I vescovi in Europa e in Germania su interruzione di gravidanza – Diritto contro diritto non è la via

52

I vescovi in Europa e in Germania su interruzione di gravidanza

 

  • Paola Colombo

Lo scorso 11 aprile il Parlamento europeo ha votato a favore dell’inserimento nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione l’interruzione di gravidanza. Il voto non è un automatismo perché dovranno essere d’accordo tutti i 27 Paesi dell’Unione nella risoluzione di settembre. Ma questa unanimità, difficilmente sarà raggiunta, se pensiamo a Paesi tradizionalmente contrari all’aborto come Polonia e Malta. Il voto del Parlamento di Strasburgo (336 favorevoli e 163 contrari) viene sull’onda di quanto fatto dalla Francia a marzo, che ha inserito nella Costituzione l’interruzione di gravidanza, rendendolo un diritto fondamentale. La Commissione degli episcopati di Europa (Comece) prima del voto a Strasburgo (9 aprile) con una dichiarazione rivolta ai parlamentari europei e a noi, cittadine e cittadini europei afferma che l’aborto non potrà mai essere un diritto fondamentale perché “il diritto alla vita è il pilastro fondamentale di tutti gli altri diritti umani, in particolare il diritto alla vita delle persone più vulnerabili, fragili e indifese, come il bambino non ancora nato nel grembo della madre, il migrante, l’anziano, la persona con disabilità, la Chiesa lo ha sempre insegnato con coerenza” e lo ha ribadito anche il documento Dignitas Infinita che i vescovi Comece citano. Inoltre i vescovi fanno appello al rispetto delle diverse culture e tradizioni degli Stati membri, che la Carta dei diritti fondamentali, sancisce. L’Unione europea quindi “non può imporre ad altri, all’interno e all’esterno dei suoi confini, posizioni ideologiche sulla persona umana, sulla sessualità e sul genere, sul matrimonio e sulla famiglia”. In particolare l’Unione europea non può includere nella Carta “diritti che non sono riconosciuti da tutti e che sono divisivi”.

La Chiesa in Germania

Ci sono due paragrafi nel diritto penale tedesco che riguardano l’interruzione di gravidanza e che sono oggetto in queste ultime settimane di discussione, revisione e abolizione. Si tratta del par. 219a sul divieto di pubblicizzare l’interruzione di gravidanza a scopo di lucro e in maniera sensazionalistica. Questo paragrafo serviva a garantire che l’aborto non venisse considerato un servizio medico come un altro ed è stato abolito dal Bundestag il 19 aprile. Una serie di emendamenti dovrebbe garantire che pubblicità sfacciata non sia possibile anche in futuro. Il portavoce della Conferenza episcopale tedesca (DBK), Matthias Kopp, ha spiegato che la Chiesa cattolica si è battuta per il mantenimento del paragrafo e per una revisione della situazione informativa, soluzione che avrebbe servito sia gli interessi delle donne sia la protezione costituzionalmente richiesta della vita non ancora nata.

L’altro paragrafo in discussione è il 218 che considera l’interruzione di gravidanza un reato, anche se di fatto non viene perseguito penalmente fino alla dodicesima settimana, se viene fatta una consulenza certificata. La commissione governativa ha presentato il suo rapporto il 15 aprile in cui propone di abolire il §218, legalizzando l’interruzione di gravidanza fino alla 12° settimana di gestazione. Per la DBK il paragrafo §218 era un buon compromesso sociale, si legge nel documento del Consiglio permanente (22.04). Infatti la Chiesa cattolica considera la vita degna di essere protetta fin dal momento del concepimento. Questo valore di protezione della vita è descritto anche nella Costituzione e quindi è sensato ancorare questa dignità di protezione anche nel diritto penale, si legge. Il documento spiega molto bene che il conflitto fra la posizione giudirica della donna e del nascituro sono un dilemma che “non può essere risolto con la sola logica giuridica” e che questo conflitto esistente non può essere risolto negando parzialmente o addirittura completamente la dignità del nascituro. Sarebbe “uno slittamento del nostro sistema giuridico con conseguenze imprevedibili”. I vescovi sottolineano la necessità di essere attenti alle donne nella loro situazione individuale di conflitto di gravidanza e di trattare la dignità delle donne con rispetto. Ma è essenziale tenere presente anche la dignità del bambino nel grembo materno che non è ancora nato. Le organizzazioni femminili cattoliche e la Caritas hanno espresso opinioni simili. Nel dibattito è intervenuto anche il vescovo di Eichstätt, Gregor Maria Hanke che integrando la posizione della DBK è preoccupato circa “le tendenze nel governo non solo a tollerare l’uccisione dei bambini non nati, ma a dichiararla espressamente lecita”, riporta il portale Katholisch.de.