Delegazione MCI

La Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania  è grata alle due Chiese, Italiana e Tedesca, per la loro attenzione ai problemi della mobilità umana, in particolare alle nostre Comunità, di cui anche questa Bilaterale è un chiaro segnale. Un lavoro che viene portato avanti, su mandato delle rispettive Conferenze Episcopali, in particolare dalla Cemi/Migrantes per l’Italia e dalla Commissione XIV/Nationaldirektor per la Germania.

Dopo aver  ascoltato con estremo interesse i rispettivi progetti pastorali, e le proposte concrete, come Delegazione per gli italiani in Germania vogliamo offrire alla riflessione il nostro contributo, sulla base di una attiva ed  efficace collaborazione che da sempre ci accompagna, sicuri d’aver un nostro ruolo nell’orientare e sostenere  il comune impegno pastorale a servizio delle Comunità italiane in Germania.

Va subito detto che queste Comunità sono a pieno titolo Chiesa tedesca e parte integrante della stessa, anche se si parla un’altra lingua e alcune non utilizzano pienamente le strutture organizzative ed i servizi pastorali localmente offerti. Il raccordo con la Chiesa di origine, per motivi di formazione, lingua e cultura, e che si esprime in molteplici modi – contatti con le diocesi italiane, impostazione catechistica, corsi formativi, tradizioni religiose popolari, ecc. - non può offuscare nè deve minimizzare questa realtà di fatto.

Questo incontro bilaterale tra le Commissioni Migrazioni delle due Chiese, l’ottavo della serie (il primo fu a Milano nel 1965, poi a Bonn nel 1975 e nel 1986, a Roma nel 1989, a Berlino nel 1993, a Roma nel 1999), avviene a dieci anni precisi di distanza da quello precedente, tenuto a Colonia  dal 16 al 19 febbraio del 2004, allora con maggior tempo a disposizione e con delegazioni più consistenti (8 per quella tedesca, tra cui mons. Trelle, a quel tempo vescovo ausiliare di di Köln, e 5 per la delegazione italiana, più il Delegato delle MCI in Germania p. Parolin e la traduttrice Sonia).

Tentare una sintesi delle cose successe o dei cambiamenti avvenuti non è facile, ma alcune cose emergono subito. Nel 2004, su una popolazione italiana stabilizzata su circa 600.000 presenze,  i nuovi arrivi dall’Italia si aggiravano sulle 30.000 persone compensati da altrettante partenze. Gli arrivi hanno ripreso a superare le partenze nel 2006, fino ad arrivare alla impennata  di  45.094 arrivi dall’Italia nel 2012, di cui 36.896 italiani, contro 23.378 rientri, di cui 20.553 italiani. Gli arrivi, rispetto a 10 anni fa,  sono aumentati del 33%, ed i rientri quasi dimezzati, con un saldo attivo di 16.343 italiani in più in Germania nel solo 2012 (oltre il doppio del saldo attivo del 2011, che era di 7254 unità, e quindi con un aumento in un anno di ben oltre il 50%).  L’analisi di questi dati,   del Migrationsbericht 2012 presentato dal Governo Federale tedesco il 15 gennaio 2014, documenta - oltre al considerevole aumento degli arrivi - come anche gli immigrati iniziano a lasciare l’Italia per venire in Germania (più di 8 mila nel 2012). L’Italia, in sostanza,  ha ripreso ad emigrare, e la Germania è una delle mete preferite, in particolare dei giovani laureati e delle famiglie più in difficoltà.

Molti di questi arrivi approdano alle nostre Comunità, non solo per motivi religiosi, quali la catechesi per i figli o la richiesta di sacramenti, ma anche per cercare un aiuto concreto, un sostegno economico, un orientamento per il lavoro, un recapito per la casa. Si tratta di un coinvolgimento a cui non possiamo sottrarci, per  motivi di lingua (i più non hanno alcuna conoscenza del tedesco), di diaconia, e perché non ci sono più gli uffici di assistenza sociale del Caritasverband, almeno nella forma capillare e mirata dei primi decenni dell’emigrazione italiana in Germania, a cui passavamo volentieri questi casi.

Dieci anni fa le Missioni/Comunità italiane in Germania erano 77, con la presenza operativa di 75 sacerdoti (di cui 3 polacchi), 29 suore (più 3 appartenenti ad istituti secolari), e circa 30 collaboratori laici assunti. Oggi le Comunità di lingua italiana in Germania sono 83, distribuite in 19 diocesi, rette da 70 sacerdoti (di cui 45 italiani e 25 d’altra nazionalità, 43 a tempo pieno e 27 a tempo parziale) e animate da 42 operatori pastorali (4 diaconi, 13 suore, 25 collaboratori/trici pastorali assunti).

I missionari sono diminuiti solo di 5 unità, nonostante i decessi, i pensionamenti ed il fatto che dall’Italia non arriva quasi più nessuno. Per fortuna si sono resi disponibili molti sacerdoti d’altra nazionalità (polacchi, africani, indiani, tedeschi, ecc. oggi 25 su 70, quasi decuplicati rispetto a 10 anni fa): parlano italiano perché hanno studiato o operato in Italia, sono in genere bene accolti e si inseriscono bene  nelle nostre Comunità, anche se non sempre sono a disposizione a tempo pieno (per motivi di studio, o perché divisi con una parrocchia tedesca o con una seconda comunità italiana). In questo periodo le suore si sono purtroppo dimezzate, fino ad essere costrette nel 2012 a sciogliere il loro coordinamento federale. Sono diminuiti anche i laici assunti.

In questa situazione, con un personale ridotto, con contributi economici ridimensionati, siamo chiamati a far fronte ad una presenza italiana in espansione  (secondo il rapporto Migrantes 2013 gli italiani in Germania sono 651.852, per l’Ufficio Federale di statistica a fine 2012 erano 529.417) e ad un numero maggiore di Comunità/Missioni, nonostante le molte chiusure (ben 16: Bad Säckingen, Biberach/Ravensburg, Bonn, Braunschweig, Göttingen, Freiburg, Rastatt, Hagen, Heidelberg, Koblenz, Neuss, Rottenburg, Saarlouis, Singen, Speyer, Würzburg) e diversi accorpamenti.

Questo aumento di Comunità è spiegato dal cambiamento di strutture pastorali nella Diocesi di Rottenburg-Stuttgart, un modello presentato proprio alla Bilaterale del 2004 dal Referent mons. Adam. La riforma delle strutture pastorali prevedeva l’azzeramento di tutte le circa 1000 parrocchie tedesche e le 54 comunità straniere della Diocesi, e la nascita di 250 unità pastorali, in cui le missioni italiane sarebbero passate da 16 a 37, come appunto è avvenuto, non più però come parrocchie autonome – secondo il modello classico, in vigore ancora in tutte le altre diocesi tedesche - ma pienamente inserite nelle nuove strutture e nei nuovi team pastorali.

A dieci anni di distanza dal varo di questo modello, è giusto tentare una valutazione e visto che, nonostante le riserve e le opposizioni iniziali e alcuni problemi irrisolti, il giudizio sembra sostanzialmente positivo, si potrebbe ipotizzare una sua estensione ad altre diocesi. Le diocesi tedesche però, per quanto riguarda i cambiamenti strutturali, procedono in forme del tutto autonome e differenti, coinvolgendo in modo molto diversificato le Comunità d’altra madre lingua, come ha messo bene in rilievo anche la recente Jahrestagung  dei Delegati e dei Referenti diocesani la scorsa settimana qui a Colonia (11-13.02.2014). Diventa pertanto impossibile anche per la nostra Delegazione  avere un progetto pastorale unitario, valido a livello federale: dobbiamo adattarci agli orientamenti diocesani, ed operare di conseguenza.

Gli esperimenti per collegare o meno le Comunità d’altra madre lingua alle riforme strutturali diocesane e per migliorarne l’inserimento nella Chiesa locale, non sono finiti. Qui ricordo solo il più recente, quello di Hannover (diocesi di Hildesheim), che ha riunito quattro comunità parrocchiali (tedesca, italiana, spagnola e croata) sotto lo stesso tetto, al Centro Internazionale Cattolico. La vicinanza fisica dovrebbe costringere ad una migliore collaborazione, a momenti e iniziative comuni, anche se ogni Comunità resta autonoma dal punto di vista amministrativo e pastorale. Il progetto si è completato solo in questi giorni ed ogni valutazione è prematura: solo la prassi dei prossimi anni potrà definirne la bontà. Per i dettagli del progetto di Hannover, si può consultare l’allegata scheda.

Tornando al personale missionario, l’età media dei sacerdoti italiani nelle nostre Comunità è di 69 anni: 12 di essi sono oltre i 75 anni e solo 6 hanno meno di 60 anni. A fine di questa legislatura, nel 2017, ben oltre la metà dei sacerdoti avrà raggiunto i 75 anni, l’età canonica in cui nelle diocesi tedesche vige la norma del decadimento o delle dimissioni dai posti direttivi (quindi anche da parroco).

Già oggi pertanto, da questo punto di vista, siamo in una situazione di emergenza, che spiega la scelta fatta nel 2012, all’inizio del mio mandato, di voler garantire ad ogni costo una Missione italiana solo in poche città (le più popolose e con maggiore mobilità italiana: Berlino, Colonia, Francoforte, Stoccarda, Monaco di Baviera) e nelle altre solo nella misura del possibile, sulla base del personale a disposizione e dei piani diocesani. Contemporaneamente, dal momento che gli italiani resteranno ovunque e comunque, ci siamo proposti di agganciare e di inserire sempre più le nostre Comunità nella chiesa del posto, ancorandole ad una parrocchia tedesca, rendendo autonomi i vari nostri gruppi parrocchiali, in modo che possano continuare a vivere ed essere attivi a prescindere dalla presenza del sacerdote italiano, e continuare così anche a dare visibilità alla presenza cattolica italiana. Questo sviluppo, come detto sopra, si è pienamente realizzato nella Diocesi di Rottenburg-Stuttgart, ma sta lentamente contagiando numerose altre nostre realtà parrocchiali.

Per attuare un simile progetto, riteniamo della massima importanza ed assolutamente necessaria una adeguata preparazione dei laici ed un specifica formazione dei collaboratori pastorali volontari. Anche per questo motivo abbiamo attivato corsi di teologia per laici (al Nord, al Centro e al Sud della Germania, nelle tre zone maggiori in cui è strutturata la nostra presenza). Con questo anno pastorale, accanto ai Convegni Nazionali dei laici volontari e dei giovani, abbiamo messo in cantiere - in aggiunta alle iniziative formative delle singole Missioni - degli incontri di zona, al fine di garantire una maggior continuità ed efficacia nell’accompagnamento formativo, ed ampliare possibilmente la partecipazione. Più che su grandi numeri, puntiamo su una presenza mirata, rivolta a chi già è attivo e presente nella parrocchia.

Tra gli strumenti informativi e formativi a nostra disposizione è di grande importanza il Corriere d’Italia, un tabloid di 32 pagine, nato nel lontano 1951, fino al 2004 settimanale ed orale mensile, sostenuto sia da un contributo annuale della VDD (quest’anno di 35.00,- euro) che da un contributo del Governo italiano (variabile, secondo le decisioni annuali dell’apposita Commissione ministeriale). Ha una tiratura di circa 30.000 copie, è diffuso su tutto il territorio federale e trova nelle Missioni il suo maggior punto di appoggio.

Nel nostro impegno formativo, dal punto di vista dei contenuti stiamo seguendo e attuando il piano pastorale quinquennale della Conferenza Episcopale Tedesca (“Im heute Glauben”, noto come Dialogprozess),  messo in atto sia per reagire alla perdita di credibilità della Chiesa in seguito agli scandali di pedofilia, sia per ricordare i 50 anni del Concilio, riattivandone lo spirito e la vitalità. Questo è l’anno per esempio della testimonianza. Noi, più che puntare su approfondimenti teologici, stiamo cercando di scoprire sul territorio forme nuove ed efficaci di vita cristiana, di essere credenti e testimoni del Risorto, per venire interpellati e stimolati da queste testimonianze concrete. Il piano si concluderà l’anno prossimo, nel 2015, con la celebrazione del 50° della chiusura del Concilio. Per l’occasione, anche su nostra proposta, la Migrantes organizzerà un Convegno Europeo sui luoghi dei due papi del Concilio (Giovanni XXIII e Paolo VI), una forma di  convegno-pellegrinaggio. Vorrei sapere dalla Migrantes a che punto è l’organizzazione del Convegno.  Questo appuntamento, potrebbe inoltre offrire l’occasione per un incontro europeo (plurilaterale) dei Delegati e delle Commissioni Migrazioni dei diversi Paesi dell’Europa. Dalla Chiesa Tedesca, sono invece interessato a conoscere  se dopo il 2015 ci sarà un nuovo piano pastorale pluriennale (a mio modo di vedere da auspicare) o se quello in corso sarà stata solo una parentesi per l’emergenza ricordata sopra.

Un breve accenno alla nostra organizzazione. Dal punto di vista organizzativo, il Delegato (al 60%) ed il Vicedelegato (volontario), ambedue di nomina della Conferenza Episcopale Tedesca (per un mandato che dura 5 anni), vengono aiutati da un Consiglio di Delegazione, formato da 4 Coordinatori di Zona (in rappresentanza delle quattro Zone in cui siamo organizzati: Nord, Centro, Sud e Baviera), tre vice-coordinatori di Zona (Nord, Centro e Sud) e 4 rappresentanti di categoria (suore, laici assunti, volontari e giovani). Le Zone si riuniscono 3 volte all’anno, il Consiglio si riunisce almeno 4 volte l’anno per discutere i temi di maggiore attualità e programmare le attività comuni: il Convegno Nazionale delle Mci, gli Esercizi Spirituali, il Convegno Nazionale dei Laici, il Meeting dei Giovani, il pellegrinaggio a Lourdes, le pubblicazioni (il Corriere d’Italia, gli Atti dei Covegni, le Circolari del Delegato, i siti Internet del CdI e del CdD…), la formazione (scuola di teologia per laici), e, da quest’anno, gli incontri regionali dei Laici e dei Giovani. Queste iniziative vanno evidentemente viste come una offerta aggiuntiva e integrativa rispetto a quelle diocesane e locali.

Avviandomi alla conclusione, esprimo due preoccupazioni. La prima riguarda la Missione di Berlino. È deludente che nella capitale federale, che vede la presenza di 19.771 mila italiani, 5.161 persone di origine italiana, un saldo attivo di nuovi arrivi di 1.502 nel 2012, ed un turismo italiano sempre ai primi posti nei flussi annuali a Berlino, la Comunità italiana abbia solo un sacerdote, aiutato da un segretario per tre ore alla settimana. Una forza pastorale aggiuntiva a tempo pieno mi sembra il minimo per rispondere in modo dignitoso alle esigenze pastorali del territorio. Se non è in grado la chiesa locale, Delegazione Migrantes e Diocesi di Brescia dovrebbero riflettere su come poter irrobustire la presenza pastorale italiana, resto fermando l’irrinunciabile apporto del volontariato, una colonna portante e fondamentale delle attività nelle nostre Comunità. Per una valutazione più adeguata su Berlino, allego una breve relazione inviatami dall’attuale missionario don Giuseppe Chiudinelli.

La seconda preoccupazione riguarda il domani delle nostre Comunità. Sopra ho spiegato come sta operando la Delegazione, su un duplice fronte, tra l’altro per evitare che il Missionario si identifichi con la Comunità e accentri tutto a sè, col rischio che al suo ritiro, in mancanza di un successore, muoia tutto. Qui mi auguro che le Diocesi, per motivi economici o altro, non ripetano alcuni gravi errori del passato, con improvvise chiusure di strutture e licenziamento-depennamento  di personale, senza una adeguata preparazione e senza soluzioni alternative in grado di dare continuità ad un lavoro decennale fatto. Il cambio o la morte delle attuali strutture (spesso necessario), il pensionamento (ineluttabile) o la diminuzione del personale assunto (per esigenze di bilancio, ristrutturazioni, ottimizzazioni, ecc.), non deve significare l’abdicazione ad una presenza, o la morte di una sensibilità pastorale. In un mondo sempre più segnato dalla mobilità umana, la Chiesa è la realtà più attrezzata e preparata ad affrontare sempre nuove situazioni, perché cattolica, universale, ricca di unità e di diversità. Accompagnare la mobilità umana, lavorare con le minoranze, valorizzare le diversità, essere presenti nelle periferie, è una grande sfida per tutti noi, che può essere vinta solo attraverso la sinergia delle istituzioni, la solidarietà e la collaborazione tra le Chiese. Ecco il significato di queste Bilaterali, la cui cadenza dovrebbe però avere tempi più ravvicinati.

P. Tobia Bassanelli, Delegato delle Mci in Germania.  Colonia 20.02.2014

 

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