Delegazione MCI

Relazione delegato P. Tobia Bassanelli

L’ecumenismo nelle nostre Comunità. In questa terza e ultima giornata del nostro Convegno Nazionale 2017, vogliamo continuare a riflettere sul tema dell’ecumenismo ma visto in stretto riferimento alle nostre Comunità, per arrivare assieme ad alcune conclusioni pratiche, possibilmente condivise, in vista di un sostegno concreto al nostro lavoro pastorale.

L’analisi su alcuni momenti critici ma fondamentali della storia religiosa degli ultimi due millenni (dalla predicazione di Gesù al Vaticano II, nel primo giorno), quella di ieri sull’insegnamento ufficiale della Chiesa e nella attuale prassi pastorale in Germania al mattino, continuata nel pomeriggio nella tavola rotonda e nei tre gruppi di studio, sono una buona cornice entro cui inquadrare la riflessione odierna.

Vogliamo tirare le conclusioni di una attenzione che ha segnato l‘ultimo anno pastorale, dai Convegni di Zona (anche con appositi relatori), al Convegno dei Laici (dal titolo “Uno in Cristo), al Meeting dei giovani (all’insegna dello slogan “Chi mi vive accanto è un altro me”). L’aver scelto questo tema denota il nostro radicamento nella chiesa locale, che ha condiviso con gli evangelici la celebrazione dei 500 anni della Riforma, non tanto per ricordare una divisione, quanto invece per riproporre e festeggiare la centralità di Gesù, cuore della fede cristiana e di tutte le rispettive confessioni.

Indubbiamente nella pastorale delle nostre comunità l’ecumenismo non è né un tema prioritario né molto sentito. Questo deriva dal fatto che – come è emerso anche nei dibattiti zonali – in Italia la stragrande maggioranza è cattolica, e pertanto il problema quasi neppure si pone, o è semplicemente relegato ai momenti ufficiali e simbolici nei rapporti istituzionali tra le Chiese.

Questa mentalità ha accompagnato e segna ancora noi operatori pastorali venuti dall’Italia e le prime generazioni di connazionali. Le nostre difficoltà – non ovunque e sempre del tutto superate - riguardavano piuttosto i rapporti con le istituzioni cattoliche locali tedesche, per l’utilizzo delle chiese e degli ambienti parrocchiali, la burocrazia amministrativa, la paritaria gestione delle iniziative pastorali comuni. A tener banco è stato quindi un ecumenismo in senso largo, tutto “ad intra”, interno al nostro mondo ecclesiale cattolico, dovuto a problemi di coabitazione, diversità culturali, tradizioni religiose diverse.

Se è stato assente o manca o è molto limitato un contatto ufficiale con le altre confessioni cristiane, nella pastorale spicciola la situazione cambia completamente. Il rapporto in particolare con la chiesa evangelica, meno con quella ortodossa, ci coinvolge di frequente. I matrimoni per esempio biconfessionali non sono la norma nelle nostre Comunità, ma sicuramente sono abbastanza frequenti. I battesimi per coppie biconfessionali pure, anche perché il partner cattolico si deve impegnare a far battezzare i figli secondo il rito cattolico.

Gli incontri prematrimoniali e prebattesimali offrono l’occasione di una informazione reciproca sui contenuti delle rispettive confessioni: noi presentiamo l’insegnamento cattolico sulla Chiesa, sui sacramenti, su altre tematiche importanti, contemporaneamente possiamo chiedere al partner non cattolico la visione religiosa della sua Confessione. In fondo sono incontri pastorali con e tra i fedeli, che permettono una miglior conoscenza reciproca e soprattutto una intesa di base sulla vita cristiana. Il fatto però che spesso i partner non cattolici sono poco praticanti, limita la ricchezza dei contenuti e dello scambio interreligioso.

In queste celebrazioni cattoliche per coppie biconfessionali, ognuno di noi penso ha introdotto piccoli accorgimenti pastorali, per permettere alla parte non cattolica di trovarsi pienamente a proprio agio e soggetto attivo, alla pari, nella celebrazione liturgica. Sarebbe interessante, nel dibattito che dopo avremo, ascoltare quali iniziative sono in corso o quale suggerimenti potremmo proporre alle nostre Comunità.

Forse pochi di noi, a parte in occasione di questi momenti sacramentali, conoscono o seguono in modo regolare la vira religiosa quotidiana di queste coppie. Sarebbe però molto interessante saperne qualcosa di più, anche perché credo che l’ecumenismo della gente, della base, sia molto più avanti di quello ufficiale, quello delle istituzioni ecclesiali (come è emerso anche ieri dalla relazione del dr. Stäps). Al riguardo potrebbe essere molto interessante promuovere una indagine, almeno nelle città più grosse (Berlino, Colonia, Francoforte, Stoccarda, Monaco di Baviera), tra le coppie biconfessionali che si sono sposate nelle nostre Missioni, per valutare gli aspetti positivi della diversità di fede, o magari per verificare se questa diversità confessionale crea problemi, e di che tipo. In genere prima del matrimonio non ce ne sono, però dopo, sui tempi lunghi, potrebbero sorgerne. Allora è chiaro che la nostra sensibilità pastorale sarebbe chiamata in causa, in particolare per un sostegno al matrimonio, perché non ne soffra.

Retrospettive e bilanci

Le Comunità di lingua italiana in Germania e Scandinavia sono al momento 84, rette da 68 missionari, di cui 31 italiani e 37 d’altra nazionalità. Nella pastorale vi sono inoltre impegnati 5 diaconi (di cui 3 d’altra nazionalità), 10 suore e 26 collaboratori/collaboratrici pastorali assunti.

In merito al recente anno pastorale (2016-2017), vorrei ricordare solo due cose: l’elezione del nuovo Consiglio di Delegazione ed il sorpasso dei missionari non italiani rispetto ai sacerdoti italiani. Dopo il sondaggio di novembre/dicembre 2016 tra tutti gli operatori pastorali assunti e la conseguente proposta della Migrantes alla DBK, con lettera del 10 aprile 2017 il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca card. Reinhard Marx ha confermato me come Delegato e mons. Luciano come Vice-delegato per altri 5 anni, fino al 31 marzo 2022. Altri 5 anni sono tanti, almeno alla mia età. Comunque ci provo. La vostra fiducia e l’ottima collaborazione con le nostre Comunità, di cui sono veramente grato, offrono un grande sostegno. Il Consiglio di Delegazione, al termine delle diverse votazioni, è stato sostanzialmente riconfermato, a parte il cambio del Delegato della Zona Nord (dal pensionato don Giovanni Ferro al più giovane don Pierluigi Vignola di Amburgo) e della rappresentanza dei giovani (dalla trentenne Isabella Vergata, che resta Coordinatrice del Team Meeting Giovani, al più giovane Raffaele Garofalo, di Colonia). Aumenta la presenza dei laici nel CdD (con la nomina di Stefano Saieva a vice-delegato della Zona Nord) mentre resta stabile la presenza dei consiglieri non italiani (tre su 12). Da rilevare inoltre che è stato definitivamente superato il criterio della cooptazione: anche i rappresentanti dei collaboratori pastorali assunti e dei laici volontari sono stati regolarmente eletti dalle rispettive categorie.

Ma perché ricordare il sorpasso da parte dei sacerdoti non italiani? Il ricorso a questi sacerdoti, da qualcuno è visto come un disinteresse della Chiesa italiana, o della Migrantes, nei confronti delle Comunità all’estero. O in ogni caso essa viene ritenuta incapace di sensibilizzare in modo adeguato i propri operatori per questa opzione pastorale. Almeno nelle città più grosse (come Berlino, Colonia, Francoforte) - dicono – la Migrantes avrebbe dovuto garantire la presenza di un sacerdote italiano. Per i noti e validi motivi: di lingua, cultura, sensibilità pastorale. Il grande ricorso a sacerdoti stranieri in atto nelle diocesi italiane, documenta però che la stessa Chiesa in Italia ha gravi problemi nell’assicurare un sufficiente personale perfino alle proprie necessità interne. Inoltre nel recente passato (anni novanta, primo decennio del 2000) esponenti di primo piano della stessa Chiesa italiana ritenevano esaurito (“residuale”) il compito delle Missioni in Europa. La cattolicità - che si esprime anche nell’aiuto reciproco tra le Chiese – non è un attributo secondario ma una caratteristica essenziale della Chiesa. Se tante nostre Comunità non sono state chiuse o accorpate, lo dobbiamo a questa cattolicità, alla disponibilità di tutti i sacerdoti non italiani che sono tra noi. Ad essi va il nostro apprezzamento ed il nostro convinto grazie.

Dell’anno pastorale appena concluso ricordo poi la pubblicazione del nuovo libro dei canti “Laudate Dominun”, a cura di Tonino Caponegro (con una tiratura di 8.800 copie, subito esaurite; sono 45 le Comunità che lo hanno adottato e lo stanno usando) ed il sostegno alle iniziative di assistenza per i nuovi arrivati (sostegno iniziato nel 2015; fino al 24 agosto 2017 sono stati dati 106.610,50 euro; sono 21 le Comunità che ne hanno fatto richiesta, anche fino a 4 volte, soprattutto per corsi di tedesco).

Per quanto riguarda il primo quinquennio del mio mandato, penso di poter dare una valutazione positiva. Il dimezzamento delle zone pastorali (da 8 a 4) ha fondamentalmente funzionato, anche se non ha risolto tutti i problemi. L’informazione, cioè la comunicazione tra la Delegazione e gli operatori pastorali, e tra le stesse Comunità, ha avuto un impulso nuovo, in particolare attraverso le Circolari del Delegato, che informano sui cambiamenti e sulle novità principali che ci riguardano da vicino, aiutandoci inoltre a “far corpo” nel comune nostro servizio pastorale agli italiani in Germania.

È stato aggiornato il sito del Corriere d’Italia (al nuovo indirizzo Internet www.corriereditalia.de). Resta ora da migliorare quello della Delegazione (www.delegazione-mci.de), sia graficamente che con contenuti nuovi. In questi 5 anni tutte le Comunità rimaste senza sacerdote (per pensionamento, rientro in Italia o decesso) hanno avuto un successore (con l’unica eccezione di Aachen, che la diocesi ha voluto unire a Krefeld). Se questa sia la strada da seguire anche in futuro, o se lentamente bisogna iniziare a passare il testimone alla Chiesa locale, almeno nei centri di periferia, con strutture nuove, diverse, come è avvenuto a Ludwigshafen, questo sarà sicuramente un aspetto del dibattito che seguirà. L’arrivo di tanti nuovi connazionali, il cui unico punto di riferimento è la Missione italiana, frena sicuramente questa prospettiva. Ma sui tempi lunghi, saggezza chiede di preparare le alternative.

Prospettive e progetti

Il Consiglio di Delegazione ha deciso di focalizzare il nuovo anno pastorale sui giovani, tenendo presente che il Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2018 verte sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Dal 14 giugno è attivo un sito in preparazione al Sinodo, all’indirizzo: http: //youth.synod2018.va, con un questionario in sei lingue rivolto ai giovani di tutto mondo tra i 16 e i 29 anni per dare loro la possibilità di farsi sentire. Oltre al documento preparatorio, già a disposizione, non mancherà pertanto un ulteriore  materiale di supporto, anche se andrà sempre letto alla luce delle esigenze del nostro territorio di azione.

I giovani devono tornare al centro delle attenzioni della nostra pastorale. Il problema non riguarda tanto i corsi di catechismo (in proprio o con la parrocchia tedesca), quanto piuttosto come fare in modo che i ragazzi delle Prime Comunioni e delle Cresime possano continuare ad essere presenti nella Comunità. Alcuni restano come chierichetti, ma la stragrande maggioranza sparisce, per ritornare molti anni dopo, almeno in piccola parte, al momento del matrimonio. È difficile per noi come per le parrocchie tedesche dare una soluzione al problema. In questo nuovo anno pastorale, negli incontri dei Consigli pastorali, in quelli di Zona ed a livello Nazionale, vogliamo avviare una nuova ulteriore riflessione. Come primo passo potremmo già ora informare sull’indagine del Vaticano, invitare i nostri giovani a rispondere, per poi nei Convegni di Zona di novembre pensare ad ulteriori appropriate iniziative.

Tra queste, vedrei molto bene avviare a livello di Zona i Meeting dei Giovani e gli incontri dei cresimandi.  Permettono alle nuove generazioni di diverse Comunità di incontrarsi, di dialogare, di diventare soggetti attivi delle proposte pastorali rivolte al loro mondo. Forse li ascoltiamo poco. O non riusciamo a creare un dialogo autentico con loro.

Il Consiglio di Delegazione è favorevole e appoggia anche la proposta di rendere più “sostanziosi”, e quindi più appetibili, i Convegni di Zona, ampliandoli a tutta la giornata, in modo da avere più spazio per l’approfondimento di un tema, possibilmente introdotto e guidato da un relatore. Gli incontri in Baviera e nella Zona Sud registrano in genere una buona presenza. Quelli delle Zone Centro e Nord, forse anche per le distanze, la partecipazione è spesso limitata. Considerando che le date degli incontri sono note già un anno prima, e che si tratta solo di tre appuntamenti all’anno, credo che la partecipazione può essere migliorata. Il tema di quest’anno poi, quello dei giovani, ci tocca da vicino tutti. Come relatori si potrebbero invitare gli incaricati diocesani per la pastorale giovanile, gli esponenti delle organizzazioni giovanili tedesche (per es. del BDKJ, il Bund der Deutschen Katholischen Jugend, la federazione che raggruppa 17 organizzazioni di giovani, con circa 660 mila iscritti tra i 7 ed i 28 anni), il rappresentante giovani nel CdD o qualcuno del Team Meeting Giovani.

Nel nuovo quinquennio, credo che una delle priorità andrà messa sui cambiamenti avvenuti o in corso nelle diocesi tedesche, in particolare sulle scelte fatte o in atto nei confronti della pastorale categoriale o internazionale, quella relativa anche alle Comunità d’altra madre lingua. Con piacere ho visto che la Zona Centro lo ha già inserito come tema centrale nella Giornata dei membri dei Consigli e dei Collaboratori pastorali del 3 ottobre 2017 (sono stati invitati i referenti delle diocesi di Limburg e di Fulda).

Le riforme strutturali e pastorali delle diocesi tedesche procedono nella direzione della diocesi di Speyer (che ha abolito le Missioni tradizionali “cum cura animarum” inserendole in più grosse unità pastorali) o di quella di Fulda, che ha conservato il noto modello, sottolineandone l’attualità e l’importanza? In ambedue i casi i missionari hanno partecipato in modo attivo, la soluzione raggiunta alla fine era ed è condivisa. Questo documenta come i cammini possono essere diversificati, i modelli di Comunità non necessariamente uniformi, possono essere diversi tra diocesi e diocesi. L’importante è che avvengano nel comune dialogo, nel coinvolgimento di tutte le realtà pastorali del territorio e siano adeguate alle nuove mutate situazioni. La Delegazione può esser vicina come supporto, ma non può sostituire le Comunità nelle loro responsabilità diocesane.

Andrà inoltre migliorata l’assistenza ai sacerdoti che assumono per la prima volta una Comunità in Germania. Il corso che tiene la Migrantes a Roma, ogni anno, nella seconda metà di giugno, è importante ma insufficiente. È impostato dal punto di vista della conoscenza delle strutture di sostegno in Italia, sia di quelle della Chiesa che di quello dello Stato. Presenta la pastorale nel mondo della mobilità umana, ma senza entrare nelle situazioni specifiche delle singole nazioni. Da noi, per esempio, occorre un corso per conoscere la Chiesa tedesca, nei suoi aspetti istituzionali, amministrativi e pastorali. È stato chiesto da tempo, ma in concreto fino ad oggi non se ne è fatto nulla.

Le pubblicazioni. Nei prossimi anni diventa incerta la vita del nostro mensile, il “Corriere d’Italia”. Senza il contributo di 35.000 euro annuali della Chiesa tedesca (tramite l’Associazione delle diocesi, il VDD) di cui è stato annunciato il taglio a partire dal prossimo anno, sarà difficile mantenerne la pubblicazione se non si trovano altre vie di finanziamento. Cambiano anche i criteri di sostegno alla stampa all’estero del Ministero degli Esteri. Ancora non sappiamo se per noi saranno in meglio o in peggio.

Confermata la pubblicazione annuale dell’indirizzario: lo troviamo uno strumento utile alle nostre Comunità solo se aggiornato. Il CdD ha messo in programma la pubblicazione di un libro bilingue sull’unzione agli infermi e le esequie. L’utilizzo del tedesco si estende ormai a tutti i sacramenti ed anche i funerali vedono la presenza di tanti tedeschi, amici di famiglia, colleghi o parenti. In programma la storia delle Missioni italiane in Germania, a cura di mons. Silvano Ridolfi, non come doppione del volume di don Vito Lupo, ma come una preziosa integrazione a cura della nostra memoria storica vivente, ormai una delle ultime, appunto don Silvano.

Chiudo ringraziando don Renato per le sue relazioni e tutti coloro che hanno dato un contributo attivo alla buona riuscita del nostro Convegno. La memoria storica aiuta a costruire il futuro. Lo sguardo sulla realtà permette di capirla e di vedere le tendenze in arrivo. I progetti rendono possibile un inserimento efficace, spesso in grado di orientarle. Non possiamo incidere sui grandi conflitti, di qualunque natura siano. Ma sulle tensioni che abbiamo in casa o nel nostro territorio, forse la soluzione dipende anche da noi, a volte magari solo da noi. Tanti conflitti nelle nostre Comunità non ci sarebbero se fossimo più flessibili, più saggi, più capaci di aggregare, di dialogare, di dominare l’orgoglio personale o un certo dogmatismo legato alla nostra formazione. Nella diversità il lavoro diventa più difficile, ma è anche più stimolante. Auguro a tutti noi d’essere dei costruttori di ponti, di intese, di avere in fondo una vera cultura ecumenica.

p. Tobia Bassanelli

 

 

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