Conferenza episcopale: reazione alla lettera da Roma

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Il Nunzio apostolico in Germania, arcivescovo Nikola Eterović con il vescovo Georg Bätzing, presidente della DBK. ©DBK / Marko Orlovic

Il del Vaticano alla costituzione di un Consiglio sinodale (Synodaler Rat) frena la commissione sinodale (Synodaler Ausschuss)

  • Udep

Poco prima dell’inizio della conferenza episcopale di Augsburg (19-22 febbraio), i vescovi hanno rimosso dall’ordine del giorno un punto, e non per mancanza di tempo, sebbene i temi da discutere fossero tanti e importanti. La votazione dello statuto della Commissione sinodale è volata fuori dall’odg, come reazione a una lettera da Roma, firmata dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, dal prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, card. Victor Manuel Fernandez e dal capo dell’ufficio episcopale, card. Robert Prevost.

Nel lettera, approvata dal Papa, si legge: “Se lo statuto della Commissione sinodale dovesse essere approvato prima di questa riunione, si porrebbe la questione del significato di questa riunione e, più in generale, del processo di dialogo in corso” (Fonte: KNA). L’incontro a cui si riferisce la lettera è quello prefissato per discutere sul Consiglio sinodale (Synodaler Rat) che i vescovi tedeschi e i laici intendono costituire a proseguimento del Synodaler Weg. Lo statuto della Commissione sinodale metterebbe nero su bianco che il suo compito sarà quello di istituire il Consiglio sinodale. Un tale consiglio è osteggiato da Roma (lettera gennaio 2023) che vi vede un indebolimento dell’autorità del vescovo. Se molti dei tredici documenti approvati del Synodaler Weg sono a Roma perché richiedono l’approvazione del Papa, e quindi per ora sono in uno stato di sospensione, anche perché è in corso il Sinodo universale, il nodo critico fra il Vaticano e la DBK è il Consiglio sinodale, ovvero modo di intendere la sinodalità.

Il punto è che Roma vede in esso un indebolimento dell’ufficio del vescovo perché un organismo di laici e clero si porrebbe al di sopra della Conferenza episcopale. La maggior parte dell’episcopato tedesco (quattro di loro non fanno parte, l’arcivescovo Rainer Maria Woelki, Colonia, i vescovi Gregor Maria Hanke, Eichstätt, Stefan Oster, Passau e Rudolf Voderholzer, Ratisbona, si sono distanziati e non prendono parte alla Commissione sinodale  né la finanziano) vede invece in questo consiglio un organismo che rafforza la posizione dei vescovi perché non lasciati soli a prendere decisioni.

Con la cancellazione del punto dall’odg l’episcopato frena, si muove prudentemente con il Vaticano anche se resta fermo nell’intenzione di arrivare al Consiglio sinodale, rassicurando tuttavia Roma di muoversi all’interno del diritto canonico.

Affermano poi che non sarebbe un novum perché un simile organismo c’è in America Latina. Da almeno un anno c’è stato nel processo di riforme Synodaler Weg un atteggiamento più cauto, evidentemente e positivamente condizionato dal Sinodo universale e dall’opportunità che questo offre di dialogare sui temi sensibili della Chiesa, di „crare spazi“, come i vescovi delegati al Sinodo a Roma hanno scritto (cfr. Un Sinodo che crea spazi)  Sinodo tedesco e sinodo universale si muovono nella stessa direzione, “wir gehen diesselbe Richtung” ha detto il presidente della DBK, il vescovo Georg Bätzing, e la direzione è quella dello sviluppo della Chiesa anche se con stile, tempi e accenti diversi e poi perché tutti i temi del SW sono presenti nel sinodo universale.


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