Attenzione pastorale anche senza comunità di madrelingua

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Cattedrale di Spira, Foto di Kai Scherrer su commons wikimedia

La diocesi di Spira e le comunità cattoliche italiane – Cinque anni fa venivano sciolte le missioni cum cura animarum nella diocesi di Speyer. Tempo di un bilancio con il Domkapitular Franz Vogelgesang.

Franz Vogelgesang, Domkapitular della diocesi di Spira

Perché le comunità Missioni di altre lingue madri furono sciolte?
Lo scioglimento della comunità di lingua spagnola è avvenuto prima del periodo della mia attività come Domkapitular. La comunità italiana invece è stata sciolta durante il mio mandato. L’impulso per lo scioglimento aveva due motivazioni: – da una parte la situazione del personale dei parroci dall’Italia: si disse che non vi erano più abbastanza sacerdoti disponibili dall’Italia. L’allora parroco italiano aveva coraggiosamente proposto una dissoluzione graduale e aveva anche preparato dei passi per questo. – L’altro motivo è la progressiva integrazione delle giovani generazioni: le famiglie di lavoratori immigrati negli anni ‘60 vivono in Germania da tre o addirittura quattro generazioni e si sono ampiamente integrate.

A cinque anni dalla chiusura delle missioni di madrelingua e quindi anche di quelle di lingua italiana, quali considerazioni può fare? Gli italiani partecipano alla vita parrocchiale locale anche senza comunità di madrelingua?
È ancora una sofferenza per le vecchie generazioni, spesso ci sono richieste alla curia vescovile per servizi in lingua madre (matrimoni, funerali) dove arrivano parenti italiani. Tutto il resto si è sistemato e funziona pastoralmente a livello delle parrocchie, dove i collaboratori pastorali faticano a causa della carenza di personale.

In seguito allo scioglimento delle missio cum cura animarum, la diocesi ha perso fedeli di altra madrelingua?
Sì, ma questo è dovuto solo in parte alla perdita della cura pastorale nella lingua madre. In gran parte è dovuto alla crescente di[1]stanza della vita delle persone (secolarizzazione) dai temi della fede e della Chiesa. Con lo sguardo di oggi è stata una scelta giusta per la diocesi di Speyer togliere le missioni? È stata una decisione logica che è stata presa per le ragioni menzionate sopra. Non è mai una buona soluzione quando le cose che ci sono diventate care vengono rimosse e non possono essere sostituite adeguatamente.

Lei è a capo del dipartimento di pastorale della diocesi, in che cosa consiste l’attenzione pastorale specifica per i cattolici non tedeschi?
Se ci sono operatori pastorali con competenze linguistiche in altre lingue cerchiamo di inserirli in quelle parrocchie che possono avere una percentuale più alta di cristiani provenienti da altri paesi. Inoltre, per tutti i cattolici di altra madrelingua, una volta all’anno c’è una celebrazione eucaristica con il vescovo. I collaboratori pastorali di altra madrelingua poi sono convocati una volta all’anno per discutere tutte le questioni e i problemi.

Alla luce della conferenza online di gennaio su una comunione ecclesiale vivente di molte lingue e nazioni, il modello di Speyer di cura pastorale per i credenti di altra madrelingua potrebbe essere esportato in altre diocesi?
A causa della sua struttura piuttosto rurale, la diocesi di Speyer ha una proporzione più alta di cristiani madrelingua quasi solo nelle città, specialmente nella conurbazione del Palatinato anteriore (Vorderpfalz). Non parlerei di un modello Speyer che possa essere esportato, perché dipende troppo da dove vivono le persone di altra madrelingua e da come si integrano. Un nuovo progetto per i cristiani dei paesi africani è attualmente in corso con un sacerdote nigeriano che sta raccogliendo cattolici dall’Africa in tutta la diocesi per le celebrazioni. Vedremo come si svilupperà. (inter. di Paola Colombo)