Don Mutti, instancabile lavoratore di Cristo

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Una foto di archivio di don Battista Mutti ©Delegazione MCI Germania

Mons. Giovanni Battista Mutti, primo missionario di Stoccarda, ha compiuto 100 anni lo scorso 9 ottobre. Oggi vive a Clusone in provincia di Bergamo.

Gli avranno fatto una gran festa il 9 ottobre, giorno del suo centesimo compleanno, anche
se lui preferisce l’onomastico al compleanno, come ebbe a precisare alla Stuttgarter Zeitung in occasione dei suoi 80 anni. Mutti è stato un pionere delle missioni cattoliche italiane in Germania negli anni ‘50, amato e stimato missionario per il suo instancabile lavoro a servizio degli italiani fin oltre il suo pensionamento nel 1983. Riceve nel 1980 la Bundesverdienstkreuz, la croce ordine al merito di Germania dalle mani dell’allora
borgomastro di Stoccarda, Manfred Rommel; nel 1994 arriva la medaglia al merito del Land Baden Württemberg dall’allora ministro presidente Erwin Teufel.
Scrive don Pio Visentin nel 2008, allora delegato delle Missioni cattoliche italiane, per i sessant’anni di sacerdozio di mons. Giovanni Battista Mutti:

“La storia della nostra emigrazione in Germania, a partire dagli anni del dopoguerra, ha scritto pagine gloriose, che portano la firma dei tantissimi lavoratori italiani, che hanno faticato e creduto nei valori del lavoro onesto, degli affetti famigliari e dello spirito. Quelle pagine portano anche la firma di tanti missionari, soprattutto della prima ora, che insieme con i connazionali hanno sostenuto il “pondus diei et aestus” (il peso del giorno e del caldo, Mt, 20, 12, n.d.r.) della vita nelle baracche, della famiglia lontana, dell’incomunicabilità, della precarietà sociale. (…) Ad anni di distanza, caro don Battista, ricordo con sincera gratitudine le tue conversazioni, i tuoi interventi, le tue omelie, che erano una feconda e stimolante espressione della tua passione pastorale e del tuo spirito di solidarietà con l’uomo“.

È diventato un aneddoto leggendario quel treno carico di spaghetti che don Mutti organizzò per alleviare un poco la nostalgia di casa degli emigrati e il peso della vita misera nelle baracche. Don Battista Mutti nasce il 9 ottobre 1923 ad Adro (Brescia), viene ordinato sacerdote il 22 maggio 1948 a Brescia. Nel 1953 fonda la prima missione a Stoccarda, in breve tempo da poche centinaia, gli italiani diventano migliaia.
Così si legge nel libro Die italienischen Katholischen Gemeinden in Deutschland di Vito Antonio Lupo (pagg.
354-356, LIT Verlag, 2005):

“La fondazione della missione cattolica di Stoccarda risale al 13 giugno 1953. All’inizio del giugno 1953 la congregazione del Concistoro incarica il giovane in gamba don Battista Mutti di prendersi cura degli italiani nella Germania meridionale. (…) Questa missione coprì inizialmente l’intero territorio dell’attuale stato federale del Baden-Württemberg e, fino al 1954, anche quello dell’Alta Franconia (Norimberga, Bamberga e Bayreuth). Gli italiani presenti in quella regione erano circa 5.200. Negli anni immediatamente successivi iniziò una straordinaria immigrazione di massa di italiani, che nel 1960 raggiunse la cifra di
60.000 unità (…) Il vescovo Carl J. Leiprecht aveva già nominato don Mutti nel 1959 cooperatore vicario della parrocchia di San Nicola secondo il canone 1096 del CJC
per la cura degli italiani residenti in diocesi e il 25 agosto emanò un decreto che rese le missioni cum cura animarum. Nel primo anno della sua attività, don Mutti cercò
instancabilmente di esplorare il territorio della missione, nel quale in seguito vennero insediate più di 30 comunità cattoliche italiane. Trascorse mesi a “cercare l’uomo”,
cioè degli italiani che vivevano e Mezzo milione di fedeli lasciano la Chiesa.
Offriva servizi religiosi e colloqui agli italiani nelle grandi città, manteneva i contatti con loro attraverso il bollettino parrocchiale La Squilla (che divenne in seguito nel 1963 Corriere d’Italia, n.d.r.), si prendeva cura dei loro figli, li battezzava e sistemava i matrimoni. Dal giugno a dicembre 1953 fece 241 visite a famiglie nel centro e nelle periferie della missione. Per un mese intero fece visita alle famiglie più lontane. Viaggiava a bordo della sua Fiat Topolino, nella quale spesso trascorreva la notte, indipendentemente dal
suo stato di salute e dall’orario”. 

Dalla Stuttgarter Zeitung, 2003, per i suoi 80 anni si legge: “Ho organizzato la visione di film, ho battezzato bambini, ho cantato con la gente canzoni napoletane e loro poi mi chiedevano, che cosa potessero fare per me”. Don Mutti non ha mai amato la parola integrazione, per lui importante è accogliersi, parlarsi, e lo ha sempre testimoniato nella vita.