Enzo Bianchi, biblista, scrittore e fondatore della Comunità di Bose, è scomparso ieri, 1° settembre, all’età di 83 anni. Segue una breve rassegna di articoli che lo ricordano, per la lettura completa si rinvia ai link.
- di Paola Colombo
La Comunità di Bose, fraternità monastica ecumenica nata nel 1965, è un luogo di ricerca spirituale e biblica, riconosciuta e apprezzata a livello internazionale. È un’idea di vita comunitaria che coinvolge uomini e donne, celibi e sposati, battezzati appartenenti a diverse confessioni, uniti dalla ricerca di Dio, dalla preghiera, dal lavoro e dall’ospitalità. Nelle ultime settimane la riconciliazione fra la Comunità di Bose ed Enzo Bianchi era stata avviata, ma la malattia di Bianchi ha impedito la possibilità di un incontro.
Il blog di spiritualità, teologia e cultura biblica Alzo gli occhi verso il cielo riporta diversi articoli e contributi in sua commemorazione.
Si legge qui: https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2026/09/il-monastero-di-bose-ricorda-fratel-enzo.html?utm_source=substack&utm_medium=email Dalla Comunità di Bose: «Come sapete, amici e amiche, gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta».
Segue l’ultimo scambio di messaggi fra Enzo Bianchi e il priore di Bose, Sabino Chialà.
Su ilblogdienzobianchi e sul blog Alzo gli occhi verso il cielo si possono leggere gli interventi del monaco laico Bianchi, le interviste rilasciate ai quotidiani nazionali, e sul canale YouTube si possono ascoltare molti audio. Qui sotto sono riportate alcune sue frasi, come invito a leggere i testi integralmente.
«Per i cristiani Dio è una parola insufficiente perché è una parola che può contenere tante proiezioni umane» (https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/176822/dio-non-ha-bisogno-di-dimostrare-che-esiste-vuole-farsi-conoscere?)
Nel testo “Noi cristiani, in quale Dio crediamo?” Bianchi parte dalla domanda «quale Dio?» e, citando Ippolito di Roma (III sec.), afferma: «Dio è un’espressione ambigua».
«Per noi cristiani, Dio è il Dio di Gesù Cristo (…) Quale Dio, allora? Il Dio di cui solo Cristo è l’immagine (cf. Col 1,15), il Dio che si vede in Gesù Cristo, il Dio che il Figlio Gesù Cristo ci ha raccontato, rivelato (cf. Gv 1,18). Ecco il Dio dei cristiani».
E ancora, su Gesù che ci rivela Dio: «L’uomo Gesù di Nazaret è colui che ci rivela Dio; dunque ciò che possiamo sapere di Dio lo possiamo sapere solo attraverso Gesù, che è il Vangelo, e attraverso il Vangelo, che è Gesù. Dio non lo si conosce elevandosi al di sopra dell’umano o fuggendo, negando la nostra umanità, ma lo si incontra nell’umanità e attraverso l’umano. Questo è il mistero dell’umanizzazione o incarnazione di Dio». (https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/121085/home?)
Alcune reazioni dal mondo cattolico e laico. Il cardinale Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, parla dell’amico Enzo Bianchi su Vatican News https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-09/cardinale-ravasi-enzo-bianchi-comunita-bose-morte-intervista.html nell’articolo di Cecilia Seppia. Ecco un passaggio: «Era tante cose. Lo ricordo soltanto come persona, umanissima» – «Non era mai monodirezionale» (…) «Il nodo che teneva tutta insieme questa molteplicità, questa fantasmagoria nel suo linguaggio, era la fedeltà alla Parola di Dio» – «Lui riusciva a far comprendere a tutti, credenti e non credenti, che il verum, la verità, non si distingue mai dal bonum e dal pulchrum. Riusciva a seminare bellezza».
«Superati gli esami di terza media, al padre non chiese né una bicicletta né un vestito nuovo, ma un orto», così scrive Antonio Sanfrancesco nel bell’articolo che ripercorre la biografia di Enzo Bianchi su Famiglia Cristiana: https://www.famigliacristiana.it/chiesa/enzo-bianchi-morto-fondatore-bose-bak7xnk5
«Egli ha cercato di insegnarci a essere liberi» – scrive oggi il filosofo Massimo Cacciari su La Stampa – «Enzo Bianchi ha cercato di rendere testimonianza alla parola, al verbum oggi più oltraggiato, a quella dimensione profonda del nostro esserci, che nessuna intelligenza artificiale potrà mai attingere, che una volta si chiamava “spirito” e che oggi è diventata sinonimo di mero fantasma».






