Discorso apertura del Delegato al Convegno Nazionale di Palermo

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Momento del convegno, da sin. don Gregorio Milone e mons. Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana e vescovo di Acireale. ©Maurizio Longo

Saluto di don Gregorio Milone, Delegato nazionale all’apertura del Convegno di Palermo

In apertura di questo nostro Convegno Nazionale, voglio innanzitutto rivolgere i miei più vivi ringraziamenti alle istituzioni. Al Presidente della Regione Sicilia, il senatore Renato Schifani che per impegni istituzionali ha dovuto disdire la sua partecipazione. Benvenuto al sindaco della città di Palermo, il dottor Roberto Lagalla che ringrazio per il suo caloroso saluto.

Ringrazio il Vescovo di Acireale e Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, Mons. Antonino Raspanti, oggi qui presente a nome di tutti i Vescovi della Sicilia. Al Presidente della Segreteria generale della CESi e Vescovo di Patti, Mons. Guglielmo Giombanco che ha guidato la preghiera di apertura del Convegno e ha presieduto le Lodi mattutine.

Do il benvenuto ai miei confratelli e a tutti i referenti e collaboratori pastorali che svolgono il loro servizio pastorale nelle 83 Missioni e Comunità di lingua italiana presenti in Germania. Hanno aderito a questo evento ben in 50: un numero considerevole, se si considera anche il viaggio che hanno dovuto affrontare, rimandando, in alcuni casi, anche impegni pastorali.

Ringrazio per la sua partecipazione il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Pierpaolo Felicolo e il Direttore dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana, il diacono Santino Tornesi. E insieme al diacono Santino, diamo il benvenuto ai Direttori, referenti e collaboratori pastorali degli Uffici Migrantes delle diverse diocesi siciliane. Grazie a tutti voi. Anche la vostra numerosa partecipazione nell’esservi a noi uniti, rappresenta una gradita sorpresa e conferma come il tema scelto per il Convegno sia di grande interesse anche per ciascuno di voi.

Ringrazio il moderatore della giornata, il signor Luigi Perollo, dell’Ufficio Stampa dell’Arcidiocesi di Palermo e i graditi ospiti e relatori nella mattinata di questa prima giornata: la dott.ssa Delfina Licata, sociologa delle migrazioni della Fondazione Migrantes; la prof.ssa Edith Pichler, docente di sociologia delle migrazioni dell’Università di Potsdam; la signora Daniela Di Benedetto, Presidente Comites Monaco di Baviera; il prof. Leoluca Orlando già Sindaco e Sindaco onorario della città di Palermo.

Molti si chiederanno perché abbiamo pensato e deciso di organizzare un Convegno in Sicilia, nella città di Palermo. La risposta a questa domanda porta un luogo ed una data: Roma, dal 29 novembre al 2 dicembre 2022. La fondazione Migrantes organizzava in quei giorni il consueto corso di pastorale migratoria e invitava me, come nuovo Delegato nazionale della Germania nel pomeriggio del 1° dicembre, a parlare ai presenti della mia esperienza pastorale e della situazione attuale delle comunità italiane presenti in Germania.

Durante il corso, sentivo parlare la dott.sa Licata, curatrice del RIM (Rapporto Italiani nel Mondo), delle statistiche del flusso migratorio italiano in Europa e, in particolar modo, in Germania. Mi colpì subito un dato: la Germania resta il secondo paese verso cui emigrano i nostri connazionali e la regione italiana più rappresentata è la Sicilia con 250.150 presenze (RIM – Elaborazione su dati AIRE, anno 2022).

Non fu una sorpresa per me, perché noi che operiamo in Germania sappiamo benissimo che sono tanti, anzi tantissimi, i siciliani che frequentano le nostre comunità. Ma restai sorpreso dall’incisività della presenza siciliana in Germania.

Da qui nacque l’idea di proporre e organizzare un Convegno Nazionale in Sicilia. A cena ne parlai con la dottoressa Licata e con il diacono Santino, invitato anche lui al corso Migrantes di Roma. L’idea piacque e insieme ad essa anche l’entusiasmo iniziale. Condividemmo questa idea con il nuovo direttore generale della Migrantes Mons. Felicolo che non esitò ad accogliere positivamente questa bella iniziativa. Ma occorreva, come primo passo, l’approvazione ecclesiastica. Scrissi a Lei, Mons. Raspanti, il 23 febbraio 2023, condividendo questa nostra idea e la sua risposta arrivò in meno di 24 ore con queste sue parole, brevi ma concise, ma che subito mi scaldarono il cuore: “Gentile don Gregorio, volentieri accogliamo la vostra proposta di tenere in Sicilia il Convegno Nazionale dei Missionari e dei Collaboratori pastorali delle Comunità Cattoliche Italiane in Germania. Alla prossima sessione della Conferenza Episcopale Siciliana informerò i miei confratelli, comprendendo la necessità di esprimere qualche missionario proveniente dalla Sicilia”. Grazie, Eccellenza, per quelle importanti parole.

Oggi quell’idea è diventata realtà e nasce da una collaborazione assidua e stretta tra Delegazione Italiana in Germania, Fondazione Migrantes e Conferenza Episcopale Siciliana.

La Chiesa di Sicilia, con la partecipazione dei tanti suoi vescovi che si uniranno qui al Convegno o anche nelle celebrazioni eucaristiche programmate, non solo ci ha spalancato le porte, ma ci accoglie oggi a braccia aperte anche con, me lo lasci dire Eccellenza, straordinari gesti di generosità nella programmazione serale del Convegno.

Ma che cos’è il Convegno Nazionale? Certo per chi come molti di voi che non vivono in Germania, non si è in grado di saperlo. Lo spiego ora brevemente. È l’evento più importante che una volta all’anno organizza la nostra Delegazione Italiana in Germania ed è rivolta ai sacerdoti missionari ma anche referenti e collaboratori pastorali assunti che svolgono il proprio servizio nelle Missioni e Comunità Cattoliche di lingua italiana in Germania (abbreviato MCI Germania). Il nostro Convegno di solito si organizza in Germania e diventa l’occasione per discutere fra noi, confrontarci sulle problematiche che vivono oggi le nostre comunità, le sfide del domani, lo stato di salute, i rapporti con la chiesa territoriale tedesca e le diocesi, le criticità, le debolezze e i punti di forza.

Fatta questa premessa, voglio iniziare questo mio breve introduzione facendo riferimento a questa data: 24 settembre 2023, ultima domenica di settembre, nella quale abbiamo celebrato la 109 Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Un’occasione questa, nella quale la Chiesa porta al centro dell’attenzione la realtà dei migranti e dei rifugiati. Un’occasione per dimostrare la nostra vicinanza alle persone vulnerabili in movimento, poter pregare per loro, ma anche un’occasione che questa giornata offre a noi tutti attraverso spunti per una riflessione personale e comunitaria sulla tematica sempre attuale della migrazione e delle problematiche ad essa connesse.

“Liberi di scegliere se migrare o restare”. Questo il tema del Messaggio che ha accompagnato questa giornata e Papa Francesco ci ha ricordato che “migrare dovrebbe essere sempre una scelta libera, ma di fatto in moltissimi casi, anche oggi non lo è, come lo è stato per la fuga della Santa Famiglia in Egitto.

Non si può restare indifferenti di fronte alla preghiera del Santo Padre:

“… donaci la grazia di impegnarci operosamente a favore della giustizia, della solidarietà e della pace, affinché a tutti i tuoi figli sia assicurata la libertà di scegliere se migrare o restare. Donaci il coraggio di denunciare tutti gli orrori del nostro mondo, di lottare contro ogni ingiustizia che deturpa la bellezza delle tue creature e l’armonia della nostra casa comune. Sostienici con la forza del tuo Spirito, perché possiamo manifestare la tua tenerezza ad ogni migrante che poni sul nostro cammino e diffondere nei cuori e in ogni ambiente la cultura dell’incontro e della cura”.

Il fenomeno migratorio, lo sappiamo, è assai complesso. Viviamo in un tempo di migrazioni che possono essere originate da guerre e persecuzioni, dalle crescenti disuguaglianze sociali, ma anche dalla ricerca di un’occupazione, dalla volontà di raggiungere i propri familiari in altre parti del mondo, da motivi di studio o di ricerca. Ed è per questo che si tende a distinguere in maniera sempre più netta le “migrazioni forzate” dalle cosiddette “migrazione economiche”, e quindi tra coloro che sono costretti a fuggire per proteggere la propria vita e coloro che invece migrano in cerca di una vita migliore.

A proposito delle “migrazioni forzate” nel nostro Paese, la parola ricorrente che tutti abbiamo ascoltato in questi giorni è stata: “crisi migratoria”, riportando il tema della migrazione al centro della cronaca e del dibattito politico e sociale. Ma dopo anni di arrivi sulle nostre coste (soprattutto nel periodo estivo) e attraverso rotte terrestri dove migliaia di uomini, donne e bambini che scappano dal loro Paese in cerca di un futuro migliore, possiamo ancora parlare in continuazione di crisi migratoria? Si può in tranquillità affermare che questo è ormai un fenomeno stabile, un fenomeno che necessita di politiche strutturali e rinnovate, con degli impegni da assumere con serietà.

È allora necessario, in questa direzione, un nuovo approccio alla migrazione, un approccio che deve inevitabilmente superare il concetto stesso di “frontiera”, che non riguarda unicamente il confine territoriale o, in senso più lato, di una “separazione” tra un “noi” e “loro”, ma ponga al centro del dibattito la persona umana, che con fatica intraprende il viaggio della speranza con tutto il bagaglio di sofferenze, timori e rischi che esso comporta. Persone e non numeri da gestire, persone con una storia alle spalle a cui dobbiamo prestare attenzione, storia e storie come abbiamo dedicato una delle giornate di questo nostro Convegno, volti che chiedono aiuto, che cercano accoglienza e che chiedono di essere riconosciuti nella loro dignità di esseri umani.

Accoglienza: è questa la parola chiave. Dobbiamo liberarci da ogni indifferenza e aprire la mentalità alla prassi dell’accoglienza per la costruzione di società inclusive, fraterne, tolleranti e giuste. La pluralità di sempre più modelli culturali in Italia come in Germania, non solo non deve spaventarci, ma semmai rappresenta essa stessa ricchezza a cui poter attingere per migliorare addirittura noi stessi.

Noi, oggi qui presenti, che in qualche modo abbiamo deciso e scelto di operare in questo settore pastorale assai delicato ma altresì importante della migrazione, dobbiamo favorire nelle nostre comunità questa convivenza pacifica tra persone e culture diverse, stimolando sempre più la costruzione di un dialogo interculturale indispensabile, che apra a delle scelte coraggiose, superando le incertezze, la sfiducia e la rassegnazione.

Dopo quanto visto a Lampedusa in queste ultime settimane, considero personalmente profetico vivere questo Convegno dove si parla di migrazione, proprio qui in questa terra, la Sicilia, che è una terra di “frontiera”. E gli enormi sforzi messi in atto dalla Chiesa siciliana che ha aperto le porte di casa offrendo accoglienza a chi fugge da situazioni di disperazione e di sofferenza, non possono che essere per me un esempio da imitare e da cui poter imparare. Ma con grande umiltà vogliamo guardare a Lui, al nostro Maestro Gesù, che con quelle sue parole riscalda i nostri cuori ed incoraggia la nostra azione pastorale: «Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 35-36).

Papa Francesco giustamente ci ha ricordato che “queste parole suonano come monito costante a riconoscere nel migrante non solo un fratello o una sorella in difficoltà, ma Cristo stesso che bussa alla nostra porta. Perciò, mentre lavoriamo perché ogni migrazione possa essere frutto di una scelta libera, siamo chiamati ad avere il massimo rispetto della dignità di ogni migrante; e ciò significa accompagnare e governare nel miglior modo possibile i flussi, costruendo ponti e non muri, ampliando i canali per una migrazione sicura e regolare. Ovunque decidiamo di costruire il nostro futuro, nel Paese dove siamo nati o altrove, l’importante è che lì ci sia sempre una comunità pronta ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutti, senza distinzione e senza lasciare fuori nessuno”.

Muri da abbattere e ponti da costruire: è questa la missione che ci è stata affidata e noi siamo quelle comunità che, come dice il Papa, accogliamo, proteggiamo, integriamo, senza lasciare fuori nessuno.

Voglio brevemente accennare al logo di questo Convegno e al suo significato. È stato creato dal grafico tedesco Oliver Materne al quale ci siamo affidati dando ovviamente anche delle nostre indicazioni. Una croce colorata che porta non solo i colori della nostra bandiera nazionale ma anche quelli della Regione Sicilia, il rosso e il giallo scuro, perché è la Sicilia il luogo che ospita questo nostro Convegno. All’interno della croce, una famiglia moderna: una coppia di genitori che con due bambini sono in movimento su una strada.

La strada indica il viaggio, ed è l’elemento centrale di questo logo. Il viaggio, secondo la nostra cultura occidentale, è l’idealizzazione del desiderio di scoperta e di cambiamento, del piacere e del divertimento, ma in questo caso non va interpretato come simbolo di una vita sana e fortunata che nasce dalla più recente cultura del consumo e del benessere. Esiste un altro volto del viaggio, ed è quello che abbiamo voluto rappresentare. Il viaggio inteso come un movimento necessario alla sopravvivenza. La storia delle migrazioni ci ricorda che cos’è davvero un viaggio. Ci proietta nella nostra storia e ci concede la possibilità di comprendere l’emozione di quanti hanno lasciato il nostro Paese diretti verso un paese molto diverso dal nostro quale è la Germania, quell’emozione del desiderio di una vita migliore. Gli ultimi anni della nostra storia, quelli che definiamo della crisi, ci hanno abituati alla precarietà della nostra realtà, ai cambiamenti repentini e alle partenze obbligate. Anche la nostra nazione ci delude e ci costringe a scelte di vita difficili.

Ma in questo viaggio tante volte obbligato, non si è soli. La strada tracciata sul logo si trova all’interno di una croce. La croce e il crocifisso, che con le sue braccia aperte accoglie tutti e il mondo intero. Guardando Lui, quella speranza umana, anche nella solitudine e nel momento più difficile dell’esistenza, trova una risposta che non delude. E il Cristo, chiede a noi e alla sua Chiesa di liberarci da ogni indifferenza e aprire la nostra mentalità alla prassi dell’accoglienza. Da qui il titolo del Convegno: “ovunque tu vada, la Chiesa è con te”. Si può essere lontani da casa, lontani dalla Sicilia, che è stata simbolicamente rappresentata con la sagoma della cattedrale di Palermo nella parte alta della croce lato sinistro, ma comunque sentirsi a casa, rappresentata con la sagoma della porta di Brandeburgo a Berlino (parte alta della croce lato destro) che simboleggia il ricongiungimento dopo che, attraversandola, gli abitanti della Germania dell’Est con la caduta del Muro di Berlino, si poterono ricongiungere con quelli della Germania dell’Ovest, ma quella porta simboleggia anche la pace, la libertà, la fratellanza ritrovata tra i popoli.

Quando parliamo di “sentirsi” a casa, facciamo riferimento ovviamente anche alle nostre comunità cristiane. L’appello è quindi rivolto a noi, alle comunità di lingua italiana presenti in Germania, che, concretizzando quell’accoglienza chiesta dal nostro Maestro, sono chiamate ad essere luogo di incontro e non di chiusura, comunità aperte, non discriminanti che contrastino quell’indifferenza dilagante nel mondo d’oggi. In modo speciale sono chiamati in causa i Missionari e gli operatori pastorali che si dedichino con amore ai nostri connazionali. E conosco bene le difficoltà che noi affrontiamo tutti i giorni in questo delicato compito che ci è stato affidato, chiudendo alcune volte anche i nostri cuori alla rassegnazione. Ma questi nostri fratelli e sorelle che ci sono stati affidati e che portano nel cuore la nostalgia di quella terra che hanno lasciato o che sono lontani dall’affetto dei familiari e degli amici, possono sempre vedere in noi persone accoglienti, disposte ad ascoltare le loro storie, sentire nelle nostre comunità il calore di casa e attraverso di esse costruire relazioni autentiche fatte di piccoli gesti che spazzano via e cancellano l’incertezza, il senso di smarrimento, la sfiducia e la rassegnazione.

Il tema generale del Convegno “Lontano da casa, essere a casa. Ovunque tu vada la Chiesa è con te” si snoda e si sviluppa in queste quattro giornate programmate. Oggi, primo giorno: “Mobilità italiana: storia e storie”. Dopo aver analizzato il fenomeno della migrazione italiana da esperti e studiosi del settore, diamo spazio alle “storie”, e cioè di chi ha vissuto o vive ancora oggi l’immigrazione in Germania. Il grande sforzo che abbiamo cercato di fare, è stato quello di coinvolgere in tutte le giornate del Convegno, persone siciliane: e cioè chi vive in Sicilia e che ha qualcosa di importante da raccontarci a proposito dei temi scelti, oppure siciliani che vivono in Germania e che hanno vissuto sulla propria pelle l’immigrazione. Storie anche belle di integrazione raggiunta nel paese che ci ospita.

Secondo giorno: “Oltre le distanze, una sola Chiesa”. È quella che io personalmente considero la giornata più importante del Convegno. Per la prima volta abbiamo cercato di mettere a confronto e in dialogo le istituzioni della Chiesa italiana con quelli della Chiesa tedesca su tre livelli. Al primo livello parleranno due responsabili delle comunità di altra madre lingua di due diocesi tedesche, Fulda e Berlino. Ci racconteranno della loro esperienza, il futuro che si prospetta per le nostre comunità del futuro. Al secondo livello la parola a due vescovi, entrambi facendo parte delle Commissioni per le migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e quella Tedesca. Confronto e dialogo. Una sorta di mutuo soccorso tra due Chiese sorelle e su come la Chiesa italiana può essere di supporto e di aiuto alle missioni di lingua italiana in Germania, come ad esempio la sofferenza che esse vivono per la mancanza di personale. Il confronto si sposta sul terzo ed ultimo livello dando la parola ai due direttori: il direttore generale della Fondazione Migrantes e il direttore nazionale della Germania della pastorale per gli stranieri.

Terzo giorno: “Vivere uno spazio condiviso: con il cuore in Sicilia e i piedi in Germania”. Anche in questo terzo giorno daremo spazio a istituzioni locali, associazioni o enti che si occupano in maniera particolare dell’immigrazione siciliana; alle esperienze di siciliani o siciliane impegnati in Germania nel sociale o su altri fronti e alle forme di gemellaggio esistenti tra comunità italiane all’estero e comuni siciliani.

Quarto ed ultimo giorno: “Il futuro che costruiamo insieme”. Le conclusioni a questo Convegno, con le due relazioni del Delegato nazionale e del Direttore dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana. Il racconto di tre esperienze di siciliani impegnati nella pastorale di tre nostre comunità italiane; un video conclusivo dando la parola ai siciliani che frequentano le nostre missioni; la relazione di commento affidata all’arcivescovo di Palermo e le conclusioni del Direttore generale della Fondazione Migrantes.

Concludo questa mia introduzione innanzitutto chiedendo di rimettere tutto nelle mani del Signore e lasciare che sia lo Spirito Santo a suggerire ispirazioni nuove alla sua Chiesa e magari, chissà, al termine di questo percorso poter scrivere una pagina bella ed importante di quanto vissuto assieme, aprendo a delle forme di collaborazione e cooperazione tra noi e questa chiesa che è in Sicilia.

C’è una frase della scrittrice Jojo Moyes che forse meglio racchiude e sintetizza nei miei quasi 20 anni di esperienza in Germania, ma credo anche di tutti i miei confratelli qui presenti, le tantissime storie ascoltate dai nostri connazionali che abbiamo incontrato sulle nostre strade: “Non si può avere tutto. E noi immigrati lo sappiamo meglio di chiunque altro. Hai sempre un piede in due scarpe. Non puoi mai essere felice fino in fondo perché, dal momento in cui lasci il tuo paese, sei diviso in due, e ovunque vai una metà di te è sempre alla ricerca dell’altra”.

Buon Convegno a tutti.

Don Gregorio Milone

Delegato Nazionale MCI Germania