Islam, prospettive

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PAdre Felix Körner ©SJ-Bild/C. Ender
  • di Paola Colombo

Nei mesi scorsi abbiamo pubblicato una serie di articoli per conoscere un po’ il Corano e per vedere alcune differenze sostanziali dal cristianesimo sul modo di concepire per esempio Gesù e Maria di Nazareth. L’approccio è quello rispettoso della conoscenza verso un’altra religione. Concludiamo questo ciclo con una conversazione con padre Felix Körner, della compagnia del Gesù, profondo conoscitore dell’Islam.

Padre Felix Körner, entrato nell’ordine dei gesuiti nel 1985, ha conseguito due dottorati, uno in Studi islamici e uno in teologia cattolica. Ha trascorso sei anni in Turchia nella comunità cattolica locale e in dialogo con teologhe e teologi islamici. A Roma per 11 anni, è stato professore alla Pontificia Università Gregoriana. È titolare della “Cattedra Nikolaus Cusanus di teologia delle religioni” presso l’Istituto centrale di teologia cattolica della Humboldt-Universität di Berlino. Recente è la pubblicazione anche in italiano del suo “Religione politica. Come cristianesimo e Islam configurano il mondo” (Queriniana Edizioni).

Padre Körner, Lei è un islamologo di fama internazionale, impegnato nel dialogo interreligioso. Si è occupato di esegesi del Corano, ha vissuto diversi anni ad Ankara, vorrei rivolgerle alcune domande, raccogliendo una palpabile diffidenza nei confronti dell’Islam, un serpeggiante timore nei confronti dei musulmani perché ci sono stati attacchi terroristici in Europa negli anni scorsi da parte dell’Isis e di loro “lupi solitari”, perché vediamo la posizione di inferiorità e subordinazione delle donne (Iran e Afghanistan sono feroci nella repressione delle libertà delle donne), perché giovani musulmani nelle strade del centro delle nostre città cercano proseliti. Siamo confrontati con questa immagine aggressiva dell’Islam. Guardiamo con preoccupazione a casi di conversione all’Islam da parte di giovani uomini e donne delle nostre comunità italiane in Germania per motivi di amore. D’altro canto ci sono esempi di tutt’altro tenore: una giovane mia conoscente di origine marocchina, cresciuta in Europa con una educazione laica, riscopre il Ramadan, festeggia la fine del Ramadan, riscopre le sue tradizioni religiose, ritrova una parte delle sue origini, una parte della sua identità e nello stesso tempo partecipa a una funzione religiosa cristiana con un suo amico, con il rispetto e la curiosità di vedere come altri pregano e lodano Dio.

Detto questo, padre Körner, sappiamo dalla storia, come l’Islam nell’epoca che noi chiamiamo Medioevo, era una grande civilizzazione di riflessione, ricerca e apertura e pluralità di opinioni. Come mai non vediamo oggi molte manifestazioni di una tale cultura tra i musulmani?

Dobbiamo cominciare in modo generico. Si può osare a dire che una cultura è aperta alle nuove idee ed è tollerante nei confronti della pluralità quando si considera vincente.

Questa è un’osservazione, mi vien da dire, applicabile in molti altri contesti. Ma non mi allargo. Che cosa intende per cultura vincente? Vincente in modo militare?

Certamente, no. Quando dico vincente voglio dire che una civilizzazione è abbastanza rilassata e serena nella propria diversità e specificità quando non si vede esistenzialmente minacciata da nemici – nemici interni ed esterni. Ma dobbiamo parlare adesso in modo specifico dell’Islam.

Sì. Cosa è successo nell’Islam? Come mai la civilizzazione musulmana ha perso questa, diciamo, generosa apertura?

Per l’Islam del Medio Oriente c’è stato un momento traumatico all’inizio dell’Ottocento. Ma già questa formula è importante, l’Islam del Medio Oriente? A quell’epoca, l’Islam, in questa regione ha cominciato a percepirsi quasi come una nazione, un “noi” in contrapposizione con altre culture religiose. Ora, questo Islam quasi-nazionale vede il successo dell’idea di nazione in Francia e poi anche di altre nazioni europee. La valutazione da parte dei leader religiosi era fondata sulla contrapposizione al cristianesimo. E da quel momento l’Islam dice che il territorio, la cultura e la religione del cristianesimo ha vinto sul “noi” musulmano. Comincia così un vero e proprio complesso di inferiorità di tutta una civilizzazione; ovviamente questa non è una buona base per un atteggiamento dialogico.

Questo è un passaggio importante. Ci dica qualcosa di più a riguardo. Per esempio, i musulmani che pensavano in termini di questa inferiorità, che motivi adducevano per questa gerarchia tra le civilizzazioni? Perché, secondo loro, l’Islam aveva perso la sua grandezza?

Ecco, la domanda chiave! Tanti opinionisti dicevano in modo ideologico cose come: abbiamo perso il vero Islam. Ma cos’è il vero Islam? Loro usavano ora delle costruzioni mentali artificiali, richiamandosi all’idea di un passato ideale dell’Islam. Ovviamente questo è il gesto tipico di ciò che si chiama, per qualsiasi religione, fondamentalismo.

Questo richiamo al passato ideale, fondante, che genera posizioni fondamentaliste trovava la sua motivazione in ambito di riscatto politico dal colonialismo occidentale?

Colonialismo reale, anzi brutale, ma qualche volta anche colonialismo immaginato.

Quindi questa era la loro interpretazione della storia. Ma cosa proponevano come soluzione del problema?

Finora, qualche volta, si è proposto una sorta di formula magica; in verità, una formula pericolosa. Questa dice più o meno così: dobbiamo ristabilire la nostra religione come fattore primario per fondare la nostra cultura, per ricreare l’atmosfera della società e soprattutto per riformare la costituzione dello Stato. E questo è nient’altro che Islamismo, il fondamentalismo dell’islamismo.

È una idea opposta a quella della concezione laica dello Stato che abbiamo in Occidente, in Europa, della separazione fra stato e religione.

Attenzione. Conosciamo anche un laicismo esagerato. C’è l’idea di una separazione così radicale che la religione non ha più visibilità nello spazio pubblico. Le comunità religiose devono avere anche la libertà di presentarsi, anzi, di essere interlocutrici dello Stato.

Ma allora, padre Körner, la pretesa che la perdita del vero Islam sia la ragione per la perdita del ruolo da leader culturale è un’ideologia, non è un’analisi che ha un qualche fondamento scientifico, storico, sociologico?

Esatto!

Quindi come si potrebbe rispondere in modo storico e razionale alla domanda: perché questo calo culturale dell’Islam?

Le vere ragioni della nuova preminenza dell’Europa sul Medio Oriente a livello economico, scientifico e militare non sono religiose. Possiamo piuttosto identificare tre fattori contestuali, tre costellazioni. Il primo è stata l’interruzione delle comunicazioni causate dalle guerre. Pensiamo alle Crociate, all’invasione mongola e poi anche alla “Reconquista” nella Penisola iberica. Tutto questo ha bloccato lo scambio di informazioni nelle regioni dominate dall’Islam. La cultura di scambio delle idee non funzionava più. Il secondo fattore è stato, come già accennato, il colonialismo europeo. L’Europa ha guadagnato dalle sue colonie un’enorme ricchezza; ma come colonizzatrici le nazioni europee hanno anche provocato processi di costruzione di Stati artificiali e poco stabili. Terzo fattore, guardando alla situazione dentro l’Europa, l’ordine politico del Continente e, specialmente, il suo “disordine” alla fine del Medioevo, ha permesso la formazione di nazioni concorrenti ma anche di una nuova classe sociale: il cittadino indipendente. La concorrenza nazionale e l’individuo critico-creativo – ecco due nuove sorgenti di energia.

E quale sarebbe una prospettiva per il futuro, dove sono degli strumenti per una riscoperta dell’Islam nella sua ampiezza culturale?

Un’enorme opportunità è la crescita di una genuina teologia islamica nelle università europee. Non parliamo solo dei musulmani che velocemente dicono delle cose che sembrano moderne ma sono mal fondate nella tradizione. Questo sarebbe un aggiornamento superficiale. Parlo piuttosto della teologia accademica che diventa uno spazio per la continuazione dell’erudizione islamica classica. Una volta l’Islam aveva questa fruttuosa pluralità, era una cultura del dibattito argomentativo. E vediamo oggi, anche qui a Berlino, una rinascita di una tale interazione produttiva. Ma questa crescita non è solo un fermento limitato e chiuso al mondo accademico. Questa conoscenza profonda dell’Islam viene comunicata alla società e alle comunità tramite mediatori teologicamente formati. Pensiamo agli insegnanti nelle scuole, ai predicatori e leader nelle moschee e anche ai giornalisti ampiamente informati grazie alla ricerca e riscoperta della propria tradizione.

Lei, padre Körner, accenna all’erudizione islamica classica. Ma come è possibile un approccio esegetico al Corano, analogo a quello che c’è stato per le Sacre scritture a partire dalla teoria dell’interpretazione novecentesca in Europa e in Occidente? Non è il Corano direttamente dettato da Dio a Maometto?

Anche i musulmani che vedono il processo di rivelazione in questo modo diretto hanno sempre voluto comprendere ciò che viene detto. È una cosa recitarlo, bello! Ma è un altra cosa chiedere: cosa dice Dio a noi con queste parole? Dobbiamo ricordare che i modi odierni di interpretazione hanno una vecchia tradizione nell’Islam. C’era già un inizio di ciò che oggi chiamiamo critica testuale e constestualizzazione storica.