Benedetto XVI e i migranti: un ricco magistero

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Benedetto XVI in Brasile Foto: Fabio Pozzebom/ ABr, commons.wikimedia.org

Di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Migrantes – Il magistero che papa Benedetto XVI ci lascia sulle migrazioni è ricco, soprattutto negli otto messaggi delle “Giornate mondiali per il migrante e il rifugiato” negli anni del suo pontificato (2005-2013), a partire dal primo del 2013, dove definisce le migrazioni ’segno dei tempi‘. Le prospettive in cui si muove il suo magistero sul tema delle migrazioni, sono state riassunte dallo stesso Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” (2009), al n. 62: „Un altro aspetto meritevole di attenzione, trattando dello sviluppo umano integrale, è il fenomeno delle migrazioni. È fenomeno che impressiona per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo. Tutti siamo testimoni del carico di sofferenza, di disagio e di aspirazioni che accompagna i flussi migratori. Il fenomeno, com’è noto, è di gestione complessa; resta tuttavia accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d’origine grazie alle rimesse finanziarie. Ovviamente, tali lavoratori non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono, quindi, essere trattati come qualsiasi altro fattore di produzione. Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione“. Sono prospettive che si muovono nella tradizione del magistero e dell’azione sociale della Chiesa, ribadite anche nell’Angelus della domenica 10 gennaio 2010 (dopo i fatti di Rosarno) e del messaggio per la Giornata Mondiale delle Migrazioni (16 gennaio 2011), dal titolo: ‚Una sola famiglia umana‘. Un messaggio che riprende il tema del diritto di migrare, già affermato da Giovanni XXIII nell’enciclica “Mater et Magistra” (n. 30) e ribadito da Paolo VI nell’enciclica “Octogesima Adveniens” (n. 17), e al tema di una fraternità universale che chiede di leggere l’accesso e la destinazione dei beni dentro la prospettiva di una cittadinanza universale: tema approfondito poi da papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. L’ultimo messaggio per la Giornata mondiale dei migranti e rifugiato, del 2013, Papa Benedetto XVI lo ha dedicato al tema «Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza», in concomitanza con le celebrazioni del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e del 60° della promulgazione della Costituzione Apostolica “Exsul familia”, mentre tutta la Chiesa era impegnata a vivere l’”Anno della fede“, raccogliendo con entusiasmo la sfida della nuova evangelizzazione. „Fede e speranza – scriveva Papa Benedetto XVI – formano un binomio inscindibile nel cuore di tantissimi migranti, dal momento che in essi vi è il desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la «disperazione» di un futuro impossibile da costruire“. La sua morte ci consegna questa fede e questa speranza dei migranti per costruire con loro il nostro futuro, come ha ripetuto papa Francesco nel messaggio per la Giornata dei migranti e dei rifugiati di quest’anno (2022). Un magistero che continua.

(L’autore è arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente Cemi e Fondazione Migrantes)