Leggiamo la Bibbia con Simone Paganini – Come si è formata la Torah (o Pentateuco)

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Torah o Pentateuco, Colonia nella sinagoga della Glockengasse, ©Willy Horsch, commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3187456

Pentateuco (dal greco penta = cinque e teuchos = contenitore) è il termine per identificare i primi cinque libri dell’Antico Testamento. Il termine teuchos si riferisce ai vasi o ai cesti in cui erano conservati i rotoli di pergamena su cui erano scritti i testi biblici. L’espressione ebraica corrispondente è Torah. Nella tradizione giudaico-cristiana la Torah è stata attribuita a Mosè, che l’avrebbe messa interamente per iscritto. Anche se la chiesa cattolica fino ai primi anni 50 del secolo scorso puniva con la scomunica una opinione diversa da questa, già a partire dall’epoca medioevale la paternità di Mosè venne messa decisamente in discussione e, a partire dal XVII secolo, ha avuto inizio – soprattutto in ambito protestante – la ricerca storico-critica sulle origini del Pentateuco.

Già una lettura sommaria dei testi permette di riconoscere al loro interno tensioni ed incongruenze – ad esempio leggi pro e contro la pena di morte, il numero di animali salvati da Noè, il nome del monte divino (Sinai o Oreb) o lo stesso nome di Dio (Elohim o JHWH) –, ma anche doppioni, come le due descrizioni della creazione del mondo (Gen 1-2), le due versioni dei Dieci Comandamenti (Es 20 e Dtn 5) etc. Ma anche dal punto di vista del contenuto teologico i testi non sono univoci: a fronte a un Dio misericordioso che aiuta il suo popolo si trova spesso l’idea di un Dio guerriero che lo punisce, talvolta questo Dio è vicino all’uomo altre volte ritorna l’idea di un Dio intoccabile che nella sua santità è anche pericoloso.

Mentre l’esegesi protestante si era già sviluppata, anche in ambito cattolico venne abbandonata nel primo dopoguerra l’idea che la divinità fosse la fonte unica ispiratrice del testo come lo si legge oggi, e si poté quindi iniziare senza pericolo di scomuniche o anatemi a studiare scientificamente il testo biblico.

Un primo tentativo di spiegazione di queste differenze ipotizzò due diverse fonti o documenti originari, che sarebbero stati combinati tra loro (ipotesi documentaria più antica). Dal momento però che il corso della narrazione è spesso interrotto da testi giuridici e poetici, alcuni studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di brevi raccolte di testi a partire dalle quali si sono formate unità originariamente indipendenti che poi ad un certo punto – o in diversi momenti – sono state collegate le une alle altre (ipotesi dei frammenti).

La presenza di passaggi che sembrano avere la funzione di commentarne altri aveva quindi fatto nascere l’idea di una fonte primaria originale che era in seguito stata completata da materiale aggiuntivo (ipotesi dei supplementi).

Il più grande consenso fu raggiunto grazie al modello proposto dall’esegeta tedesco Julius Wellhausen. Secondo la nuova ipotesi documentaria due fonti – denominate a motivo del nome utilizzato per identificare la divinità “fonte jahwista” (J) e “fonte elohista” (E) – datate rispettivamente nel IX e nell’VIII secolo costituiscono la base del Pentateuco. Nel VII secolo si formò quindi una versione del Deuteronomio (la fonte deuteronomista o D). Questo complesso (JED) è stato quindi corretto, aggiornato e portato infine nella forma attuale da una serie di redazioni di stampo sacerdotale (fonte sacerdotale o P) intorno al 400 a. C.

Questa ipotesi è stata in seguito ulteriormente perfezionata. Ma negli ultimi decenni anche fortemente contestata e oggi nella sua versione originaria fondamentalmente abbandonata. Oggi si propende per un modello che ipotizza unità più ampie – come la tradizione delle origini o quella dei padri o dell’esodo – che sarebbero cresciute e si sarebbero sviluppate in modo indipendente e solo durante il periodo persiano, sarebbero state unite tra loro

In tutti i modelli proposti tuttavia rimangono problemi irrisolti. Ciò che è certo è il fatto che i primi cinque libri della Bibbia formano un’unità coerente, che all’inizio del quarto secolo è stata probabilmente standardizzata come testo giuridico normativo per il regno di Giuda all’interno dell’impero persiano. Come risultato di questo processo la Torah non sarà più soggetta a significativi cambiamenti. Le testimonianze archeologiche sono a questo riguardo concordi.


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