Guardare al futuro: la riapertura a Freiburg – Ein Blick in die Zukunft

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Comunità di Freiburg con padre Sergio a destra

La nuova comunità del Süd Baden: Freiburg, Rheinfelden, Todtnau.
(Deutsche Fassung folgt unter der Italienischen)

– di Paola Colombo-Beck –

Il convento Herz Jesu si trova a nord est del centro storico di Friburgo, È una zona tranquilla, la gente ci vive, vicino c’è la facoltà di biologia con il suo giardino botanico. Il Kloster Herz Jesu, come indica il nome, è la casa dei dehoniani, la congregazione del Sacro Cuore di Gesù. Lì da anni si è raccolto un folto gruppo che partecipa alla liturgia in italiano con padre Sergio Rotasperti, dehoniano, biblista.

Kloster Herz Jesu ©PCB

Padre Sergio, dopo il caffè del mattino in convento, con anche Holger Sawatzki, ci fa salire in auto per andare a Rheinfelden: “Sono felice – dice p.Sergio – la gente è veramente contenta perché si sente presa in considerazione”. La nuova comunità Süd-Baden, istituita dalla diocesi di Freiburg lo scorso 1° febbraio, comprende la comunità che si raccoglie intorno allo Herz Jesu, quella di Rheinfelden e quella di Todtnau. “Un territorio, che per estensione è grande come la Valle d’Aosta”, dice p.Sergio. Quella mattina di fine febbraio era scesa una leggera spolverativa di neve e chissà che cosa avremmo trovato a Rheinfelden, a ottanta chilometri a sud di Friburgo, praticamente sul confine svizzero. Infatti lì il fiume Reno separa Germania e Svizzera. Dall’altra parte del fiume c’è l’altro Rheinfelden, quello svizzero. Mentre p.Sergio guida, Holger racconta il lungo iter, cominciato nel 2018 con padre Levi, un anno prima che arrivasse p.Sergio da Neustadt, che ha portato al riconoscimento della comunità. Holger è sposato con una donna italiana “lei è piu tedesca di me” dice Holger sorridendo nel suo perfetto italiano, imparato da autodidatta, “ciò che ha sbloccato la situazione in diocesi è stato un colloquio con il vescovo al quale eravamo presenti Mariantonietta, Francesca e io”. La nuova comunità di Freiburg è frutto di un lavoro di concerto che ha visto impegnati il provinciale dei dehoniani, padre Heinz Lau, l’ex delegato delle MCI di Germania, padre Tobia Bassanelli, l’attuale delegato, don Gregorio Milone e la comunità con padre Sergio. Certamente il sì è arrivato dal vescovo ausiliare, Peter Bierkhofer, il quale si è reso conto che a Freiburg c’erano esigenze che andavano soddisfatte, la vitalità e la tenacia della comunità di Freiburg poi lo hanno convinto. In particolare Holger ha giocato un ruolo importante. Lui, appoggiato dalla comunità, da buon avvocato, ha sempre trovato la via per continuare con perseveranza anche quando il progetto aveva subito una battuta di arresto e le difficoltà sembravano insormontabili. Poco tempo fa, dopo il colloquio con il vescovo, la situazione si è sbloccata. Il contratto stipulato fra diocesi e il Kloster Herz Jesu, firmato dal provinciale padre Lau, prevede l’istituzione della comunità di Freiburg e il passaggio di Rheinfelden e Todtnau, dalla missione di Villingen, al Kloster Herz Jesu. “Ci abbiamo tenuto a comunicare tutto a don Mimmo Fasciano a Villingen, chiedere il sostegno e un incontro” – dice Holger – “abbiamo fatto tutto nella massima trasparenza perché non volevamo fraintendimenti”. A Friburgo c’è da tempo una richiesta che non poteva essere soddisfatta dalla sola missione di Villingen.

Intorno allo Herz Jesu, dopo la chiusura della missione nel 2008, si è raccolto negli ultimi dieci anni un gruppo di credenti molto attivo, ci si può chiedere tuttavia perché fosse necessario avere una comunità ufficialmente riconosciuta. È ancora Holger, l’avvocato, a rispondere con il suo tono mite ma fermo: “Se i dehoniani spostano p.Sergio, la comunità finisce. Volevamo formalizzare il tutto affinché la comunità possa esistere anche se il sacerdote che ci segue, un giorno dovrà prendere un altro compito”.

Dopo un’ora di auto arriviamo a Rheinfelden, non c’è traccia di neve ma una calorosa accoglienza nella casa parrocchiale con Giulia, Debora con la sua bambina e Claudia. Giulia e Debora sono del posto, mentre Claudia vive più lontano, a Steinen, vicino a Lörrach. Debora e Claudia sono nate in Germania, hanno sposato due italiani che recentemente sono emigrati in Germania. Debora Colicchio-Alu fa la sagrestana e racconta: “Venivo sempre alla messa italiana con don Mimmo però andavo anche alla messa italiana in Svizzera, che c’è ogni domenica, dove facevo già la lettrice”. Debora andava all’altro Rheinfelden, quello svizzero, separato dal Rheinfelden Baden solo da un ponte. Da circa sei mesi lavora come sagrestana della chiesa di Karsau che fa parte della parrocchia di Rheinfelden: “Mi piace la vita di comunità, apro, chiudo la chiesa, mantengo l’ordine, preparo per la messa, per battesimi e matrimoni, sono presente anche agli incontri di preghiera di pace di Taizé; a carnevale abbiamo fatto uno stand con la vendita di pesce. Le offerte le abbiamo mandate a una parrocchia in Perù con cui siamo in contatto”.

L’incontro di Rheinfelden con Giulia, Paola, Holger, p.Sergio, Debora e Claudia ©Com. Süd-Baden

Giulia Mazzei è una nonna, è venuta da giovanissima dalla Calabria per stare con il marito. Lei, Claudia e Debora sono attive nella parrocchia tedesca di Rheinfelden, eppure la liturgia in lingua italiana per loro come per gli altri è importante: “La messa in lingua italiana mi fa sentire a casa”, dice Debora e Claudia Forte aggiunge: “Ho sentito nella comunità italiana calore, mi sento a casa”. Claudia dai racconti di sua madre sa com’era una volta la comunità cattolica italiana, molto affiatata e numerosa, come oggi è quella croata, dice con ammirazione. Lei si occupa con altre donne di catechesi per il battesimo. Interviene padre Sergio, che finora ha ascoltato con interesse: “È un bisogno di appartenenza, quello della comunità italiana e, anche se molti sono ben integrati, questa appartenenza attraverso la lingua italiana fa bene anche alla parrocchia tedesca”. P.Sergio è già in contatto con il parroco tedesco di Rheinfelden e insieme stanno gettando le basi per una buona collaborazione. Holger aggiunge che “è importante che le tre comunità del Süd-Baden si conoscano, che si costruisca l’appartenenza e le persone si sentano parte di una comunità più larga”. Giulia, accanto a me intanto mi allunga dei fogli dicendo: “Non so raccontare, ecco alcune cose che ho scritto e un’intervista che mi hanno fatto”. Non è vero, sa raccontare benissimo: “Sono voluta venire in Germania contro il parere di tutti, della mia famiglia e di quella di mio marito. Ai miei scrivevo di essere in paradiso ma avevo le mie difficoltà. Il mio angolo di paradiso era il mio piccolo appartamento con mio marito e la Chiesa. C’era allora la messa in italiano una volta al mese ma per me era troppo poco, andavo a quella tedesca, non capivo nulla, leggevo a casa le letture. Mi conoscevano di vista e una volta nel 1990 il vicario di allora mi disse che doveva essere eletto il consiglio parrocchiale e aggiunse che lui e il parroco pensavano di presentare anche una persona italiana. Io pensavo chi proporre, ‘Signora Mazzei’ – mi disse – ‘ noi pensiamo a Lei’. Contro ogni previsione ho avuto molti voti. Ho fatto cinque ‘legislature’ nel consiglio parrocchiale. Perché ho fatto questo? Perché ho sempre lottato per l’integrazione nella società tedesca ma mantenendo la mia identità, sempre. Ho pensato come posso fare del bene? Come posso coinvolgere la mia gente?. Non è stato facile però “ho sempre trovato disponibilità, i sacerdoti tedeschi mi sono sempre venuti incontro”. Una comunità di diaspora, che ha sempre collaborato con “i tedeschi”. Uno scatto fotografico chiude una mattinata, intensa di racconti, di prospettive future. La nuova comunità di Süd-Baden è per loro “una boccata di aria fresca”, è essere comunità attiva, dice Claudia, poter coinvolgere anche i bambini, aggiunge Debora, è la possibilità di costruire sinergie nuove con padre Sergio come guida spirituale. Peccato non aver potuto incontrare la comunità di Todtnau, non c’era il tempo. La sera a cena p.Sergio e Holger mi fanno incontrare Elia e Mariantonietta della comunità di Freiburg. Mariantonietta Gianfrancesco si è trasferita da Monaco per mettere su casa con il marito e già a Monaco le avevano detto che avrebbe trovato a Friburgo una comunità viva. Lei ed Elia Carbognani fanno parte di END, l’Equipe Notre Dame, il movimento internazionale di laici che aiuta le coppie sposate a scoprire e vivere la dimensione del sacramento del matrimonio. Elia, cresciuto in Ticino, è un giovane laureato in teologia, ha vissuto tre anni in un monastero camaldolese. Loro due con Holger sono il team della comunità di Freiburg.

P Sergio pensa a progetto di lavoro nelle tre comunità, basato sulla corresponsabilità, con laici come dirigenti di comunità: “Il primo step è costruire un team, due-tre persone per comunità che sia la regia della comunità. Occorre creare un gruppo di lavoro con una struttura snella e pratica con persone siano autorevoli e credibili. A me spetta il compito di dare le linee pastorali”.

P. Sergio aggiunge che le tre comunità non devono fare tutte le stesse cose, non vuole riprodurre le parrocchie e aggiunge: “Penso a una comunità non solo sacramentale ma fondata sulla Parola ed sull’Eurcarestia. Inoltre è importante che siano ben definiti i ruoli di tutti. Il sacerdote non è il factotum, perché non è ecclesiale, non è popolo di Dio”. La comunità Süd-Baden vuole essere un riferimento per gli italiani, fare in questo da unità e coordinamento, in collegamento con la parrocchia locale tedesca, per ascoltare e raccogliere i bisogni della comunità. Per p.Sergio è importante evitare che se il missionario va via, la comunità cade, si scioglie. Da tanto tempo si sente parlare di come saranno le comunità cattoliche in futuro, del rapporto con la chiesa locale, della lingua italiana, del ruolo dei laici anche come dirigenti di comunità, di quali attività offrire. La comunità Süd-Baden, di cui p.Sergio è responsabile, è una risposta a questo, un esempio di apertura, di vivacità, di partecipazione e corresponsabilità. Auguriamo a Freiburg, Rheinfelden e Todtnau di proseguire in questa pratica di fede con la stessa intensità ed entusiasmo che hanno.

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Ein Blick in die Zukunft:
Wiedereröffnung der Italienischen Katholischen Gemeinde in Freiburg im Breisgau

Die neue Gemeinde Südbaden: Freiburg i.Br., Rheinfelden, Todtnau

Paola Colombo-Beck

Das Kloster Herz Jesu liegt nordöstlich der Freiburger Altstadt.  Es befindet sich in einer ruhigen, aber lebendigen Wohngegend.  Die Fakultät für Biologie mit ihrem wertvollen botanischen Garten liegt ganz in der Nähe.   Das Kloster Herz-Jesu ist, wie der Name schon sagt, die Wirkstätte der Dehonianer, der Kongregation des Heiligsten Herzens Jesu.  Seit Jahren versammelt sich dort sonntags eine große Gruppe, um mit dem Dehonianer-Pater Sergio Rotasperti, einem Bibelwissenschaftler, die Liturgie in italienischer Sprache zu feiern.

Nach dem Morgenkaffee im Kloster steigen Pater Sergio, Holger Sawatzki und ich ins Auto, um nach Rheinfelden zu fahren: „Ich freue mich,“ sagt Pater Sergio, „die Leute sind richtig glücklich, weil sie sich wertgeschätzt fühlen.“   Die neue ‚Italienische Katholische Gemeinde Süd-Baden‘, die am 01. Februar 2022 von der Erzdiözese Freiburg errichtet wurde, umfasst die Gemeinde im Umkreis des Klosters Herz-Jesu, also auch Rheinfelden und Todtnau.  „Das Gebiet ist flächenmäßig so groß wie das Aostatal“, sagt P. Sergio.   An jenem Morgen Ende Februar hatte es in Freiburg leicht geschneit   und wer weiß, was wir im ca. 80 km entfernten Rheinfelden –   fast an der Schweizer Grenze – für Wetterverhältnisse antreffen würden.  Nur der Rhein trennt Deutschland von der Schweiz.   Am gegenüber liegendem Flussufer liegt auch Rheinfelden, aber es ist das Schweizerische Rheinfelden.

Während Pater Sergio fährt, erzählt Holger von dem langen Procedere, das schliesslich zur Anerkennung der Gemeinde geführt hat.   Es begann im Jahre 2018 mit Pater Levi, ein Jahr vor der Ankunft von Pater Sergio aus Neustadt, der dann die Anerkennung der Gemeinde erreicht hat.  Holger ist mit einer Italienerin verheiratet und meint: „Sie ist deutscher als ich.“  Sein perfektes Italienisch hat er sich autodidaktisch beigebracht.  „Was die Situation in der Diözese entschärft hat, war ein Gespräch mit dem Bischof in Anwesenheit von Mariantonietta, Francesca und mir.“  Die neue Italienisch-sprachige Gemeinde Freiburg ist also das Ergebnis von Einverständnis zwischen dem Pater Provinzial der Dehonianer, Pater Heinz Lau, dem ex-Delegaten der Ital. Kath. Gemeinden in Deutschland, Pater Tobia Bassanelli sowie dem derzeitigen Delegaten, Pfr. Gregorio Milone und der Ehrenamtlichen Gemeinde mit Pater Sergio.   Sicherlich ist das JA vom Weihbischof Peter Birkhofer gekommen, der erkannt hat, dass es in Freiburg pastorale Bedürfnisse gab, die es zu befriedigen galt. Schließlich haben ihn die Lebendigkeit und die Hartnäckigkeit der Freiburger Gemeinde überzeugt.  Insbesondere hat Holger Sawatzki dabei eine wichtige Rolle gespielt.  Von der Gemeinde unterstützt, hat der Jurist stets mit Beharrlichkeit den richtigen Weg gefunden, selbst dann, als das Projekt ins Stocken geriet und die Schwierigkeiten unüberwindbar schienen.

Nach dem Gespräch mit dem Bischof hat sich die Lage entspannt.  Der vom Pater Provinzial P. Lau unterzeichnete Vertrag zwischen der Erzdiözese Freiburg und dem Kloster Herz Jesu sieht die Errichtung der Freiburger Gemeinde und die Übertragung der Italienischen Katholischen Gemeinden Rheinfelden und Todtnau, die bis dahin zur Gemeinde Villingen gehörten, an das Kloster Herz-Jesu vor.   „Wir haben Pater Mimmo (Domenico) Fasciano in Villingen alles mitgeteilt und haben ihn um Unterstützung und um ein klärendes Gespräch gebeten,“   sagt der Jurist Holger Sawatzki, „um Intransparenz und Missverständnisse zu vermeiden.“   Der Diözese Freiburg liegt schon lange eine Bitte um Hilfe vor, die nicht von der Mission Villingen alleine befriedigt werden kann.

Nach der offiziellen Schließung der Mission im Jahre 2008 hat sich in den vergangenen zehn Jahren im Umfeld des Klosters Herz-Jesu eine aktive Gruppe von Gläubigen gebildet.  Man könnte fragen, warum es einer vom Bistum anerkannten Italienisch-sprachigen Gemeinde bedurfte. Wieder ist es Holger, der Anwalt, der in seinem milden, aber bestimmten Ton antwortet: „Wenn die Dehonianer P. Sergio an einen anderen Ort versetzen, dann stirbt die Gemeinde.  Deshalb wollten wir alles förmlich und offiziell machen, damit die Gemeinde Fortbestand hat, selbst der für uns zuständige Priester eines Tages eine andere Aufgabe übernehmen sollte.“

Nach einer einstündigen Autofahrt gab es keine Spur von Schnee mehr, aber einen warmherzigen Empfang im Pfarrhaus durch Giulia, Debora mit ihrer kleinen Tochter und Claudia.  Giulia und Debora leben im Ort, während Claudia in Steinen, nahe Lörrach, wohnt.  Debora und Claudia sind in Deutschland geboren und haben vor kurzem zugewanderte Italiener geheiratet.  Debora Colicchio-Alu betätigt sich als Sakristanin und sagt: „Ich bin immer für die italienische Messe in die Schweiz gefahren, und dort war ich auch Lektorin.“  Debora meint ins Schweizerische Rheinfelden, das nur eine Brücke von Rheinfelden Baden trennt.  Seit ca.  sechs Monaten arbeitet sie als Sakristanin in der Kirche von Karsau, das zur Gemeinde Rheinfelden gehört: „Mir gefällt das Gemeindeleben. Ich öffne und schließe die Kirche, sorge für Ordnung, bereite Gottesdienste, Taufen und Hochzeiten vor, bin auch bei den Friedensgebetstreffen von Taizé dabei.  An Fastnacht hatten wir einen Stand mit Fischverkauf.  Die Opfergaben haben wir an eine Gemeinde in Peru gesandt, mit der wir in Kontakt stehen.“

Giulia und Debora sind in der deutschen Gemeinde Rheinfelden aktiv, aber die Liturgie auf Italienisch ist ihnen wichtig: „Bei der Messe in italienischer Sprache fühle ich mich zuhause,“ sagt Debora und Claudia Forte fügt hinzu: „Ich habe in der italienischen Gemeinde Wärme gespürt – dort fühle ich mich zuhause.“  Claudia weiß aus Erzählungen ihrer Mutter, wie die Italienische Katholische Gemeinde früher war: „Sehr engmaschig und gut besucht, so wie die kroatische Gemeinde heute noch immer ist,“ sagt sie voll Bewunderung.

Claudia kümmert sich mit anderen Frauen in ihrer Gemeinde um die Taufkatechese.  P. Sergio   lernt diese Menschen gerade erst näher kennen   und hat bislang interessiert zugehört.  Er fügt an: „Es ist der italienischen Gemeinde ein Bedürfnis dazuzugehören, aber obwohl viele sehr gut integriert sind, tut diese Zugehörigkeit durch die italienische Sprache auch der deutschen Gemeinde gut.“  P. Sergio steht bereits in Kontakt mit dem deutschen Pfarrer in Rheinfelden und gemeinsam legen sie den Grundstein für eine gute Zusammenarbeit.  Holger ergänzt, dass „es für die drei Gemeinden Süd-Baden (Freiburg, Rheinfelden, Todtnau) wichtig sei, sich kennenzulernen, und Zusammengehörigkeit zu schaffen, damit sich die Menschen als Teil einer größeren Gemeinschaft fühlen.“

Giulia Mazzei, die neben mir sitzt, ist Oma.  Sie ist ganz jung und gegen den Willen ihrer eigenen Familie und der ihres Ehemannes aus Kalabrien nach Deutschland gekommen, um bei ihrem Mann zu sein.  Sie reicht mir einige Papiere und sagt: „Ich kann nicht so gut erzählen, aber hier stehen einige Dinge ‚schwarz auf weiß‘, die ich geschrieben habe und ein Interview, das eine lokale Zeitung mit mir geführt hat.“  Doch sie kann gut erzählen und hat eine Menge zu sagen: „Ich schrieb damals meinen Eltern, dass ich hier im Paradies sei und dass sie sich keine Sorgen zu machen bräuchten. Ich hatte aber meine eigenen Schwierigkeiten.  Mein ‚Paradies‘ war unsere kleine Wohnung – und die Kirche.  Damals gab es nur einmal pro Monat eine Messe  auf Italienisch, aber das  war mir zu wenig.  So ging ich zur deutschen Messe, obwohl ich nichts verstand, aber ich las die Lesungen zuhause, um mich vorzubereiten.  Man kannte mich nur vom Sehen, aber 1990 kam der damalige Pfarrvikar zu mir und sagte, dass er für den neu zu wählenden Pfarrgemeinderat gerne eine Italienerin hätte.  Ich habe überlegt, wen ich ihm vorschlagen könnte, aber der Pfarrer meinte: ‚Frau Mazzei, wir denken an Sie!‘  Daraufhin habe ich kandidiert und wider Erwarten viele Stimmen erhalten.“   Seitdem hat Giulia fünf ‚Legislaturperioden‘ im Gemeinderat absolviert.  „Wieso ich das gemacht habe?  Ich habe immer für die Integration in die deutsche Gesellschaft gekämpft, aber ich habe immer meine eigene Identität bewahrt. Ich habe immer überlegt, wie ich Gutes tun und meine Leute einbeziehen kann.  Es war nicht leicht, aber ich bin immer auf Bereitschaft gestoßen, und die deutschen Priester sind mir immer entgegengekommen.“ Rheinfelden ist eine Diaspora-Gemeinde, die immer mit den „Deutschen“ zusammengearbeitet hat.  Ein „Fotoshooting“ beschließt den Vormittag, der von Geschichten und Zukunftsvisionen geprägt war.  Die neue Gemeinde in Süd-Baden ist für die Gläubigen ein frischer Wind.  „Es ist eine aktive Gemeinschaft,“ sagt Claudia, „die neuen Möglichkeiten und Synergien schafft und die lassen sich mit Pater Sergio als geistlichen Leiter sicher gut aufbauen.

Wir bedauern, dass wir auf der Rückfahrt keine Zeit haben, um auch die Gemeinde in Todtnau zu besuchen.  Beim gemeinsamen Abendessen stellen Pater Sergio und Holger Elia und Mariantonietta der Gemeinde Freiburg vor.  Mariantonietta Gianfrancesco ist aus München zugezogen, um sich mit ihrem Mann in Freiburg niederzulassen.  Schon in München haben sie erfahren, dass es in Freiburg i.Br.  eine Italienisch-sprachige Katholische Gemeinde gibt.  Sie und ihr Mann gehören zur END, der „Equipes Notre Dame“, der internationalen Laienbewegung, die Ehepaare dabei unterstützt, die Dimension des Ehesakramentes zu entdecken und zu leben.  Elias, ein im Tessin aufgewachsener, junger Theologiestudent, hat drei Jahre in einem Kamaldulenserkloster gelebt.  Die beiden, Mariantonietta und Elia, bilden zusammen mit Holger das Leitungsteam der Freiburger Gemeinde.

Pater Sergio möchte in allen drei Gemeinden ein ehrenamtliches Pastoralteam aufbauen, das auf der Mitverantwortung von Laien als Gemeindeleiter basiert. „Als Erstes muss ein Team von 2 -3 Personen pro Gemeinde gebildet werden, die die Führung übernehmen. Wir müssen ein Team von schlanker und praktischer Struktur bilden, die sich aus Personen zusammensetzt, die Autorität und Glaubwürdigkeit besitzen. Dabei kommt mir die Aufgabe zu, die pastoralen Leitlinien vorzugeben“. Er fügt hinzu, dass nicht alle drei Gemeinden dieselben Aktivitäten durchführen sollen, denn er möchte lieber keine weiteren Pfarreimuster reproduzieren.  So ergänzt er: „Ich stelle mir eine Gemeinde vor, die nicht nur sakramental ist, sondern auf dem Wort Gottes und auf der Eucharistie gründet.  Dazu müssen die Rollen Aller klar definiert sein. Der Priester  ist nicht das Faktotum, denn das wäre nicht kirchlich und entspräche nicht dem  Volk Gottes.“ Die Süd-Badener Gemeinde möchte für Italiener/-innen und für italienisch-sprachige Gläubige ein Bezugspunkt sein und als Verbindung und Koordinatorin zur deutschen Orts-Gemeinde fungieren, um die jeweiligen Bedürfnisse zu erfassen.

P. Sergio möchte vermeiden, dass eine Gemeinde auseinanderfällt, wenn der Missionar weggeht, bzw.  versetzt wird.  Seit langem wird über die Zukunft der ‚Gemeinden anderer Muttersprachen“ diskutiert:   Über deren Beziehungen zur Ortskirche, über die italienische Muttersprache, über die Rolle der Laien als Gemeindeleiter und über die Aktivitäten, die weiterhin angeboten werden können. Die Gemeinde Süd-Baden, unter der Leitung von Pater Sergio Rotasperti, ist eine mögliche Antwort darauf, ein Musterbeispiel an Offenheit, Lebendigkeit, Beteiligung und Mitverantwortlichkeit.

Wir wünschen Freiburg, Rheinfelden und Todtnau, dass sie diese Praxis des Glaubens auch in der Zukunft mit derselben Intensität und Begeisterung weiterführen.

 

 

Fotos:

 

–  Oben:  die Gemeinde Freiburg mit P. Sergio rechts;

–  Mitte:  das Treffen das Treffen in Rheinfelden mit Giulia, Paola Holger, Pater Sergio,

Debora und Claudia;

–  Links:  der Eingang zum Kloster Herz-Jesu in Freiburg i.Br.

 

 

 

 

 

Fotos:

– Oben: die Gemeinde Freiburg mit Pater Sergio rechts;
– Mitte: das Treffen das Treffen in Rheinfelden mit Giulia, Paola Holger, Pater Sergio,
Debora und Claudia;
– Links: der Eingang zum Kloster Herz-Jesu in Freiburg i.Br.