Delegazione MCI

Convegno Nazionale delle Mci. Erfurt, 24-27.09.2018 Relazione del Delegato

Vogliamo oggi tirare alcune conclusioni pratiche in merito al tema che ci ha occupato nell’anno pastorale da poco concluso, sulla base anche delle riflessioni degli incontri di zona, del documento vaticano sul Pre-Sinodo (in preparazione al Sinodo di ottobre sui giovani), della Instrumentum laboris, dei contributi di martedì del dr. Marco Schmidt e di p. Tobias Keßler.

Conclusioni mirate alla realtà giovanile sia presente che assente nelle nostre Comunità, in modo d’avere delle indicazioni concrete che possono orientare e sostenere il nostro intervento pastorale. Che sicuramente non è né facile né scontato, come del resto in tutte le realtà ecclesiali, dalle parrocchie all’associazionismo, spesso in crisi per mancanza di ricambi, cioè del coinvolgimento delle nuove generazioni.

Possiamo sicuramente affermare che queste sono ancora una realtà nelle nostre Missioni. I genitori portano i figli per il battesimo, per i corsi di Prima Comunione e di Cresima (gestiti da noi o con le parrocchie tedesche), tante giovani coppie vengono ancora per sposarsi. Non più come nel passato, ma sono pur sempre una presenza significativa. Dipende da noi valorizzare al massimo ed al meglio questi contatti, per seminare i valori cristiani che accompagnano sempre, a prescindere dalla pratica religiosa o da un impegno diretto nella Chiesa. Un primo esame di coscienza riguarda quindi la gestione e la valorizzazione di queste presenze.

Certo, li vorremmo vedere anche dopo i suddetti momenti sacramentali o di formazione specifica. Questo vuoto, che quasi tutte le nostre realtà sperimentano, dà a volte la sensazione di una assenza percepita come rifiuto, a volte come valutazione negativa sul nostro lavoro, facendolo sentire superfluo, inefficace, retrogrado. In realtà in genere si tratta di un semplice fenomeno strutturale legato al passaggio dalla prima fase della vita – dello studio, della dipendenza dai genitori, dell’orientamento professionale - a quella successiva del mondo del lavoro e della scelta di vita, che non permette più quella disponibilità di tempo libero e di flessibilità nella sua gestione legata agli anni della gioventù. Od anche di un fenomeno culturale, anagrafico, legato alla difficoltà delle nuove generazioni di operare all’interno di realtà associative gestite da altre generazioni, più anziane.

È proprio così? Con un secondo esame di coscienza ci dobbiamo chiedere fino a che punto questo distacco, questo allontanamento, fa parte di una normale stagione della vita – e lo stesso fenomeno in tante realtà della vita sociale orienta in questa direzione - oppure è legato ad una negativa o insoddisfacente esperienza di vita ecclesiale, ad una carente e credibile trasmissione dei valori cristiani. Gli scandali che accompagnano regolarmente la Chiesa, dalla pedofilia allo scorretto uso del denaro, alle scappatelle extraministeriali del clero, spesso addotti dai giovani per giustificare la loro lontananza dalla Chiesa, sembrano più delle scuse che delle autentiche motivazioni. Dietro c’è l’aria inquinata di una società che pare abbia scaricato o voglia emarginare Dio, perché pensa di poterne fare ameno, ritenendolo un retaggio di un passato che non esiste più. Una opinione pubblica, sempre più secolare e laicista, respirata a scuola e sul posto di lavoro, che ha inquinato anche loro. E se rimane almeno una nebulosa fede in Dio, è però saltata la fiducia nella Chiesa e nei suoi rappresentanti, si è optato per una religione “fai da te”, del tutto privata.

Ed allora la riflessione si amplia al nostro modo di essere chiesa, di essere credenti. Fino a che punto la nostra visione di Dio è corretta, incide nella nostra vita, orientandola e migliorandola? Fino a che punto il nostro essere Chiesa, cioè quella famiglia resa tale dalla sequela di Gesù e dalla scuola del Vangelo, crea rapporti segnati non dall’egoismo e dalle note logiche mondane, ma da criteri di altruismo, di amore, di solidarietà? Allora un terzo esame di coscienza porta a chiederci: come Comunità, come parrocchie, siamo una patria, una casa per i giovani, un ambiente appetibile per le nuove generazioni? Oppure un supermercato del religioso, che soddisfa il bisogno del momento? Da noi trovano in primo luogo delle persone, un calore umano, una gioiosa accoglienza, prima che degli insegnamenti, una morale, dei dogmi, o semplicemente degli obiettivi da raggiungere? Tramite noi riescono a realizzarsi come persone, ad incontrare il fascino di Gesù?

Sappiamo che le distanze, la dispersione delle famiglie sul territorio, come ostacolano la presenza degli adulti per esempio alla messa domenicale e ad altri momenti religiosi della Comunità, altrettanto non agevolano la partecipazione dei più giovani. Eppure, se motivati, nessuna distanza ci separa dal centro commerciale per la spesa, dall’amico che vogliamo visitare, dalla festa e dalla manifestazione che interessa. È questione di motivazione. Perché non riusciamo a motivare i giovani ad una appartenenza più ravvicinata alla Comunità, ad una vita cristiana più impegnata, più convinta?

Non necessariamente per indifferenza, o sottovalutazione del problema. Spesso per mancanza di tempo, perché sequestrati da troppi impegni o dalla struttura. Spesso per la lontananza generazionale, l’incapacità di entrare in un vero dialogo con le nuove generazioni. L’invito di Giovanni Paolo II a diventare giovani, frequentandoli, lo troviamo giusto. Ma dove è il tempo? E quali giovani? Evidentemente quelli di oggi. Non basta rispolverare la propria gioventù. Non è un semplice tornare indietro negli anni, ma un entrare in un mondo nuovo, segnato da altri valori, da nuovi comportamenti, in particolare dal virtuale, dalla connessione permanente.

In una società che diventa sempre più digitalizzata, il reale, la vita quotidiana, per positiva che sia – ed a questo livello devono essere investiti i nostri maggiori sforzi – non basta più. Nel mondo digitale, visitato in particolare dalle nuove generazioni, dove investono gran parte del loro tempo, esse devono trovare un accompagnamento spirituale, luoghi di fede e di preghiera. Soprattutto di dialogo. Di connessioni col mondo vicino a Dio. Ma non può e non deve diventare una fuga dalla vita quotidiana, pur nella sua povertà spesso di relazioni, di emozioni, di amore.

Alla indicazione precedente di valorizzare al massimo la presenza dei giovani funzionale ai sacramenti o alla formazione, aggiungerei come ultimo spunto pratico di fare leva sugli adulti dei Consigli Pastorali, dei Movimenti, dei vari Gruppi parrocchiali, della Messa domenicale, perché partecipino con i figli, i nipoti, cercando di motivarli a vivere l’esperienza di una famiglia più ampia, quella segnata dalla fede, fatta di famiglie complete, dagli anziani alle nuove generazioni. Queste, evidentemente, si devono sentire prese sul serio, trovare specifici ambiti di impegno, diventare soggetti attivi nella vita della comunità.

Tra il materiale messo nella cartella trovate un articolo di Civiltà Cattolica del 7/21 luglio di quest’anno, del biblista Vincenzo Anselmo, dal titolo “Io sono solo un ragazzo”, sulla chiamata da parte di Dio di due giovani, Davide e Salomone. Per il vaticanista Sandro Magister, sempre critico con l’attuale pontificato e molto puntuale nel dare spazio sul suo blog agli oppositori di Papa Francesco, lo ritiene più significativo e importante di tutto il materiale prodotto dal Vaticano in preparazione al Sinodo (un estratto di un suo articolo al riguardo nella cartella). È un giudizio molto semplicistico e sbrigativo, ingiusto nei confronti di tutto il lavoro messo in atto, in particolare da Francesco, per incontrare e dialogare con i giovani. Richiama comunque all’importanza ed alla insostituibilità del riferimento biblico, da cui emerge con chiarezza che Dio si fida dei giovani e li ama. Senza questa fondamentale premessa, fiducia e amore per i giovani, tutte le nostre iniziative per le nuove generazioni sono condannate al fallimento.

 

Le Comunità nell’anno trascorso

Lo sappiamo, le Comunità d’altra lingua madre sono luoghi importanti della vita ecclesiale locale, dei Decanati e delle Diocesi tedesche, di cui fanno strutturalmente parte. Al momento le Comunità italiane sono 83, rette da 74 sacerdoti (2 in Svezia), di cui 34 italiani e 40 d’altra nazionalità, con 25 collaboratori/trici pastorali assunti, 5 diaconi (tre di altra nazionalità) e 10 religiose.

Nel recente anno pastorale sono stati diversi i cambiamenti di personale avvenuti nelle nostre Comunità. A Pforzheim domenica 17 settembre 2017 è giunto don Arcangelo Biondo, che ha preso il posto di p. Wieslaw Baniak, rientrato in Polonia. Dal 20 novembre 2017 a Bietigheim-Bissingen don Milolo Shambuyi è succeduto a don Jean Bosco Baribeshya, richiamato nella diocesi di origine. A Gevelsberg p. Mathew Alex, dei Padri Carmelitani, in dicembre ha preso il posto del confratello p. Joseph Roy. A fine dicembre p. Edward Nocum ha lasciato le Mci di Tuttlingen e di Rottweil, dove gli è subentrato don Stan-William Ede. A Stuttgart-Mitte e Stuttgart-Stammheim p. Emanuel Cerda Aguillera ha preso il posto come Pfarrvikar di P. Curotti Sandro, rientrato in Italia. Dopo lunghi mesi di sede vacante, anche la Missione di Dortmund ha finalmente avuto dal primo maggio un nuovo missionario, don Eugenio Niyigena, la cui Comunità di Ludwisburg è passata alla guida di don Arthur Phiri. La Mci di Wiesbaden in giugno si è congedata da p. Vincenzo Tomaiuoli ed a metà luglio ha accolto don Giuseppe Cagnazzo, che il 2 settembre ha festeggiato l’ingresso ufficiale. A Stoccarda p. Carlo Marzoli si congeda in questi giorni dalle Comunità di Bad Cannstatt e di Vaihingen, che passano sotto la guida di p. Vincenzo Tomaiuoli. Neu Ulm e Ulm si apprestano a prendere commiato da don Giuseppe Gilberti, che a fine ottobre rientra definitivamente in Italia. Mons. Battista Mutti, da anni in pensione a Stoccarda, si è ritirato a Clusone, in quel di Bergamo, dopo 64 anni di lavoro pastorale in Germania. A chi ci ha lasciato va la nostra più viva riconoscenza, ai nuovi arrivati un rinnovato augurio di trovarsi bene e di buon lavoro.

Tra le altre novità ricordo che, con la nomina di mons. Giancarlo Perego a vescovo di Ravenna, la Migrantes ha cambiato Direttore Generale. È stato nominato don Gianni De Robertis, che ha fatto la sua prima visita in Germania nei giorni dal 3 al 6 febbraio 2018. Ha visitato le Missioni di Francoforte, Offenbach, Gross Gerau, Mainz, Darmstadt ed ha partecipato ai Convegni delle Zone Sud (a Ludwigsburg, lunedì 5 febbraio) e Nord (martedì 6 febbraio a Colonia). Impegni precedenti gli hanno impedito di partecipare a questo nostro Convegno Nazionale. Ci ha inviato un saluto (in cartella).

Alla fine di luglio 2018 il Nationaldirektor für die Ausländerseelsorge della DBK Stefan Schohe è andato in pensione. Come suo successore è stato nominato il dr. Lukas Schreiber, il cui mandato prende avvio fra pochi giorni, il primo di ottobre. Nel nuovo Consiglio di Amministrazione della Migrantes, il coordinatore della Svizzera don Carlo De Stasio ha preso il posto del sottoscritto per rappresentare le Missioni d’Europa.

Dopo la pubblicazione su mons. Aldo Casadei, primo missionario italiano in Germania, mons. Silvano Ridolfi ha curato la pubblicazione di una storia della pastorale italiana in Germania, dalle origini fino agli anni ‘70, il cui primo volume è in fase di stampa.

Tra le attività ricordo l’impegno di accoglienza nei confronti di tante persone giunte dall’Italia. Con il recente ultimo contributo di 50.000 euro della Migrantes, abbiamo concluso il progetto Nuovi Arrivi, in corso da tre anni, per assistere con diverse iniziative, in particolare con corsi di tedesco, le numerose famiglie italiane venute per cercare lavoro in Germania.

In questo anno pastorale la nostra attenzione e le nostre iniziative si sono concentrate sui giovani. Quali siano i risultati ottenuti, ogni Comunità e ogni Zona Pastorale deve fare le proprie valutazioni, certamente diversificate, proporzionate anche agli sforzi messi in campo. Da parte della Delegazione sono stati segnalati gli strumenti attivati dalla Chiesa universale (per es. l’inchiesta in autunno del Vaticano, il documento del Pre-sinodo, la Instrumentum laboris) e della chiesa locale (per es. l’assemblea di primavera della DBK ha verificato la propria pastorale giovanile) per incontrare i giovani, e si è attivata negli incontri del Consiglio e di Zona per stimolare la riflessione. Il Team del Meeting Giovani si era reso disponibile a dare il proprio contributo anche con visite alle singole Comunità. La buona riuscita del Meeting Nazionale documenta che qualche risultato è stato ottenuto. Non ci dobbiamo certo accontentare. I giovani rappresentano il futuro della Chiesa, non devono quindi mai uscire dal nostro privilegiato raggio di attenzione e di azione.

Non sono mancati i commiati definitivi. Sono deceduti: p. Santo D’Accorso (ex missionario a Calw, il 14 ottobre 2017); don Luigi Loda (ex missionario a Göttingen, il 16 ottobre 2017); sr. Maria Rosaria Malzone (ex missionaria a Düsseldorf e Norimberga, il 28 novembre ad Alba); don Luigi Cescon (il 9 marzo, per 16 anni in Germania, ex missionario a Esslingen Kircheim/Teck e Nürtingen); mons. Lino Belotti (il 23 marzo a Bergamo, ex direttore generale della Migrantes e della Cemi); don Edoardo Borgialli (il 4 maggio, ex missionario a Monaco di Baviera).

Vorrei ricordare anche due collaboratrici pastorali andate in pensione ma sempre attive come volontarie nelle rispettive Comunità: Rosaria Barbuscia (di Ulm Neu- Ulm, dal primo febbraio 2018, dopo 30 anni di lavoro) e Maria Cosentino (di Dortmund, dal 1 aprile 2018, dopo 34 anni).

Tra gli incaricati diocesani per le Comunità d’altra madre lingua è cambiato il Referent della diocesi di Colonia: dal 1 aprile 2018 il vescovo ausiliare dr. Dominikus Schwaderlapp ha preso il posto di mons. Marcus Hofmann, diventato Vicario Generale.

 

L’anno pastorale 2018-2019

Il tema di fondo che caratterizzerà l’anno pastorale 2018-2019 sarà quello del Dialogprozess, quinquennio di dibattito interecclesiale promosso dalla DBK dal 2011 fino al 2015, allo scopo di frenare l’emorragia di consensi dalla Chiesa dopo lo scoppio degli scandali di pedofilia nel clero. Sempre col titolo “Im Heute glauben”, credere oggi, è ripresa questa riflessione con l’Hearing di Münster dell’11 maggio 2018, centrata sul contributo della Chiesa per la tenuta sociale (Der Beitrag der katholischen Kirche für den Zusammenhalt der Gesellschaft), riflessione che si concluderà con il Forum di Fulda il 13-14 settembre 2019. Tra i 300 partecipanti a questo Forum, saranno presenti anche

tre rappresentanti dei laici delle Comunità d’altra madre lingua in Germania: tra loro la ex rappresentante dei giovani nel Consiglio di Delegazione ed attuale Coordinatrice della Commissione Meeting Giovani, Isabella Vergata.

Nelle nostre Comunità, nei Convegni di zona ed in quelli Nazionali, vogliamo verificare fino a che punto è effettivo e costruttivo il nostro rapporto con la società civile. Ci vogliamo chiedere che tipo di contributo diamo o siamo in grado di offrire, in particolare per superare ghetti, discriminazioni verso le minoranze, disparità troppo abissali tra le classi sociali e tra i cittadini, tutte situazioni fonti di conflitti pericolosi e di grossi rischi per la tenuta sociale.

Un secondo aspetto su cui vorrei richiamare l’attenzione è la formazione dei laici, un impegno programmatico da diverse legislature e che a parer mio sta ora rivelando alcune stanchezze. Sono sicuramente dati positivi la grossa partecipazione al Convegno Nazionale dei Laici e al Meeting dei Giovani, ma a livello di Zone noto alcuni problemi. Nella Zona Nord per esempio da alcuni anni non si riesce ad avviare nuovamente il corso di teologia. Assente anche la Giornata di spiritualità per i collaboratori pastorali. Come del resto anche nella Zona Sud, dove quest’anno è saltato anche l’anno integrativo di formazione teologica. In compenso, va giustamente rilevato, trova sempre una grossa rilevanza il pellegrinaggio del Lunedì di Pentecoste a Zwiefalten. La Zona Centro, ammirevole per le tre Giornate di formazione e per la Scuola di teologia, lamenta un calo di partecipazione. I motivi di questa inflessione formativa? Variano da Zona a Zona, anche perché queste hanno tradizioni e strutture diverse. La Commissione Formazione ed il Consiglio di Delegazione approfondiranno il problema. Ci dobbiamo comunque chiedere fino a che punto noi siamo convinti e sosteniamo le iniziative formative.

Un terzo punto che ci deve stare a cuore è il nostro inserimento nelle realtà diocesane, di cui facciamo pienamente parte, sia dal punto di vista istituzionale che strettamente pastorale. Ma l’appartenenza giuridica è una cosa, l’interattività pratica un’altra. E su questo punto possiamo sicuramente migliorare. In particolare vanno seguiti i profondi cambiamenti in corso nelle diocesi, in modo da far valere o almeno prendere in considerazione il punto di vista delle Comunità d’altra madre lingua in merito alla loro nuova collocazione, che deve evitare sia la semplice sparizione (con un assorbimento che elimina la pastorale mirata), sia la pura ghettizzazione, lasciandole per i fatti loro, senza una articolazione ben definita nella pastorale diocesana. Un dialogo con le altre Comunità (polacchi, croati, spagnoli, ecc.) può aiutare ad elaborare una visione comune, e quindi ad avere maggior peso e attenzione nelle commissioni competenti per i nuovi cammini diocesani.

Viviamo un tempo di populismi. In molti Stati Europei, Italia compresa, è in corso una involuzione politica che a volte fa pensare ad alcuni momenti bui del passato. Il tema dell’immigrazione, gonfiato ad arte per coprire i veri problemi e presentato dalle forze di destra come pericolo per la sicurezza e per il benessere dei cittadini, in realtà a meri fini elettorali, pur partendo da reali problemi sta alimentando paure che con una corretta informazione e un minimo di umanità non avrebbero motivo di esserci, o in ogni caso sarebbe più facile gestire. Il mondo cattolico, anche quello praticante, non è esente da un simile contagio.

Nasce anche da questa constatazione la Lettera alle Comunità diretta dalla Conferenza Episcopale Italiana, tramite la Cemi e la Migrantes, alle parrocchie italiane. L’avevo allegata alla circolare di giugno, con l’invito a diffonderla nelle nostre Comunità, invito che qui rinnovo. Molti nostri fedeli, che vivono di TV italiana, respirano quotidianamente un’aria infetta di populismo e di cinismo nei confronti dei disperati che rischiano la vita pur di sfuggire alle guerre, alla fame, al sopruso di Stato. Vale certamente la pena dedicarle un Convegno di Zona.

Il 19 luglio, la Presidenza della Cei, in seguito a nuove vittime in mare, è tornata sull’argomento con una dura nota di condanna dell’imbarbarimento e di invito alla solidarietà. “Non possiamo lasciare – scrivevano i vescovi italiani - che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”. Pochi giorni dopo, il 22 luglio, l’accorato appello del Papa, perché “la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi, e per garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti”.

Un ultimo pensiero conclusivo lo dedico ai tanti volontari delle nostre Comunità, per ringraziarli e per invitare a dare loro ampio spazio.  Dove sono valorizzati e diventano soggetto attivo di pastorale, la vita parrocchiale cambia volto, è più vitale, dinamica, è più coinvolta nella testimonianza del Vangelo. Certo, spesso non è facile far collaborare caratteri molto diversi, o tener sotto controllo piccole ambizioni personali. Ma penso che sbagliano i colleghi che, forse anche per evitare questi problemi, mentalmente e praticamente si identificano con la Comunità, pensano di essere autosufficienti, di decidere tutto, rifiutano o escludono preziose collaborazioni, non danno il giusto spazio ai laici. Non è facile essere Chiesa, autentiche comunità di fede, vere comunioni di persone. Ma è possibile, e quando ci si riesce, tutti stanno molto meglio.

p. Tobia Bassanelli

Deutsche Bischofskonferenz
Chiesa Cattolica Italiana
Bistums Limburg
Corriere d'Italia