Da tutta la Chiesa sale la preghiera a Dio. La forza della preghiera collettiva

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Veduta santuario Madonna di Loreto
Veduta del Santuario della Madonna di Loreto. Oliver Maceratesi ©commons.wikimedia.org

Iniziativa del papa: trenta santuari nel mondo guideranno la recita del Rosario nel mese di maggio per invocare la fine della pandemia – La differenza fra invocare e mercanteggiare – Colloquio con Giuliana Bosini, suora scalabriniana. “L’iniziativa coinvolgerà in modo speciale tutti i Santuari del mondo, perché si facciano promotori presso i fedeli, le famiglie e le comunità della recita del Rosario per invocare la fine della pandemia”, così il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione sull’iniziativa, voluta dal papa, della recita del rosario da diversi santuari al mondo, e che verrà trasmessa sui canali ufficiali della Santa Sede a partire dal 1° maggio.

Paola Colombo

Papa Francesco in diverse occasioni ha sottolineato l’importanza dei santuari come “avamposti missionari” di accoglienza, di preghiera, di silenzio e attenzione ai poveri (Esortazione Apostolica post sinodale, 2019).

Qual è il senso di questa iniziativa del Vaticano, suor Giuliana?

Mi ha colpito in questo ultimo periodo una frase di papa Francesco: “è l’ora, è l’ora, non possiamo aspettare oltre”. Questo tempo scandito dall’emergenza, dalla gravità dai pericoli che l’umanità sta vivendo credo esiga delle risposte altrettanto energiche. Scalabrini usava una frase del genere “a problemi gravi, soluzioni altrettanto strategiche”. Vedo questa intuizione di papa Francesco come un nodo che si scioglie, come quello nelle mani di Maria ad Augsburg. Il fatto di dover intervenire adesso e l’intercedere non con le nostre povere forze ma con le forze di tutto il mondo è la strada giusta.

Sul quotidiano La Repubblica, Vito Mancuso, filosofo, docente al master di neuroscienze e meditazione all’università di Udine, fa due osservazioni critiche a mio avviso corrette; una relativa al mercanteggiare con Dio: “Pregare per chiedere in cambio qualcosa (la fine della pandemia, n.d.r.), mercanteggiare col Dio onnipotente, è qualcosa di spiazzante per la spiritualità contemporanea”. Tuttavia pregare, invocare non è un mercanteggiare. La preghiera, in questo caso il Rosario, come forma di meditazione, per aiutarci a trovare la via per affrontare o per uscire da questa difficile situazione… Che cosa ne pensa?

Penso che Gesù nell’insegnarci il Padre nostro ci ha detto umilmente “non aggiungete parole, il padre vostro sa di che cosa avete bisogno”. C’è quell’espressione favolosa “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Questo oggi per noi è un oggi di pianto, di ginocchia piegate, di sofferenze e solitudine. Vuoi che Dio non abbia compassione del suo popolo come ha avuto compassione del popolo ebraico, schiavo in Egitto. Mi sembra che per noi anche questa sia una forma di schiavitù. Nel libro dell’Esodo si dice “ho udito il grido del mio popolo e ti mando”. Dio dice a Mosè che ha udito, e manda Mosè. Da altri passaggi sappiamo benissimo che Mosè vinceva la battaglia quando aveva le braccia alzate. Quindi alzare le braccia, supplicare per l’umanità, portare a Dio l’umanità sofferente non è un mercanteggiare ma un consegnare a Dio il pianto di tanti.
Il Rosario come supplica, consegnato nelle apparizioni a Bernadette e ai tre pastori, è come una chiave per vincere ed è una strada maestra per la meditazione attraverso la contemplazione dei misteri della vita di Gesù. Maria ci indica la via come sapienza con il Magnificat: ha innalzato gli umili.

Questa maratona di preghiera, come l’hanno chiamata molti media, sarà nel mese di maggio, nel mese dedicato a Maria, mediatrice fra noi e il suo Figlio. Che cosa ha da dirci Maria, ci comunica un senso di rassegnazione o di forza con il suo sì alla vita?

Sicuramente ci indica forza. Lei ha vissuto tutti i nostri passaggi: ha vissuto la speranza nell’attesa di questo bimbo, figlio di Dio, ha vissuto l’emigrazione come noi stiamo vivendo, ha vissuto la fuga dai pericoli, ha vissuto il non capire la crescita e le risposte di suo figlio, ha vissuto il dolore in silenzio, ma è stata quella donna, nell’espressione di don Tonino Bello, la Madonna del Sabato Santo, perché credo che lì Maria ci è modello sublime. È in un dolore straziante ma nella certezza dell’aurora, una certezza gioiosa dell’aurora. Siamo nel dolore, nella realtà drammatica di questo oggi, pesante per tutta l’umanità ma attendiamo con gioia l’aurora della resurrezione: “Voglio svegliare l’aurora” (Salmo 57, 9c.). Maria non è un modello di quietismo, di accettazione, no no no, è una forza. La preghiera a lei è una forza che illumina, che dà coraggio.

Che cosa dicono di Maria i bambini che sta preparando alla Prima comunione?

Tre bambine dicevano: noi la vediamo come una mamma gentile, educata, buona. Lei insegna al suo bambino come crescere. Si prende cura del suo bambino per portarlo all’autonomia.

Una l’ha vista come la madre del dolore, perché la vede ai piedi della croce. E un’altra la vede come una donna che intercede a Cana, madre attenta e premurosa.

L’iniziativa del papa, secondo Vito Mancuso, è “discorde rispetto alla spiritualità contemporanea, che prevede una gestione libera della nostra interiorità”. Mi trovo pienamente d’accordo, tuttavia mi domando e Le domando qual è il senso e la forza della preghiera collettiva.

L’ho sperimentata. Ero certa delle preghiere costanti delle persone care e delle mie suore e poi dopo il ritorno dal coma (vi veda l’articolo “Un risultato non scontato”, Corriere d’Italia, 11/2020) ho saputo di questo momento di preghiera collettivo. La preghiera in famiglia, la preghiera in gruppo è una preghiera che porta pace. Il papa parla spesso di fare l’esperienza del rosario nelle famiglie, a noi sembra antiquato. La preghiera collettiva, diceva papa Benedetto XVI, del Rosario è la “culla dell’anima”. Quando ci sono tensioni forti tutto cambia dicendo insieme un’avemaria. È un’esperienza da fare, la pace non viene solo dal nostro mettersi lì a ragionare. La preghiera ha una forza straordinaria sulla pace nel mondo e nelle relazioni.

L’hanno chiamata maratona di preghiera. Una maratona è una disciplina sportiva, quindi legata all’agonismo, allo sforzo, al raggiungimento di una meta, possibile solo previo un lungo e costante allenamento. Che c’entra questo con la preghiera?

Qualcosa c’entra, nella costanza e nell’agonismo non per vincere ma per superarmi nella pigrizia.


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Iniziativa di recita del Rosario dalla Comunità di Bad Homburg, ogni venerdì: