Di che cosa ha trattato il convegno – Sintesi degli interventi – Dal 24 al 26 novembre scorso si è tenuto a Neustadt an der Weinstrasse nello Herz-Jesu-Kloster il Convegno nazionale della Delegazione delle MCI in Germania: Comunità in cammino. Il futuro delle missioni italiane tra fede e responsabilità.
- di Paola Colombo
La relazione annuale del Delegato, don Gregorio Milone ha aperto il convegno, e ha messo in luce lo stato della ricezione del documento dei vescovi Auf dem Weg zu einer interkulturellen Communio a un anno dalla pubblicazione.
Due parole sulla scelta del programma del convegno.
Prende avvio da un dato di fatto, la carenza di preti nella chiesa e come essere comunità dove il prete non è una presenza stabile. Di fronte a una realtà che difficilmente vedrà un’inversione di tendenza il convegno ha inteso offrire la testimonianza di assistenti pastorali, Iñaki Blanco Pérez e Cinzia Ficarra, che animano la vita comunitaria in collaborazione al presbitero e/o in mancanza di esso. Inoltre questo incontro ha voluto rinnovare il senso del ministero ordinato alla luce del Vaticano II e della sinodalità con Giovanni Frausini, a fronte di tendenze che proprio per la carenza di presbiteri rischiano di fare del prete, un efficiente fornitore di servizi liturgici e di sacramenti. Giovanni Frausini è autore di diversi libri, il suo più recente, ora in ristampa è Preti usa e getta? L’intervento di Salvatore Loiero ha riflettuto invece sulla chiamata alla missione di tutti i battezzati, per una Chiesa che non sia una fortezza, ma una prassi delle beatitudini che abbia nel vangelo la sua forza. Battesimo ed eucarestia ne sono i due pilastri. Nella relazione fra comunità territoriale e comunità di altre lingue e riti, occorrono spazi di incontro intermedi, i Begegnungsräume e che nessuna comunità sia considerata di seconda categoria. Infine conta la Seelsorge non la Zählsorge.
Durante il Convegno sono stati salutati i nuovi missionari che operano nelle comunità cattoliche italiane:
Padre Stefano Alfieri, Ulm e Neu-Ulm
Padre Jude Anamelechi, (Augsburg)
Pfr. Bonaventura Onwukwe.
Don Giuseppe Rizzi, Berlino
Per indisposizione Cinzia Ficarra non ha potuto partecipare al convegno. Il suo intervento era su Ministerialità condivisa: la Chiesa in discernimento fra servizio e rinnovamento. Era importante poter mantenere questo taglio e avere una testimonianza femminile. Per questo ringraziamo Sonia Cussigh e Maria Angela Mariano che hanno parlato del loro lavoro di Referente di comunità.
Sintesi degli interventi
Relazione annuale della Delegazione
Don Gregorio Milone
Il Convegno si è aperto con la relazione del delegato nazionale delle missioni e comunità cattoliche in Germania, don Gregorio Milone, sulle conseguenze e sulla ricezione delle linee guida sulla pastorale interculturale dei vescovi tedeschi Auf dem Weg zu einer interkulturellen Communio a un anno dalla sua pubblicazione. Ci sono buone intenzioni ma ancora da realizzare, ha detto il Delegato, perché non sono individuate risorse adeguate a realizzare pratiche di interculturalità. Inoltre il cammino è rallentato da pregiudizi e da una struttura non preparata al cambiamento. Tutto ciò porta con sé il rischio di poca vita ecclesiale condivisa.
Tra gli aspetti positivi di queste linee guida, mette in luce don Gregorio, c’è una maggiore sensibilità da parte dell’episcopato verso le comunità di altre lingue e riti.
Tra gli aspetti critici il documento non presenta linee chiare su diversi aspetti. Dove si sta andando? Cresce la consapevolezza di intraprendere un cammino interculturale. È un cammino avviato ma non è stabilizzato.
Per dare concretezza al processo di comunione interculturale, don Gregorio individua tre elementi da realizzare: dare un coordinamento stabile, convogliare risorse e favorire un cambiamento di mentalità.
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Dove due o tre… la chiesa oltre gli spazi consacrati
Iñaki Blanco Pérez
Iñaki Blanco Pérez lavora ad Hanau con la comunità di lingua spagnola, è Pastoralreferent dal 2019. La comunità di lingua spagnola ad Hanau non ha prete. La domanda che ci interroga sempre più frequentemente è come possa vivere una comunità senza ministro ordinato? Testi di riferimento:
- La costituzione del Vaticano II Lumen Gentium (1964, punto 15),
- L’esortazione apostolica Christifideles laici di Giovanni Paolo II (1988)
- La Costituzione pastorale Gaudium et spes (1964)
Sono questi tre documenti importanti di magistero sui laici che stanno a fondamento di Gemeinsam Kirche sein (2015) dei vescovi tedeschi. Uno dei punti fondamentali di questo testo è che non c’è comunità cattolica se non c’è celebrazione eucaristica. Senza eucarestia manca la fonte.
Qual è allora il nostro compito come comunità? Per Iñaki Blanco Pérez è chiaro: non dobbiamo salvare la Chiesa. Questo significa, in altre parole, che si fa quello che si può, che si lavora con ciò che si ha a disposizione.
A questo punto Blanco Pérez parla della sua esperienza: “Una volta il mio prete mi disse che dovevo essere sempre là dove ci sono le persone. Ho fatto diverse attività: al centro commerciale, al mercato. Ho parlato molto ma ha funzionato poco. Dove sono i bisogni? Perché sono qui? Mi domandavo. Ho provato poi una strada più tradizionale: asili, scuole, ospedali, luoghi dove andare e dove si trova gente che ha bisogno”.
L’esperienza dal 2019, ultimo anno di formazione di Iñaki Blanco Pérez è presso la comunità spagnola di Hanau che non ha un prete e dove una volta al mese c’è una messa con un sacerdote che viene da Sankt Georgen (Francoforte), nelle altre domeniche c’è la messa in tedesco con le letture in spagnolo. Non c’è catechesi. Questa realtà provoca un senso di frustrazione fra la gente ed è sceso il numero di persone che va a messa. Ma anche la parrocchia tedesca è in difficoltà con il calo dei credenti. Una via d’uscita c’è: collaborare.
Nel momento in cui Inaki diventa Pastoralreferent ad Hanau c’è vita in comunità: attività pastorali, catechesi coi bambini, feste. Una volta al mese c’è la celebrazione eucaristica altrimenti si fa liturgia della parola.
Vantaggi: La reazione da parte della comunità è stata positiva perché almeno c’è qualcuno che si occupa della comunità. Dal punto di vista liturgico la gente è abbastanza contenta.
Svantaggi: Mettere un referente pastorale senza cambiare modello di comunità genera frustrazione.
Esperienza di Marburgo: La comunità ha chiesto Blanco Pérez come Seelsorger. A Marburgo ci sono molti studenti.
La domanda che si è posto è stata: di che cosa hanno bisogno?
La risposta: Gli studenti hanno bisogno di una buona colazione, e di una occasione per stare insieme.
Ed è così che è nata la colazione domenicale dei giovani di lingua spagnola a Marburgo. Una giovane donna ha preso in mano la situazione e organizzato tutto questo. È nato un gruppo whatsapp che organizza il servizio liturgico dei vespri e con i vespri sono arrivati anche gli anziani.
La celebrazione eucaristica c’è solo una volta al mese ma sono molto contenti e si incontrano volentieri. Vengono anche da fuori città.
Questa esperienza di Marburgo nasce da sé (“Es muss von sich kommen”), non è un modello che si può imporre.
Una comunità senza prete o senza una guida porta con sé il rischio di essere presa da gruppi manipolatori.
Decalogo:
- Dobbiamo accettare la nostra situazione attuale nella Chiesa. Cambiamenti, mancanza di preti, piccoli gruppi.
- Senza eucarestia non esiste la comunità cattolica.
- Una comunità non è fatta solo del prete, ci sono autentiche comunità nelle quali non c’è il prete tutte le settimane.
- Le comunità non si definiscono a partire dal personale assunto: preti, assistenti pastorali, segretarie, ma attraverso la testimonianza del Vangelo.
- La liturgia è un elemento fondamentale, soprattutto quando non c’è la presenza del prete. Dobbiamo incontrarci, pregare e celebrare la fede. I laici devono essere preparati a questo altrimenti diventiamo un’associazione culturale.
- L’assistente pastorale non è la soluzione. È preparato/a, è in grado di assumersi dei compiti ma se isolato/a non è una soluzione.
- Dobbiamo provare ad andare dove c’è la nostra gente. Le ricette che propone la Chiesa in Germania non sono sempre le migliori per la nostra situazione.
- Fare rete fra le comunità. Una comunità isolata non funziona. Se non ci sono preti e le comunità sono piccole dobbiamo cercarci reciprocamente.
- Collaborare con le comunità territoriali o di altre lingue che sono vicine.
- Gioia senza frustrazione perché non tutto nel passato era migliore.
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Chiamati alla missione: la Chiesa in discernimento tra servizio e rinnovamento.
Salvatore Loiero
Professore di Teologia pastorale all’Università Paris-Lodron di Salisburgo, Salvatore Loiero è anche stato consulente e uno degli estensori del testo dei vescovi sulla comunione interculturale Auf dem Weg zu einer interkulturellen Communio.
Chiamati alla missione è un chiaro riferimento al Sinodo universale, che già nella sua fase iniziale aveva declinato la sinodalità della Chiesa in comunione, partecipazione e missione. Loiero parte dalla domanda fondamentale: Che tipo di Chiesa locale vogliamo essere e diventare?
Quella che traccia una linea di demarcazione, una Chiesa come fortezza?
Oppure quella come famiglia con un babbo presbiteriale. Oppure vogliamo essere e diventare una Chiesa inclusiva, dove trovano spazio tutti i carismi e dove ciò che tiene insieme è la forza del vangelo, l’umanesimo alla luce del vangelo.
Questo terzo atteggiamento è quello di una Chiesa in movimento e aperta sulla base del battesimo, dove non è importante comunicare verità di fede ma più importante è la prassi di fede. La bussola per orientarci a questa prassi di fede sono le persone delle beatitudini. Sono quelle che servono il desiderio di autenticità in cui si trovano nella loro vita.
A partire da questo Loiero passa a delineare lo stile pastorale nella tre direzioni di relazione: la relazione della comunità al suo interno, la relazione della comunità con le altre comunità (p.s. comunità di altra lingua e territoriale) la relazione fra la comunità e chi è fuori dalla Chiesa.
La prassi della comunità chiamata alla missione è assumere l’ospitalità come stile pastorale. Ospitalità come stile pastorale vuol dire, spiega Loiero, superare la logica di ospitante e ospite un continuo scambio arricchente e che non sia occasionale. Ciò necessita uno spazio intermedio di incontro (Begegnungsräume) come messo in evidenza anche nel testo Auf dem Weg zu einer interkulturellen Communio.
Questo stile pastorale che ha per perno l’ospitalità è una pastorale inclusiva che vive della diversità. In questo orizzonte nessuna comunità è di seconda classe (cita il sociologo e filosofo Zygmung Baumann). In essa battesimo ed eucarestia come dimensione umana e pro esistente (essere per gli altri). Importante è la copresenza nella comunità ecclesiale di essere parte (Teilhabe) e di prendere parte (Teilnahme). A partire da questo si può cominciare a parlare di sinodalità della chiesa, quando tutte e tutti non solo prendono parte alla chiesa ma sono parte. A partire da questo la chiesa cambia con la forza del vangelo.
Per la relazione integrale di Salvatore Loiero di vada qui: Salvatore Loiero: “Chiamati alla missione: la Chiesa in discernimento tra servizio e rinnovamento”. | Delegazione-mci.
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“Sine sinodo non possumus”
Giovanni Frausini
Sinodalità ed eucarestia. Il metodo della sinodalità è l’eucarestia.
Sul ministero ordinato: la Chiesa nasce ministeriale. Un excursus storico mostra come è cambiato il ministero nel metodo, nei tempi e nei luoghi ma non nella sua radice. Possiamo dire qual è la radice del ministero ma non il metodo, quindi non chiedere come faceva il prete ma perché faceva il prete.
Un’altra considerazione sui tempi cambiati. Un tempo il cristianesimo era l’orizzonte sociale e culturale. Si può anche dire che il contesto sociale era di madrelingua cristiano. Oggi non è più così. Oggi i giovani perdono la fede per lo stesso motivo per cui i loro genitori l’avevano. Senza sapere il perché, dice Frausini. Questo richiede di rivedere la pastorale.
Oggi poi per la mancanza di preti abbiamo la presidenza della comunità e presidenza dell’eucarestia. Sono diventate cose diverse. È un problema teologico. Ma quelli che noi chiamiamo problemi sono invece la missione della Chiesa.
A orientarci in tutto questo ci aiuta il Vaticano II perché comprende la rivelazione come storia. Scopriamo così che la nostra storia è storia di salvezza. Bibbia come storia di salvezza certificata.
Come Dio oggi ci ama è compito della Chiesa di rivelarlo. La storia allora sono eventi da valutare come luogo dell’esperienza di Dio. La storia non è un insieme di fatti da condannare.
C’è un’altra considerazione importante: la scelta di Gesù, che non ha scritto nulla eppur sappiamo che sapeva leggere e scrivere, è di consegnare la sua esperienza alla comunità, solo attraverso la condivisione di vita con le persone.
Gesù è la mediazione con Dio e chiama alcuni per edificare la comunità: la comunità non è una autoconvocazione. La chiesa è convocazione che Dio opera.
Gesù chiede di servire Lui nei fratelli è l’opposto di ciò che facevano i sacerdoti nell’antichità che servivano il dio, gli davano da mangiare, lo trastullavano.
Come è cambiato nel tempo l’agere in persona Christi (Pietro Lombardo, XII sec.) dal secondo millennio in poi, o meglio come la dogmatica cresce con il tempo. Per papa Pio XII non basta essere agere in persona Christi e aggiunge capitis.
Anche il Vaticano II aggiunge qualcosa: tutta la Chiesa agisce in persona di Cristo e il prete è pastor. Il ministero ordinato è per edificare la Chiesa.
Fare sinodo è significa che si arrivi al consenso. Attendere che nella comunità ci sia consenso, la singularis conspiratio. Il sinodo è un dovere della Chiesa. Anche sul vescovo il Vaticano II porta una novità: il vescovo rappresenta la pienezza del ministero ordinato. Sul diaconato, il primo grado del ministero ordinato, Frausini dice che bisogna rifarsi a san Francesco (era un diacono dicono i francescani più preparati) e un diacono fa quello di cui c’è bisogno.
Quindi tutta la Chiesa è apostolica, il vescovo ne ha la pienezza, i preti ne partecipano. Il compito del ministero ordinato è garanzia dell’apostolicità della chiesa. Non essere custodi di un precetto, ma autentici interpreti del vangelo. Infine ricorda che l’autorità nella chiesa viene da augere, che significa far crescere, la vita, la fede,






