Synodaler Weg – Heße: “Questi temi riguardano tutti”

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Foto: Stefan Heße, arcivescovo di Amburgo. ©Robert Boecker, Erzbistum Hamburg

L’arcivescovo di Amburgo Stefan Heße sul Synodale Weg e i cattolici di altra madrelingua

  • di Paola Colombo

In una pausa durante la V Assemblea sinodale (9-11 marzo) l’arcivescovo di Amburgo, Stefan Heße, che è anche presidente della Commissione XIV della DBK, quella della migrazione, che ha competenza sui cattolici di altra madrelingua, ha gentilmente risposto a un paio di domande.

Si ha l’impressione che il Synodale Weg sia poco conosciuto nelle comunità di altra madrelingua, che ci sia una sorta di diffidenza nei confronti del processo di riforme, di opposizione senza conoscerne i testi. Non sarebbe meglio coinvolgere più rappresentanti delle comunità di altra madrelingua nella Commissione sinodale (Synodaler Ausschuss) che farà seguito al SW, ma anche in altri organismi sia a livello diocesano che parrocchiale?
Sì, sarebbe una cosa buona perché i cattolici di altra madrelingua costituiscono una parte cospicua dei cattolici in Germania – solo nella nostra arcidiocesi di Amburgo sono il 30% – per questo hanno bisogno una buona rappresentanza nei vari organi. Sono contento che a livello federale siano più valorizzati: ce n’è qualcuno di più nel Bundespastoralrat (Consiglio federale pastorale), ci sono rappresentanti nel Zdk. Anche se il SW adesso è concluso, credo tuttavia che sia importante coinvolgere tutti perché familiarizzare con questi temi è una cosa che ci riguarda tutti. Questo processo non si conclude con la quinta assemblea sinodale. Penso per esempio al Concilio vaticano II, che non ho vissuto personalmente, ci sono state le assemblee, che hanno portato alla stesura di documenti e questi devono essere attuati e portati avanti. Ciò significa che non ci fermiamo qui, non mettiamo la parola fine, ma si va avanti e allora dobbiamo vedere come far entrare in contatto questi temi con le missioni di altra madrelingua ma anche con le parrocchie tedesche, gli organismi pastorali, la pastorale categoriale. Questo è un processo che riguarda tutti e che ci richiederà molto lavoro.

A proposito di sinodalità, che esperienza ha fatto?
Stiamo imparando la sinodalità e dobbiamo tutti migliorarci. Il Papa ha iniziato il sinodo universale, in Germania siamo in un cammino sinodale, ci sono tanti altri processi nei quali abbiamo la possibilità di formarci alla sinodalità e di praticarla. Veniamo da una tradizione tedesca, probabilmente in Italia è un po’ diverso, ma non credo che quello che sta succedendo in Germania sia una questione solo tedesca. Gli incontri che faccio mi consentono di dire che i temi che discutiamo qui ci sono anche nella Chiesa universale, almeno nel mondo occidentale. Alcuni dicono che questi argomenti sono “sotto il tavolo” e fra qualche anno saranno “sul tavolo”. La domanda è come affrontarli. Li affrontiamo apertamente, questa è la nostra modalità, anche nella prospettiva degli abusi, che, credo, ci siano più o meno un po’ dappertutto nella Chiesa universale. Gli abusi poi vanno fronteggiati seriamente e sistemicamente. E sistemicamente si fa fronte al cambiamento. Queste questioni non si fermano ai confini di un paese ma vanno oltre.


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Il SW vissuto da una delegata (Isabella Vergata Petrelli) in rappresentanza delle comunità di altra madrelingua | Delegazione-mci

Mons. Stefano Russo, osservatore al Synodaler Weg | Delegazione-mci


Il 7 marzo diversi gruppi cattolici italiani hanno inviato una lettera al SW. Scaricala cliccando sotto:

2023-Lettera-dei-gruppi-italiani-a-sostegno-del-Cammino-sinodale-della-Chiesa-cattolica-in-Germania