presente a questa celebrazione?

Rappresento la comunità italiana e mi sento parte della diocesi di Limburg. Nei gruppi di lavoro partecipo dal basso all’organizzazione di questa splendida giornata insieme alle altre comunità di altra lingua.

Qual è il momento della celebrazione a cui tieni di più — la messa, la benedizione eucaristica o il rinfresco condiviso?

Tutti i momenti sono importantissimi: dove c’è una pluralità di persone, c’è anche un modo diverso di vivere la fede, e io li rispetto tutti. In fondo, se siamo lì, è perché ognuno riceve una chiamata che il Padre Eterno rivolge in modo diverso a ciascuno di noi. Mi piacciono molto la processione e i canti in più lingue.

Hai un ricordo particolare legato alle edizioni passate di questa festa?

Il senso dello stare insieme, il dialogo tra lingue diverse, il valore dell’incontro tra persone diverse: c’è sempre qualcosa da imparare.

Cosa rappresenta, secondo te, il buffet internazionale che segue la messa?

Tre o quattro comunità italiane hanno uno stand: noi portiamo qualcosa, loro portano qualcos’altro, e collaboriamo con le altre comunità italiane come se fossimo un’unica comunità, una famiglia tra le altre famiglie che parlano altre lingue.

In che modo questo evento aiuta il dialogo tra le diverse comunità linguistiche e riti della diocesi di Limburg?

L’incontro crea il dialogo tra una miscela di mentalità diverse.


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