Delegazione MCI

Quale famiglia cristiana in un mondo secolarizzato?

Relazione del Delegato

 

1 – Le famiglie delle nostre Comunità

Dopo aver approfondito dal punto di vista biblico e spirituale (il primo giorno, con Paolo Curtaz) e pastorale (il secondo giorno, con mons. Andreas Frick, alcune coppie ed i lavori di gruppo) il tema del nostro convegno (la famiglia cristiana in un modo secolarizzato) vogliamo oggi tirare qualche conclusione pratica per aiutare le famiglie e la pastorale familiare delle nostre Comunità.

In primo luogo chiediamoci: quali sono gli aspetti particolari che caratterizzano le nostre famiglie. Dobbiamo subito differenziare tra quelle emigrate qui da tempo, o cresciute qui, da quelle che stanno arrivando negli ultimi anni. Le distingue il diverso possesso della lingua tedesca, buono o quasi nullo, con conseguente diverso inserimento nelle realtà locali. Li accomuna l’appartenenza ad una cultura – quella mediterranea – molto lontana da quella nordica (tedesca). La nostra pastorale, pur inserita nelle strutture e nei progetti locali, usa un linguaggio ed un approccio che li fa sentire nella vita religiosa a casa propria, che la rende cioè accessibile e ne agevola la pratica.

Questo però avviene nella diaspora, sia pure attutita dai nuovi mezzi di comunicazione. Che abbiano un buon inserimento sociale o siano ancora dei corpi estranei, i nostri parrocchiani vivono nella dispersione, nella lontananza territoriale, per cui i momenti di incontro, le visite reciproche, la partecipazione alla vita della Missione, dai sacramenti ai momenti formativi, è ostacolata spesso da distanze notevoli, che ne rendono sporadica e in ogni caso difficoltosa la presenza.

Altre specifiche difficoltà passano spesso all’interno della stessa coppia. Sono finiti da tempo i matrimoni tra paesani, con uguale cultura e stesse tradizioni, per lasciare il posto a quelli tra partner di regioni diverse, o con altra nazionalità, in particolare tedesca o di un paese dell’est. La stessa confessione religiosa in molti matrimoni è mista (con prevalenza evangelica, a volte ortodossa) o del tutto assente in un partner. I matrimoni binazionali e misti segnano molte nostre famiglie ed esigono una pastorale attenta a queste diversità. Che possono essere un arricchimento, ma rischiano diventare una ulteriore fragilità, che si aggiunge alla flessibilità ed alla fluidità dei rapporti tipica del nostro tempo.

I primi decenni dell’assistenza religiosa italiana in Germania era focalizzata sui ragazzi, per il loro successo scolastico da una parte, e per la preparazione ai sacramenti della confessione, della prima comunione e della cresima dall’altra. Questo tipo di pastorale, per i noti mutamenti avvenuti nella scuola e nelle parrocchie, è stata abbandonata da anni. La nuova centralità è diventato l’adulto, in particolare il suo nucleo familiare, che una volta raggiungevamo attraverso i corsi di catechismo per i ragazzi, ora attraverso nuovi canali, spesso da inventare.

Le visite alle famiglie restano sempre importanti e nel limite del possibile da mantenere. La vastità dei territori, gli accresciuti impegni ed i tagli del personale assunto, le rendono però oggi più difficili. Vanno allora valorizzate meglio le altre possibilità di incontro, dalle celebrazioni dei sacramenti ai momenti formativi: la liturgia domenicale, le preparazioni ai battesimi, i corsi prematrimoniali, gli incontri dei gruppi, le riunioni del Consiglio Pastorale, le giornate di spiritualità, le visite ai malati, le attività formative degli adulti, il bollettino parrocchiale.

Da non sottovalutare l’utilizzo dei nuovi media (Internet, Facebook, posta elettronica, ecc.). Ciò che caratterizza la famiglia di oggi è la connessione, immediata ed in ogni luogo, in particolare con il cellulare e lo smartphone: tra i membri della famiglia, con la parentela, gli amici, i colleghi di lavoro, la classe, il gruppo di catechesi, ecc. Con un click dall’ufficio, un messaggio con l’Handy, una Mailingsliste, possiamo ora raggiungere chiunque. Quasi tutte le Missioni hanno una Homepage, molte diffondono per email la lettera pastorale o il bollettino parrocchiale, segnalano ai collaboratori articoli o siti religiosi.

Se è nella famiglia che si sviluppano i primi processi educativi ai valori umani, resta altrettanto vero che i primi e più importanti soggetti della trasmissione della fede restano i genitori. Noi li possiamo aiutare ed integrare nella loro opera formativa, ma mai sostituire. Renderli coscienti di questa grande responsabilità e fare in modo che la mettano in opera, credo debba essere una delle priorità della nostra azione pastorale. Che dovremmo sottolineare continuamente, in modo che in casa ci sia sempre un segno religioso, i figli vengano battezzati, respirino in famiglia un’aria cristiana, imparino le preghiere e l’appartenenza alla comunità parrocchiale.

Pur proponendo il matrimonio indissolubile e la famiglia come asse naturale e portante della società civile e religiosa, non possiamo ignorare una realtà che presenta anche tante altre forme di convivenza, per esempio quelle tra divorziati, risposati od omosessuali. La convivenza prematrimoniale è ormai diventata la norma. Sono scelte che vanno rispettate e che non devono restare estranee o ai margini dell’impegno pastorale. In relazione a queste sempre più diffuse realtà sociali, l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco affida ai pastori il discernimento operativo, sulla base della singola situazione concreta (296-300).

In una società dove si tende a strumentalizzare l’altro, la fede cristiana propone il criterio del servizio. Ogni convivenza frutto di un autentico amore, di oblatività e di solidarietà, può diventare luogo di salvezza: di realizzazione personale e di redenzione per l’altro. I cammini di Dio nella vita delle persone sono molto diversificati e non necessariamente corrispondono agli schemi sociali od ecclesiali ufficiali. Le persone sono sempre più importanti e ad esse è rivolto il messaggio evangelico, prima ed a prescindere dalle strutture (civili ed ecclesiali) con cui configurano i rapporti reciproci.

Per questo, accanto all’impegno per le singole famiglie, le nostre Comunità sono chiamate a diventare la casa di tutti. Non devono limitarsi ad essere luoghi di servizi: amministrare i sacramenti, organizzare la catechesi ed i corsi formativi, gestire la diaconia, tutte attività pastorali molto importanti. Sono chiamate a diventare quella grande famiglia dove spicca l’accoglienza, la capacità di essere chiesa e di vivere l’autentica convivenza operata dallo Spirito. Quella casa dove in particolare le persone sole, malate od emarginate, si sentono accolte e amate.

Concludendo questa prima parte, mi chiedo: quale famiglia cristiana in un mondo secolarizzato? Io penso ad una famiglia che ha forte il senso dell’identità cristiana, del proprio riferimento progettuale a Cristo. Fondata cioè su un cosciente rapporto con Dio che la ama sempre, su una fede feconda che si concretizza in un amore matrimoniale e familiare segnato da generosa e fedele reciprocità. L’aggancio istituzionale (per es. la pratica religiosa) è un segno ed un supporto importante per mantenere e sviluppare l’appartenenza al popolo dei credenti.

Nella parrocchia locale o nella comunità di lingua italiana? La scelta spetta alla famiglia, con estrema libertà e secondo le concrete possibilità. La Missione non è presente e non arriva ovunque, anzi è attiva solo in un limitato numero di centri. Giusto e normale quindi che la grande maggioranza si orienti e venga indirizzata verso la comunità del posto, che può sempre contare, se e quando è necessario, sulla disponibilità dei nostri operatori pastorali.

 

2 - L’anno pastorale che è finito (2015-2016)

Con i nostri Convegni Nazionali, che in genere cadono nel mese della ripresa delle attività parrocchiali, siamo soliti fare un bilancio dell’anno pastorale concluso, prima di dare uno sguardo sul nuovo, progettandone contenuti e appuntamenti.

A. L’anno pastorale 2015-2016 si è svolto a ridosso di due Sinodi dedicati al matrimonio ed alla famiglia, e durante l’Anno giubilare della Misericordia (8 dicembre 2015-20 novembre 2016). La famiglia e la misericordia sono stati quindi i due grandi temi che hanno accompagnato e segnato le attività delle singole Comunità, degli incontri di Zona e delle iniziative a carattere nazionale (gli Esercizi Spirituali, il 15-19 febbraio 2016 a Maria Laach, con 30 partecipanti, sulla Misericordia nella Bibbia), il CN dei Laici (il 20-22 maggio 2016, a Simmern, dal titolo “Misericordiando”), il Meeting dei Giovani (il 18-19 giugno 2016 ad Aschaffenburg, gestito dalla Commissione giovani) e questo Convegno Nazionale delle Mci.

Il tema della famiglia ci accompagnerà ancora per parecchi anni, anche perché solo progetti di lungo respiro hanno in genere chances di essere incisivi. Nel dibattito di questa mattina dovremo però individuare alcune indicazioni pastorali comuni da proporre alle nostre Comunità, come suggerimenti mirati, in applicazione dei documenti sinodali ed in particolare della esortazione apostolica “Amoris Laetitia”.

L’anno giubilare della misericordia, del resto non ancora concluso, dopo i tanti stimoli del Papa, dei Vescovi, delle riflessioni nei nostri incontri, dovrebbe riuscire a introdurre nella Chiesa un nuovo stile di vita, o almeno una sensibilità diversa.

Chiediamoci allora cosa resta, cosa abbiamo imparato, soprattutto se, dove e come, ci ha cambiati. Abbiamo sicuramente capito che la nostra personale e comunitaria storia di salvezza proviene da un atto iniziale di amore, quello di Dio, che abbraccia tutti, che accompagna sempre, in modo personale, a prescindere dalle capacità di capirlo e di corrispondervi. Un amore che manifesta la sua efficace presenza specie nei momenti della fragilità della persona. La misericordia non è un arrendersi al male, non è un cedimento alla violenza. Non è una rinuncia ai progetti, una assoluzione di tutto e di tutti. Essa è sempre rivolta alla persona, accettandola così come è: è un darle la giusta priorità, amandola sempre, per aiutarla, in modo che sappia uscire dalle strutture del male, sia resa capace di vincerle.

 “Nell’accoglienza dell’emarginato che è ferito nel corpo, e nell’accoglienza del peccatore che è ferito nell’anima, si gioca la nostra credibilità come cristiani, non nelle idee”, è stato il monito del Papa alla recente GMG di Cracovia. “La misericordia è un cammino che parte dal cuore e arriva alle mani, cioè alle opere di misericordia”, ha ripetuto più volte nell’udienza generale del 10 agosto. L’amore, quando scende dal pulpito e si accosta alle ferite di chi è incappato nei ladroni per curarle, e non tira dritto davanti ai problemi delle persone, ma si ferma per offrire solidarietà, solo quello è amore cristiano, quello praticato e insegnato da Gesù. Quello credibile. Quello che salva.

B. I cambiamenti nelle Comunità. Al momento ci sono 83 Comunità di lingua italiana in Germania e Scandinavia, assistite da 71 missionari (35 italiani, con età media sui 68 anni, e 36 d’altra nazionalità, per la prima volta in maggioranza; 45 a tempo pieno, 29 a tempo parziale) 26 collaboratori/trici pastorali assunti (2 in più rispetto all'anno precedente), 10 suore e 4 diaconi.

I cambiamenti di personale durante l’anno sono stati molteplici: dal 1 luglio 2015 don Pedro Hutsal è il nuovo parroco a Wolfsburg, succedendo a don Giuseppe Brullo, rientrato in Italia per anzianità e malattia; don Fabio Seccia guida da luglio 2015 la Mci di Darmstadt, prima come Pfarwikar e poi come parroco dal 1 di dicembre 2015; fra Antonio Gelsomino ha lasciato la Mci di Dreieich ed è passato dal 1 settembre 2015 a quella di Fulda/Stadtallendorf/Kassel, mentre Dreieich è stata affidata al parroco tedesco del posto Pfr. Reinhold Massoth. Gli Scalabriniani, dopo 55 anni di presenza a Colonia, il 30 agosto 2015 si sono congedati dalla Comunità, sostituiti da tre salesiani dell’Ispettoria di Cracovia: il nuovo parroco della Mci di Colonia dal 1 settembre 2015 è p. Adam Nick, che ha lasciato la sua Missione di Rosenheim al confratello don Pawel Wlakoviak, ed ha come collaboratori don Janusz Kasza e Piotr Szelag. Dal 15 settembre 2015 Maia di Miero è stata assunta come Gemeindereferentin a Stuttgart-Vaihingen.

P. Flavio Frau ha lasciato la Mci di Moers, dove ora dal primo ottobre 2015 opera don Jaime Leon Velez. A Wuppertal è andata in pensione la collaboratrice pastorale Bernardi Maria Rosa, dopo oltre 40 anni di lavoro: si è congedata domenica 25.10.15; al suo posto dal primo gennaio 2016 fino a tutto dicembre è stato assunto come Pastoralreferent Placido Tirendi. Ad Hannnover si è dovuto ritirare e rientrare in Italia per motivi di malattia don Gianni Paganini (congedo ufficiale il 18.10.2015), purtroppo poi subito stroncato dal male il 12 gennaio 2016: gli è succeduto fra Anto Rados (da ottobre a dicembre 2015 come cappellano, e poi dal 1.1.2016 come parroco). A Berlino, rimasta scoperta per l’improvviso decesso di don Giuseppe Chiudinelli il 26 giugno 2015, ha preso servizio dal 1 dicembre 2015 don Stanislao Maciak, proveniente dalla diocesi di Ravenna. L’ultima Comunità religiosa in Germania delle Suore della Divina Volontà, quella di Wolfsburg, ha chiuso i battenti lo scorso dicembre: suor Gabriella Davanzo e suor Cermelina Rizzon si sono congedate dalla Missione sabato 19 dicembre 2015, per rientrare definitivamente in Italia.

P. Pierino Natali ha lasciato una delle sue due Missioni, quella di Paderborn, dove dal 1.3.2016 è diventato parroco don Marcin Tadrzak.  Don James Donkor, a Reutlingen-Metzingen dal 2006, è stato richiamato in marzo nella sua diocesi in Gana: gli è succeduto don Richard Techie-Quansah di Göppingen, dove dal 19 settembre 2016 ha preso servizio don Denis Mpanga, che deve inoltre seguire la Missione dei Heidenheim. Il parroco di Kalw dal primo agosto 2016 è diventato don Chikwe Uzochukwu Ukachukwu. A sostegno di don Aphrodis (Solingen-Remscheidt), a Remscheidt è arrivato don Patrice Zimulinda, della diocesi di San Miniato. Amburgo ha un nuovo segretario, Francesco Bonsignore, dal primo di febbraio 2016. Rilevanti cambiamenti sono avvenuti alla Mci di Ludwigshafen con il pensionamento di mons. Luciano Donatelli, che il 28 febbraio 2016 ha compiuto 70 anni. La Missione ha cessato di essere “cum cura animarum”, cioè autonoma: in seguito ai cambiamenti avvenuti nelle strutture pastorali diocesane, è stata inserita nella grande parrocchia di S. Cecilia, affidata al parroco tedesco, che conosce l'italiano. Nella diocesi di Mainz sabato 7 maggio 2016 è stato ordinato diacono il signor il Vincenzo Linardi, che ora opera a Dreieich, nella sua missione di residenza. Domenica scorso 18 settembre la Comunità di Mainz si è congedata dai Padri salesiani italiani (don Pio, don Silvano e fratel Luciano) ed ha dato il benvenuto ai Padri salesiani polacchi (don Marek e don Zbigniew), che dal primo settembre hanno assunto la guida della Missione.

Attività. Si sono svolti regolarmente, come da programma, gli Incontri di Zona, gli Esercizi Spirituali, il Meeting dei Giovani, le riunioni del CdD. La pubblicazione dell’esortazione apostolica "Amoris Letizia", sull’amore nella famiglia, l’8 aprile scorso, è stata al centro dei Convegni zona del 25-28 aprile 2016. Oltre al tradizionale annuale pellegrinaggio a Lourdes (4-8 maggio), cui partecipano sempre molte Comunità, diversi pellegrinaggi a Roma sottolineano il nostro coinvolgimento nel Giubileo della Misericordia. Con il ritiro del Card. Karl Lehmann al compimento degli 80 anni (il 16 maggio, lunedì di Pentecoste) le Comunità della diocesi di Mainz hanno perso una grande amico ed un convinto sostenitore delle Comunità d’altra madre lingua. Le celebrazioni della Renania Palatinato (la tavola rotonda del 26 settembre 2015 sul Reno e quella del 26 maggio 2016 a Coblenza, in occasione della chiusura della mostra) per i 60 anni di presenza italiana in Germania hanno coinvolto il Corriere d’Italia. Il 17 aprile la Missione di Krefeld ha festeggiato il 40° della nascita. Tre Comunità della diocesi di Limburg (Francoforte il 12 giugno, Wiesbaden il 19 giugno e Limburg il 2 luglio) hanno festeggiato il 50° della loro fondazione. È cambiata la rappresentanza dei laici nella Zona Centro, non più espressa da un Coordinamento fatto dai Presidenti dei CP, ma da un rappresentante appositamente eletto o designato dalle singole Comunità.

L’anno scorso il Convegno Nazionale è stato sostituito dal Convegno delle MCI in Europa, organizzato dalla Migrantes a Brescia il 12-16 ottobre 2015, a cui hanno partecipato dalla Germania 36 operatori pastorali. Le relazioni dei Delegati Nazionali ed altri interventi hanno permesso di farsi un’idea chiara della attuale situazione della presenza italiana in Europa, dei recenti arrivi dall’Italia ed anche di alcune nuove mete dei flussi migratori italiani. Con la partenza di p. Valerio Farronato da Colonia, nuovo delegato della Zona Nord è diventato don Giovanni Ferro e vice-delegato di Zona don Fernando Lorenzi. Su proposta di p. Alberti Onofri, approvata dal CdD, è stata rinnovata la Commissione Giovani, ora affidata agli stessi, sotto il coordinamento di Isabella Vergata. La Zona Sud il 23 novembre 2015 ha eletto i propri rappresentanti diocesani (automaticamente anche membri del CdD): è stato riconfermato don Gregorio Milone (Esslingen/Wernau) come delegato di zona e come vice è stato eletto don Richard. Anche la Zona Centro, dopo le dimissioni di p. Onofri per impegni nell’Istituto, ha eletto come vice-delegato suor Nancy Tomasini, della Fraternità di Betania (Mci Aschaffenburg). Sono stati pubblicati gli Atti della Bilaterale (settembre 2015), l’indirizzario 2015-2016 (ottobre 2015), gli Atti 2014 (febbraio 2016). Per tutto l’anno pastorale è stato molto intenso il lavoro per nuovo libro dei canti, a cura di Tonino Caponegro, accompagnato da diversi sondaggi e l’indice inviato a tutte le Mci con la circolare di febbraio. Ora è pronto per la stampa e prossimamente in via di distribuzione. Nella Zona Centro si è svolto il secondo anno del triennio di teologia per laici, nella Zona Sud la scuola di formazione teologica è stata centrata sul tema giubilare della Misericordia. Si è ampliata la Mci di Villingen con l’aggiunta dei decanati Hegau e Konstanz, diventando ora la Comunità di Villingen-Singen. Completamente chiusa invece la Mci di Lüdenscheid, in seguito al pensionamento del diacono Giuseppe Caracciolo ed il buon inserimento dei connazionali nelle strutture pastorali locali.

Tra le attività vanno sicuramente ricordate le iniziative di accoglienza nei confronti dei numerosi nuovi arrivi dall’Italia. La Germania è stata nel 2015 la meta preferita degli emigrati italiani, seguita dall’Inghilterra. Per far fronte a questa emergenza, da Delegazione aveva presentato nel 2014 alla Migrantes un apposito progetto, con la richiesta di un sostegno economico per aiutare le nostre Comunità. La Conferenza Episcopale Italiana ha accolto il progetto ed ha messo a disposizione 60.000 euro, fondo ora esaurito. Nel 2015 sono state presentate 18 richieste, 14 nel 2016, da parte di una ventina di Missioni, che hanno usato il contributo soprattutto per organizzare corsi di tedesco per i nuovi arrivati.

Non sono purtroppo mancati i decessi. Hanno fatto ritorno alla casa del Padre: don Giovanni de Florian (8.12.15), ex missionario a Francoforte; don Gianni Paganini (12.01.16), ex missionario ad Hannover; don Guido Severi (11.2.16), ex missionario a Wetzlar; p. Ambrogio Bottesi (17.7.2016), ex missionario a Paderborn e recentemente p. Mario Sangiorgio (12.09.2016), ex missionario a Lippstadt.

Sono cambiati diversi incaricati diocesani della pastorale per le Comunità d'altra madre lingua. Nella diocesi di Trier ha lasciato per altro incarico il Referent Francesco Caglioti: ora le Missioni fanno capo a Johannes Kölling. Nella diocesi di Hildesheim si è ritirato per motivi di età Pfr. Alfons Berger: il suo compito è ora passato al Dr. Christian Hennecke. A Colonia il diacono Hans-Gerd Grevelding è andato in pensione: gli è succeduto Markus-J Heeg, mentre la direzione della Internationale Katholische Seelsorge dal 15.6.2015 è passata dal Weihbischof Ansgar Puff (ora responsabile del settore Caritas) al Bischofsvikar Dr. Markus Hofmann. Wolfgang Miehle (diocesi di Augsburg) per motivi di salute ha lasciato dal 1.09.2016 il posto a mons. Alessandro Perego. Nella diocesi di Essen la nuova Referentin per le Comunità d’altra madre lingua è la signora Anja Funk, che succede a Michael Meurer. Altro cambiamento è avvenuto nell'arcidiocesi di Paderborn: dal 1 luglio 2016 l'incaricato per le Comunità d'altra madre lingua è il Vikar Pascal Obermeier, che succede al Pfr. Frank Schäffer.

Si è concluso, almeno nella forma nota, il Dialogsprozess (l’11-12 settembre 2015 a Würzburg), il cui programma quinquennale aveva segnato anche i nostri temi dal 2011 allo scorso anno. I risultati pastorali, coniugati con un aggiornamento di importanti temi conciliari nel 50° del Vaticano II, sono confluiti nel documento “Gemeinsam Kirche sein”, presentato durante l’Assemblea autunnale della DBK (Fulda 21-24 settembre 2015). In questa estate, l’11 agosto 2016, è stato pubblicato un testo per l’applicazione pratica del documento (vedi al sito http://gemeinsam-kirche-sein.de/). In un seminario all'inizio del mese (1-2 settembre, a Mühlheim an der Ruhr) sono state affrontate e dibattute le prospettive future (sotto l’aspetto tematico e organizzativo). Ci preme qui ricordare inoltre: la consegna del 1° premio della Chiesa tedesca contro la xenofobia (il 3 dicembre 2015 a Berlino), il documento sull’impegno ecclesiale per i rifugiati (presentato il 18.2.16 alla fine dell’Assemblea plenaria di primavera), la pubblicazione online dell’indirizzario del cattolicesimo tedesco, incluse le nostre Comunità (al sito  www.katholisch-adressen.de).

 

3 – Il nuovo anno pastorale (2016-2017)

A - Dal punto di vista tematico, la ricorrenza del 500° anniversario della riforma luterana non può che proporre come prioritario il tema dell’ecumenismo, inteso non solo nel senso stretto del rapporto con le confessioni cristiane, ma anche nel senso più ampio del dialogo con le altre religioni. Con la sua prossima visita (31 ottobre 2016) a Lund, in Svezia, per aprire le commemorazioni questo anniversario, il Papa vuol sottolineare come esso deve diventare un momento di conversione per tutto il mondo cristiano.

Gli sbagli del passato, le cui responsabilità sono differenziate ma coinvolgono tutti, devono cessare di essere un peso ed un impedimento alla diffusione del Vangelo. Hanno creato cammini ed esperienze diverse di sequela del Maestro e di essere Chiesa. Appunto per questo possono trasformarsi in un arricchimento della fede, che si sa adattare alle singole situazioni e momenti storici, e sa incarnarsi in tutti i popoli. L’importante è che, ispirata dagli insegnamenti e dalla vita di Gesù, sappia orientare decisamente al Dio rivelato da Gesù.

Gesù rappresenta ed è l’unità dei Cristiani. Camminando verso di lui, non ci si può che incontrare. Il suo insegnamento è inequivocabile. La sua esperienza di vita è inequivocabile. Si può privilegiare o sottolineare l’uno o l’atro aspetto del suo messaggio, come del resto fanno i tanti istituti religiosi ed i movimenti ecclesiali. Ma il suo Spirito è unico.

È in fondo la sostanza del volume "Reformation in ökumenischer Perspektive" della DBK, edito in luglio come contributo della chiesa cattolica per questo giubileo. L'opuscolo, di oltre 200 pagine, raccoglie diversi contributi in vista di questa ricorrenza, e vuole preparare il terreno perchè essa diventi una comune Festa di Cristo ("gemeinsames Christusfest"), come dice il presidente della Commissione Ecumenica della DBK, il vescovo di Magdeburg Gerhard Feige.

È uscito inoltre, proprio la scorsa settimana, anche un documento comune delle due Chiese, per una gestione ecumenica del giubileo. Venerdì 16 settembre 2016, la chiesa Cattolica (con il proprio Presidente card. Reinhard Marx) e quella Evangelica (con il Ratsvorsitzender vescovo Heinrich  Bedford-Strohm) ne hanno presentato il testo, dal titolo "Erinnerung heilen - Jesus Christus bezeugen". La manifestazione liturgica centrale, con la presenza dei due presidenti delle Chiese, sarà l'11 marzo 2017, nella chiesa St. Michaelis a Hildesheim. La DBK e l'EKD propongono che nei mesi successivi sia a livello regionale che locale si possano svolgere liturgie ecumeniche simili.

B – Dal punto di vista organizzativo, il nuovo anno pastorale sarà segnato dai noti appuntamenti: gli incontri del CdD, delle Zone, gli Esercizi Spirituali, il Convegno nazionale dei Laici, il Meeting dei Giovani, per concludersi con il Convegno Nazionale delle Comunità (vedere l’apposita scheda in cartella). Invito a segnare queste date nel calendario in modo da non dimenticarle e di non sovrapporre altri appuntamenti che ne impediscono la partecipazione. Come detto sopra, sarà l’ecumenismo il tema principale che li caratterizzerà.

A livello delle singole comunità, direi di sviluppare i suggerimenti che usciranno nei dibattiti di questa mattinata (dopo la mia relazione e dopo quelle dei lavori di gruppo) in riferimento alla pastorale familiare. Proporrei anche di focalizzare l’attenzione sulle famiglie nuove, quelle venute recentemente dall’Italia, che sono quelle forse più bisognose della nostra presenza.

Non archiviamo poi i risultati e l'attenzione al Dialogsprozess, che continua ad essere operativo, sia pure in forma diversa. Risultati che sono confluiti nel documento “Gemeinsam Kirche sein” e nel recente quaderno applicativo (reperibile al sito Internet www.gemeinsam-kirche-sein.de). I processi in corso nella chiesa locale ci interpellano direttamente e ci devono coinvolgere, in particolare quello relativo il rinnovamento della pastorale, di cui anche noi abbiamo profondamente bisogno. Non dobbiamo restare estranei o assenti dalle riforme strutturali in atto nelle diocesi, per poterle rendere attente alla pastorale di categoria e orientarle secondo le nostre prospettive. Su un totale di 23.761.806 cattolici nelle 27 diocesi tedesche (al 30.06.2016), oltre due milioni (2.030.201) hanno un passaporto straniero e oltre 1 milione e 300 mila (1.305.918) doppio passaporto. Cioè: nella chiesa tedesca il 14% (lo scorso anno era il 13,4%) è straniero. Solo i cattolici italiani sono 576.238 (456.407 con passaporto italiano e 119.831 con doppio passaporto). Ne deriva che, anche solo da queste cifre, la cosiddetta Ausländerpastoral non può essere qualcosa di marginale e di surrettizio, o considerata una benevole concessione. Se la mobilità umana è una delle principali caratteristiche del nostro tempo, la rispettiva pastorale non può che avere una adeguata e qualificata centralità. Che dovrebbe essere espressa anche nei gremi di rappresentanza locali, negli organismi direttivi delle diocesi, nelle Commissioni della Conferenza episcopale tedesca.

C – Nel nuovo anno pastorale saremo chiamati a rinnovare il Consiglio di Delegazione. Il 31 marzo 2017 termina il mio mandato di Delegato e quello del Vicedelegato mons. Luciano Donatelli. Queste due nomine vengono fatte dalla Conferenza Episcopale Tedesca sulla base di una terna proposta dalla Migrantes previo sondaggio tra tutti gli operatori pastorali. Detto sondaggio verrà fatto entro la fine dell’anno, in modo che la DBK possa procedere per tempo alle nomine, in occasione cioè della Assemblea Generale di primavera (agli inizi di marzo).

Nella riunione del 4 aprile 2016 il Consiglio di Delegazione ha definito i criteri per eleggere gli altri membri del CdD, i rappresentanti di Zona e di categoria. Questi criteri sono stati pubblicati nella circolare nr. 5, del 22 aprile 2016, che qui brevemente riprendo. I Delegati ed i vicedelegati di Zona (ad esclusione di quelli della Zona Sud, la cui elezione è gestita dalla diocesi di Rottenburg/Stuttgart ed è già avvenuta) vengono eletti per posta (durante il mese di marzo 2017). I collaboratori pastorali assunti voteranno per posta il/la loro rappresentante (al momento cooptato), dopo gli incontri di zona di febbraio. I giovani eleggeranno il/la propria rappresentante (che non dovrà superare i 25 anni) in occasione del Meeting 2017. I laici volontari lo/la designeranno attraverso un gremio di 10 persone elette da apposite assemblee di Zona, dove tutte le Comunità saranno presenti con un rappresentante.

Siamo nell’anno del 65° del Corriere d’Italia. La ricorrenza verrà festeggiata fra un mese, sabato 22 ottobre, preso la Mci di Francoforte, con questo programma: ore 16,00 redazione allargata, con collaboratori e sostenitori; ore 18,00 cena di lavoro; ore 20,30 concerto di musica sacra con il coro di Cavasagra, che accompagnerà anche la messa della domenica della Missione. Vogliamo cogliere questa occasione per riflettere sul progetto editoriale del CdI, per fare in modo che il nostro mensile sia un autentico strumento di informazione e di formazione a servizio dei connazionali in Germania, in particolare delle famiglie delle nostre Comunità. Qui approfitto per ringraziare tutte le Missioni per i tanti contributi: di articoli e informazioni, di sostegno economico, di impegno nella diffusione del giornale. L’ideale sarebbe se ogni Comunità potesse avere un addetto stampa che, oltre a curare la propria informazione parrocchiale sul territorio, potesse collaborare da vicino con la redazione del CdI.

Conclusione. Concludendo, mi chiedo: dopo due anni dedicati alla famiglia, noi operatori pastorali delle Comunità di lingua italiana in Germania, siamo una famiglia? A questo fine ritengo molto importanti le visite reciproche e la collaborazione, la partecipazione agli incontri ed alle iniziative di Zona, la presenza ai Convegni Nazionali. Chi non partecipa in modo sistematico e pregiudiziale, credo non sia molto interessato a questa prospettiva. Tutti i presenti e chi di solito partecipa, la considera invece molto importante. A tutti voi, grazie di cuore. Per aiutare le singole famiglie, bisogna essere e fare famiglia, con la propria Comunità parrocchiale, con la propria Diocesi, con i colleghi di lavoro. È anche l’augurio che ci facciamo aprendo il nuovo anno pastorale.

 

p. Tobia Bassanelli, Delegato

Deutsche Bischofskonferenz
Chiesa Cattolica Italiana
Bistums Limburg
Corriere d'Italia