Il SW vissuto da una delegata in rappresentanza delle comunità di altra madrelingua

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„Siamo una Chiesa, fatta di diverse lingue, culture e mentalità, ma pur sempre una sola chiesa che deve essere sinodale e che ha bisogno di un aggiornamento“ Isabella Vergata Petrelli.

Isabella Vergata-Petrelli è stata delegata del SW, una dei due nominati in rappresentanza delle comunità di altra madrelingua in Germania, con lei c’era anche Emeka Ani, del Zentralkomitee der deutschen Katholiken. Isabella Vergata Petrelli fa parte nella sua diocesi di Magonza della Consulta dei cattolici di altra madrelingua. È italiana di terza generazione in Germania, è presidente del consiglio pastorale di Groß-Gerau, cittadina vicino tra Magonza e Darmstadt, è catechista, è cresciuta nella comunità cattolica italiana, guidata fino a fine 2022 da padre Tobia Bassanelli, dehoniano, ex delegato delle MCI di Germania e Scandinavia. Questa è la sua valutazione del SW per la Chiesa non solo in Germania, e in relazione alle comunità di altra madre lingua. Isabella Vergata Petrelli fa parte anche del gruppo di lavoro Verantwort:ich che ha organizzato per la serata di giovedì 9 marzo nel Kaiserdom St. Bartholomäus di Francoforte la performance sulla crisi degli abusi sessuali nella Chiesa e la sua elaborazione. Il video della performance e le informazioni si possono vedere sul sito del Synodaler Weg.


– di Isabella Vergata Petrelli –

L’Assemblea sinodale è finita, ma non i suoi messaggi. Abbiamo alle spalle molti anni di cammino sinodale e io ne ho fatto parte, ho potuto consultarmi e decidere insieme a molte persone meravigliose su come e dove la Chiesa deve cambiare. La Chiesa cattolica in Germania è in un processo di riforma dal 2019 e sono convinta che il processo non sia affatto terminato con la fine dell’Assemblea sinodale, ma che sia un nuovo inizio. Come una fenice che risorge dalle ceneri! Non abbiamo ancora finito con questa Chiesa. Sono in cammino da più di tre anni e ho incontrato tante persone che stanno percorrendo il cammino del cambiamento e del rinnovamento insieme a me e ne sono grata.

Credo che la Chiesa sia diventata un po‘ più sicura e offra a molte persone il rifugio tanto sperato e necessario. Il Cammino sinodale non ha tolto nulla a nessuno, ma ha aumentato le possibilità di Dio. Tuttavia, in un piccolo cassetto della mia testa c’è anche un foglietto che dice: „Ho fatto abbastanza?“. „Il Cammino sinodale ha raggiunto qualcosa?“. Sono domande che penso molti sinodali si pongano, e io rispondo per me stessa con un „Sì, per questa parte, sì!“. Ma va avanti. Siamo stati come il piccolo domino che ha dato inizio a tutto e ora c’è movimento. E anche se il movimento dovesse fermarsi brevemente in alcuni momenti, basta poco perché la prossima piccola pietra venga mossa per continuare la reazione a catena.

In questo incontro, la presenza di osservatori provenienti da tutto il mondo (non da ultimo da Perù, Australia, Tanzania, ecc.) mi ha fatto capire ancora una volta che il Cammino sinodale della Chiesa in Germania è stato e sarà la prima pietra miliare di tante reazioni a catena. Abbiamo veramente vissuto e visto uno „slancio di sinodalità della Chiesa mondiale nell’Assemblea sinodale“, e qui faccio eco alle parole della presidente della ZdK, Irme Stetter-Karp.

Sulla performance verantwort:ich

Faccio parte anche dell’AG Verantwortung (gruppo di lavoro Responsabilità). lo spettacolo è stato commovente, opprimente e liberatorio. Ho sentito molte opinioni in merito. Lo spettacolo è un segno di assunzione di responsabilità, non è una sorta di „e con questo chiudiamo“, quanto un „guardate, siamo tutti responsabili; cambiamo qualcosa“.
Dopo la performance non si riusciva a dire nulla. Si era pietrificati. Si provava rabbia e si sentiva il bisogno di tagliare i nastri bianchi e i grovigli neri. Un grande ringraziamento va a tutti gli artisti, a Elisabetz Lutz, Esther Göbel, Markus Schuck e a tutta la AG Verantwortung per la realizzazione di verantwort:ich – Leite mich!

Sul testo propositivo di azioni: „Il celibato dei sacerdoti – rafforzamento e apertura“

Questo testo è stato adottato con una maggioranza schiacciante, ma il celibato obbligatorio andrà esaminato a Roma. La richiesta vera e propria è stata eliminata dal testo ed è diventata una richiesta di verifica. Certo, questo è probabilmente un compromesso del compromesso, ma è un altro passo nella giusta direzione. In generale, negli ultimi giorni ho visto e percepito una grande disponibilità al compromesso da parte di tutte le parti. Ma il principio dell’ascolto reciproco sembra funzionare. La sinodalità è vissuta e porta a risultati concreti, che a loro volta servono come base per un ulteriore lavoro, nelle singole diocesi e anche nella Commissione sinodale che viene ora dopo il SW. Il più grande terreno comune dell’Assemblea sinodale è stata l’ammissione che la Chiesa deve cambiare. Tuttavia, rimane un retrogusto amaro, perché molti testi sono stati indeboliti dai numerosi emendamenti dei vescovi.

Ora è il momento di diventare più concreti nelle singole diocesi, da molte parti in Germania si stanno già praticando molte cose, come la predicazione da parte di laici e donne o le celebrazioni di benedizione per le coppie queer. Molti desideri sono ancora aperti, ma sono sincera: non me lo sarei mai aspettato e, anche se so che questi passi arrivano troppo tardi per molte persone, mi aggrappo alla speranza di un cambiamento e di prossimi passi concreti nella mia diocesi e nella mia Chiesa. Ritengo che il Cammino sinodale sia un’ottima base per un ulteriore lavoro. Sono stati posti molti segnali forti e importanti, come il testo sulla „diversità di genere“.

Come portare avanti ora le istanze del SW

Il Cammino sinodale mostra che dobbiamo vivere la sinodalità ancora meglio e più concretamente, ha mostrato che ci sono opinioni molto diverse e ha reso chiaro che qualcosa deve cambiare. La Commissione sinodale mi fa sperare che la Chiesa sinodale possa essere vissuta e consolidata ancora meglio.

Come rappresentante delle comunità di altra madrelingua vorrei anche difendere il diritto di co-consultazione e co-decisione. Ma non in una Chiesa tedesca, bensì nella Chiesa in Germania. Fortunatamente, nella mia diocesi di Magonza questo concetto di chiesa nazionale non è più utilizzato o lo è a malapena, ed esiste un Consiglio consultivo di cattolici di altra madrelingua che sensibilizza continuamente. Per quanto ne so, un simile Consiglio consultivo non esiste in tutte le diocesi.

Synodaler Weg, Delegaten aus Mainz
La squadra di Mainz al Synodaler Weg, (ottobre 2021) da s. Pfarrer Markus Wigbert, Isabella Vergata, il vescovo Peter Kohlgraf, vescovo ausiliare Udo Bentz, Daniela Ordowski e Martin Buhl®Bistum Mainz

Quando sono arrivata a Francoforte per la V assemblea mi è stato chiesto: „Signora Vergata Petrelli, che cosa ne pensa? Dove si collocano le comunità di altra madrelingua? Posso dire chiaramente: ovunque! Alcune, con rispetto parlando, con le inquietanti bandiere rosse, coi manifesti azzurri discriminatori e disumani, altre invece si collocano insieme agli ombrelli magenta e ai cuscini che chiedono uguaglianza, simbolo dello spazio e del rifugio delle donne nella chiesa, e chi alla bandiera arcobaleno con tutto il suo messaggio, senza battere ciglio. Ripeto quello che ho detto in tutte le riunioni del Sinodo: le comunità di altra madrelingua sono diverse fra loro e al loro interno. Per me è stato ed è importante deliberare e decidere insieme, negli ultimi anni qui nell’assemblea sinodale e in futuro anche nella commissione sinodale, nei consigli, nelle diocesi, ovunque. Pertanto, nella commissione sinodale dovrebbero continuare a esserci almeno due rappresentanti per poter rispecchiare le diverse opinioni e la diversità delle comunità di altra madrelingua. Se questo non dovesse essere possibile, vorrei suggerire alla commissione la possibilità di pensare a osservatori e/o consulenti che rispecchino ciascuno orientamenti e opinioni esistenti nell’Assemblea sinodale.

Parlo da parte delle comunità di altra madrelingua qui in Germania, ma anche per i cattolici di altra madrelingua in tutto il mondo, che non possono e non vogliono identificarsi con una Chiesa discriminante, ristretta ed ermeticamente chiusa, e che lottano contro di essa, e in questo senso concludo: Siamo una Chiesa, fatta di diverse lingue, culture e mentalità, ma pur sempre una sola chiesa che deve essere sinodale e che ha bisogno di un aggiornamento.



Il 7 marzo diversi gruppi cattolici italiani hanno inviato una lettera al SW. Scaricala cliccando sotto:

2023-Lettera-dei-gruppi-italiani-a-sostegno-del-Cammino-sinodale-della-Chiesa-cattolica-in-Germania


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