Il “Cammino Sinodale” delle Comunità italiane

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Pubblichiamo la terza parte della relazione del Delegato P. Tobia Bassanelli al recente Convegno Nazionale delle Missioni italiane in Germania (Bergisch Gladbach, 16-19 settembre 2019), dedicata al “cammino sinodale” della Chiesa tedesca, in particolare come verrà vissuto nelle Comunità di lingua italiana in Germania

Deciso nell’Assemblea primaverile della DBK (Conferenza Episcopale Tedesca) dell’11-14 marzo a Lingen, il cammino sinodale vincolante della Chiesa tedesca acquista sempre più contorni precisi, sostenuto anche dalla lettera di Papa Francesco del 29 giugno 2019 “An das pilgernde Volk Gottes in Deutschland”. Il Papa scrive “al popolo di Dio che è in cammino in Germania”, quindi non direttamente ai vescovi, ma all’insieme della Chiesa tedesca, a tutte le Comunità, quindi anche alle nostre. “Siamo consapevoli – scrive il Papa – che non viviamo solo in un periodo di cambiamenti, ma molto di più, in una svolta dei tempi, che solleva nuovi e vecchi problemi, di fronte ai quali un confronto è giustificato e necessario”.

La preoccupazione principale del Papa è che sia lo Spirito a guidare il cammino sinodale. Che non siano le riforme delle strutture a stare al centro del dibattito, a occupare il primo posto, ma l’evangelizzazione, come cioè rilanciare in modo aggiornato e appropriato i contenuti della fede, per ritrovare la credibilità persa e fermare l’emorragia inesorabile dei credenti, in particolare la scristianizzazione della società.

Il Dialogprozess, iniziato nel 2011 come una risposta alla perdita di credibilità in seguito agli scandali degli abusi sui minori da parte del clero, tradottosi anche in lenta ma inesorabile decrescita, non basta più. Il dialogo interecclesiale tra vescovi e laici non è più sufficiente, sostiene in particolare il ZdK, se non si incarna in cambiamenti concreti. Dal Dialogprozess si passa ora al Reformprozess, attivato con l’avvio del cammino sinodale.

Questo si è concretizzato con la costituzione di quattro settori di lavoro: il Forum „Macht, Partizipation, Gewaltenteilung“, sotto la responsabilità del vescovo Dr. Karl-Heinz Wiesemann (Speyer); il Forum „Sexualmoral“, con il vescovo Dr. Georg Bätzing (Limburg); il Forum „Priesterliche Lebensform“, con il vescovo Dr. Felix Genn (Münster); e il Forum „Frauen in Diensten und Ämtern der Kirche“, con il vescovo Dr. Franz-Josef Bode (Osnabrück).

È il binario su cui anche noi vogliamo procedere nei prossimi anni: da una parte con una presenza attiva nei cambiamenti in corso nelle diocesi, attraverso anche le varie rappresentanze che vi abbiamo; dall’altra con un interessamento permanente ed una partecipazione attiva al dibattito messo in atto dal cammino sinodale nella Chiesa tedesca, che dovrebbe durare due anni.

In che modo? I temi dei quattro fori potrebbero diventare, oltre che momenti di riflessione all’interno dei Consigli Pastorali, ambiti di studio e di dibattito negli incontri di zona, già a partire da quelli di novembre. Ma anche gli Esercizi Spirituali, gli incontri dei collaboratori volontari e dei giovani, sia a livello nazionale che zonale, non dovrebbero restare esclusi da un adeguato approfondimento. Se il Papa scrive non direttamente ai vescovi ma al popolo di Dio in Germania, penso abbia un chiaro significato: il cammino sinodale deve essere fatto da tutti, e deve partire dalla base: toccherà poi ai vescovi tirare le conclusioni pastorali pratiche.

Non dobbiamo attenderci cambiamenti radicali, come il sacerdozio slegato dal celibato ed esteso alle donne, la cui competenza appartiene oltre tutto alla Chiesa Universale, cioè al Papa. Del resto vediamo come la Chiesa evangelica, dove il pastore è sposato e la donna accede a tutti i ministeri, vive forse una crisi più profonda dei cattolici. Nel 2018 la Chiesa evangelica ha perso 220mila fedeli. Lo ricorda anche l’arcivescovo di Berlino mons. Heiner Koch, che, con grande realismo, non si aspetta più un ritorno in massa nella chiesa.

Le strutture hanno la loro importanza, ma non bisogna individuare primariamente in loro la fonte dell’attuale crisi. Questa ha radici molto più profonde. Si è spezzata la trasmissione delle fede nelle famiglie. Solo il 37% dei genitori cattolici, secondo alcuni recenti studi, trasmetterebbe la fede ai figli. Il vero problema è la tenuta del Vangelo, dei valori cristiani nelle società moderne, benestanti e borghesi, che non vedono più l’utilità della fede in Dio, o almeno della sua organizzazione in strutture specifiche, come sono appunto le Chiese.

Il Vangelo ha fatto il suo tempo? Dio non c’entra con la storia del mondo? Il Popolo di Dio si è perso nel deserto?

Domande forse retoriche ma legittime. La fede è in primo luogo un cammino verso la pienezza della verità, verso una terra che resta sempre promessa. Tocca a noi, alle nostre Comunità, documentare che con Dio si vive meglio, la fede aiuta a migliorare sé stessi e il mondo, i valori evangelici tonificano e portano a compimento quelli umani, generano pace e gioia. Evidentemente se vissuti con coerenza. La decadenza umana e sociale appartiene ad altre culture, alle logiche degli idoli, delle intolleranze, dell’odio, delle esclusioni reciproche.

Con il “popolo di Dio che è in cammino in Germania”, entriamo quindi anche noi in una mentalità sinodale, affidandoci in primo luogo alla gestione dello Spirito, perché ci aiuti ad individuare il cammino più adeguato per le nostre Comunità parrocchiali, in modo che esse siano, oltre che luoghi di fede, ambienti di autentica aggregazione umana, di socializzazione delle persone. Come tema di fondo per questo nuovo anno pastorale 2019-2020 propongo pertanto quello del primo foro del cammino sinodale: il potere nella chiesa, la partecipazione, la distribuzione delle competenze, la gestione dell’autorità, l’esercizio dei carismi. Gesù ha affrontato più volte questo tema all’interno del gruppo dei discepoli e dei suoi seguaci, cercando di capovolgere la mentalità imperante nel mondo politico e sociale di allora, come di oggi, chiesa compresa. Ha riassunto il suo insegnamento in un gesto clamoroso e scandaloso durante l’ultima cena, con cui ha sintetizzato il senso della sua vita e commentato plasticamente il suo testamento di amore: la lavanda dei piedi. “Se io vi ho lavato i piedi…”: ecco il tema che ci accompagnerà e interpellerà per i prossimi mesi. La Chiesa è un luogo di servizio o di potere? È guidata dallo Spirito o dagli umori personali?

Il Nostro Convegno Nazionale è proprio caduto nel momento cruciale del parto sinodale: tra la Conferenza dei rappresentanti della DBK e del ZdK lo scorso fine settimana (13-14.09.19 a Fulda) e l’Assemblea plenaria della DBK la prossima settimana (23-26 settembre a Fulda), che, con l’Assemblea Plenaria del ZdK (22-23 novembre, a Bonn), definiranno i passi successivi. E forse integrazioni. La teologa dell’Università di Vienna Marianne Schlosser in un recente articolo su “Die Tagespost” si meraviglia come tra i 4 temi del cammino sinodale manchi proprio quello che nella lettera di giugno del Papa gioca il ruolo maggiore, è il più importante, “l’evangelizzazione”. “Come mai – si chiede – non c’è nessun foro per l’evangelizzazione, il rinnovamento spirituale, il rinnovamento della fede?”

Lo stesso problema se lo è posto il vescovo di Hildesheim mons. Heiner Wilmer, che in una intervista al “Vatican news” dell’11 settembre auspica che il cammino sinodale si apra anche al tema della “missione”, il grande compito della chiesa nel mondo. Le tematiche proposte riguardano in fondo solo la sua vita interna, e non toccano il suo rapporto diretto con le persone e con i diversi gruppi sociali.

Il cammino sinodale inizia ufficialmente con la prima domenica di Avvento. La prima assemblea plenaria del Sinodo è programmata dal 30 gennaio al primo febbraio del 2020. Le assemblee plenarie del Sinodo si terranno nel 2020 e 2021 nel duomo di Francoforte, per la sua centralità, la sua storia (già nel 794 vi ebbe luogo un Sinodo) e perché pochi mesi dopo (il 12-16 maggio 2021) ospiterà il terzo Ökumenischer Kirchentag. Non mancano certo alcune perplessità. I critici del cammino sinodale temono che la chiesa tedesca prenda una strada “nazionale”, o che si spacchi. A questo rischio di una spaccatura ha accennato lo stesso card. Woelki in una intervista al Kirchenzeitung diocesano del 6 settembre, al termine del suo viaggio negli Usa, dove ha verificato simili paure. Questo timore, emerso anche in Germania dopo l’annuncio del sinodo, era stato subito esorcizzato dallo stesso presidente della DBK card. Reinhard Marx. Ora è il presidente del ZdK Thomas Sternberg a rispondere alle perplessità del card. Woelki. Ed anche il vescovo di Mainz Peter Kohlgraf ha preso le distanze da Woelki, difendendo il cammino sinodale dalle critiche dei conservatori.

Ma i problemi maggiori per ora vengono dal Vaticano. Il card. Marx ha ricevuto il 4 settembre da Roma una lettera in cui si sollevano diverse obiezioni allo Statuto predisposto per guidare il cammino sinodale. Il tutto, per motivi di trasparenza, è stato pubblicato anche sul sito della Conferenza episcopale tedesca. Lì si possono leggere le perplessità del Pontificio Consiglio per i testi legislativi. Noi vogliamo partecipare ed essere pronti per questo cammino sinodale, pronti con le nostre Comunità. Disponibili e attivi. Un cammino gestito o vissuto solo all’interno delle suddette quattro commissioni, o solo dagli addetti ai lavori, dai rappresentanti dei vari gremi ecclesiali, non porta sicuramente a quell’aggiornamento pastorale e a quel rinnovamento spirituale di cui oggi la Chiesa in Germania ha bisogno per essere vero “sale della terra”, per diventare sempre più una comunità di fratelli a servizio autentico della società, specie dei suoi membri più deboli ed emarginati.