Delegazione MCI

Relazione 2010 del Delegato nazionale

Il panorama delle Missioni/Comunità

Il panorama delle Missioni/Comunità in Germania non presenta novità di rilievo rispetto al 2009, sia sul piano delle strutture pastorali (nr. 80 Comunità in 19 diocesi) sia su quello del personale (nr. 76 sacerdoti, dei quali nr. 62 a tempo pieno, nr. 14 a tempo parziale; nr. 53 di nazionalità italiana, nr. 23 di altra nazionalità ). Le suore sono 15. Invariato il numero di collaboratori laici. Gli italiani sono oltre 600.000.
C’è stato qualche aggiornamento come sedi di Missione (ultima quella di Berlino) e alcuni pochi movimenti di missionari e di suore.
Le comunità/missioni italiane che vi sono, restano; e sono accolte e riconosciute come parte costituiva della Chiesa diocesana.
C’è qualche avvisaglia di chiusura, più per mancanza di forze pastorali che per altre ragioni.
L’età media dei sacerdoti sale, ma, grazie a Dio, essi restano sulla breccia, e continuano a prestare un servizio prezioso, con grande spirito di abnegazione.
Il missionario è sempre segno di Gesù, che ama la sua Chiesa e cammina insieme con il suo popolo.

Una situazione stazionaria, dunque, e anche precaria. Una precarietà, che, legata al movimento migratorio, non si vuole vivere come debolezza, ma come dono di grazia, perché segno profetico di un popolo di Dio che, camminando nella storia, ne vede con fiduciosa speranza il compimento nei tempi ultimi.

Con la Chiesa, che è in Germania, e come Chiesa, sentiamo il dovere di adempiere al mandato missionario di far conoscere l’amore di Dio, rivelato in Gesù Cristo, e di comunicare la salvezza che in Lui Dio vuole donare a tutti gli uomini.
Essa esiste per evangelizzare. Noi vogliamo essere questa Chiesa.

Evangelizzare, missione essenziale della Chiesa.(E.N. nr.14)

“Oggi la conoscenza della fede ha raggiunto veramente il suo punto più basso. Bisogna parlare di analfabetismo religioso. Occorre un percorso catechistico sistematico e integrale, cioè non solo conoscitivo, ma anche emotivo e orientato alla pratica, che conduca persone giovani e adulte con cuore, mano e ragione a Gesù Cristo e le introduca nella fede e nella vita della Chiesa, che le aiuti ad essere cristiani adulti che possono aprire la bocca e rendere ragione della loro fede”.
(W. Kasper – Neue Evangelisierung - 2009)

Già Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato aveva scritto: “Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo supremo dovere: annunciare Cristo a tutti i popoli”. (Redemptoris Missio 12.07.1990)

Un recente intervento del Magistero sollecita a non perdere di vista l’urgenza evangelizzatrice, dimensione costitutiva della Chiesa stessa. Il 28 giugno scorso ai primi vespri della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, Benedetto XVI riprendeva il tema della nuova evangelizzazione, perché “ vi sono regioni del mondo che ancora attendono una prima evangelizzazione, altre che l’hanno ricevuta, ma necessitano di un lavoro più approfondito, altre ancora in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo ad una vera tradizione cristiana; ma dove negli ultimi secoli il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell’appartenenza alla Chiesa”. E annunciava l’istituzione del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione.
(Oss. Romano 30 giugno 2010)

Questi e altri segni dei tempi ci avvertono che nel contesto europeo acquista una nuova attualità il mandato missionario affidato da Gesù alla Chiesa, cioè di andare in tutto il mondo per annunciare il vangelo. (cfr. Mt 28, 16-20)

Con quali presupposti e a quali condizioni?

Le Missioni, sorte negli anni ’50 e ’60 per accompagnare spiritualmente gli italiani della prima generazione, hanno cambiato volto. Con l’arrivo della 2. e 3. generazione si è passati dalla provvisorietà alla stabilità. Quel tipo di missione non ha più ragione di essere.

Vi è oggi una grave mancanza di clero; fenomeno che investe tutta la Chiesa in Europa, soprattutto in Germania, e le cui conseguenze si ripercuotono pesantemente sulle comunità etniche più che su quelle territoriali, che cercano di arginare la falla con accorpamenti di parrocchie.
Sacerdoti dall’Italia non ne arrivano. Ammesso che ve ne fossero, avrebbero bisogno di un tale tirocinio di preparazione per un inserimento nella Chiesa in Germania da scoraggiare anche i più volonterosi!

Non è finito però il tempo delle missioni. Ma anche laddove si dovesse giungere a questo, non è finito quello della missione. Lo dicevamo al Convegno nazionale di Ludwigshafen 2009, dove abbiamo avuto l’audacia di affermare che è giunto il momento di passare dalle missioni per i migranti (missio erga migrantes) alla missione dei migranti (missio migrantium); da comunità che vengono servite dal sacerdote a comunità che si mettono al servizio del vangelo; da comunità oggetto a comunità soggetto di evangelizzazione.
Una utopia consolatoria o una chiara segnalazione dello Spirito?
È interrogativo che deve occupare ampio spazio nelle riunioni di team pastorale, di Consiglio pastorale, nei gruppi di impegno cristiano.

Va attuata quindi una coraggiosa apertura verso la Chiesa locale, nella quale inserirsi e partecipare attivamente, pur senza rinunciare ad esprimere una nostra identità.
L’urgenza non è quella di salvare ad ogni costo l’italianità, ma di annunciare Gesù Cristo.
È tale priorità che ci sta a cuore e che chiede di unire le forze e camminare insieme, italiani e tedeschi, cattolici ed evangelici. Anche il Convegno di Magdeburg 2010 ci ha stimolato a metterci in questo ordine di idee.
È questo l’orientamento della Chiesa. “Va promosso più intensamente il processo di integrazione e partecipazione alla vita della Chiesa locale”.
(Msgr. W. Miehle)

Le Comunità di lingua italiana andranno a ridursi nel giro di pochi anni. Ma non a scomparire. Facendo Chiesa con la Chiesa locale, ne diventeranno una linfa evangelizzatrice.
Le migrazioni sono state spesso nella storia una risorsa provvidenziale per l’evangelizzazione.
“Le migrazioni come veicolo della fede hanno rappresentato una costante nella storia della Chiesa e della evangelizzazione di interi paesi. (P. G. Tassello – Convegno di Ludwigshafen 2009)

La missione delle Missioni

Va ricuperato pertanto il primato dell’evangelizzazione. Non è più possibile né adagiarsi su una pastorale di sola conservazione e difesa dell’esistente e della sacramentalizzazione, né soggiacere all’assillante ricerca delle strutture da dare alle missioni. Non potranno e non dovranno essere certo queste a condizionare il nostro dovere di annunciare il vangelo. (cfr.1Cor9,16)

È pur vero che la fede si rafforza donandola (Giovanni Paolo II), ma ciò non ci esime, anzi presuppone l’impegno di dare riscontro alla domanda di formazione di molti nostri cristiani, come del resto già avviene in tante comunità con molteplici proposte in sede locale, zonale e nazionale; che dovranno essere intensificate.

“È questo il tempo dei laici”, diceva il card. Tettamanzi al Convegno ecclesiale di Verona del 2006. Ai laici deve esser consentito, o comunque vanno aiutati ad occupare spazi di evangelizzazione all’interno delle comunità cristiane.
Una minore “clericalità” a favore di una più ampia e matura “laicità cristiana” non solo non nuocerà alla Chiesa, ma ne renderà più credibile la missione.

Una memoria doverosa

Concludendo, vogliamo ricordare quanti sono stati con noi e hanno condiviso il nostro lavoro missionario.
Il primo pensiero va a mons. Josef Voss, il Vescovo dei migranti, che il Signore ha chiamato a sé nel dicembre scorso. Solo tre mesi prima ci aveva raggiunto a Ludwigshafen, per darci una bella testimonianza di fede missionaria. Da lui i migranti furono sempre riconosciuti come ricchezza per la Chiesa.
Nel corso di quest’ultimo anno sono mancati:
Mons. Battista Baselli. Fu per vari anni responsabile dell’Ufficio UDEP; svolse il servizio della formazione sul piano nazionale con straordinaria dedizione e competenza.
Mons. Ascanio Micheloni, il decano dei missionari, 101 anni, già presente in Germania prima della guerra, vi ritornò più tardi e fu fondatore e zelante animatore di molte attività nella popolosa Missione di Saarbrücken.
Don Giovanni D’Errico, che molti di noi ricordano con affetto per il tratto cordiale e un sorriso per tutti.

Noi vogliamo vivere con gioia questo tempo di missione ed evangelizzazione.
Ci sentiamo deboli? Il percorso è lungo e laborioso? Non per questo non lo si deve fare!
Il cristiano, che opera secondo lo Spirito e non secondo la carne, non è un dimissionario.
“La Parola di Dio non è incatenata” (2 Tm 2,9). È una forza dirompente, capace di andare oltre le nostre povertà personali e i limiti posti dall’istituzione.

Basta accoglierla con l’animo con cui l’accolse Maria, cui affidiamo fiduciosamente ogni nostra impresa

Tätigkeitsbericht 2010

Ein Überblick auf die Missionen/Gemeinden

Gegenüber dem Jahr 2009 sind im Wesentlichen keine größeren Veränderungen festzustellen. Wir haben in Deutschland 80 Gemeinden, die in 19 Diözesen aufgeteilt sind. Insgesamt sind 76 Priester tätig, davon 14 in Teilzeit und 23 von anderer Nationalität und noch 15 Ordensfrauen. Gleichgeblieben ist die Zahl der festangestellten Mitarbeiter/-innen. In Deutschland leben über 600.000 Italiener.
Einige Gemeinden haben ihren Sitz gewechselt (zuletzt die italienische Mission in Berlin), und es haben nur wenige personelle Veränderungen (Missionare und Ordensfrauen) stattgefunden. Die vorhandenen italienischen Gemeinden/Missionen bleiben, und sind ein Teil der Kirche vor Ort.
In näherer Zukunft werden wir jedoch, wegen Mangel an Priester, einige dieser Gemeinden schließen müssen.
Das Alter der Priester und Ordensfrauen nimmt zu, dennoch führen sie ihre Arbeit mit großem Einsatz fort.
Der Missionar ist immer ein Zeichen Jesu Christi, der seine Kirche liebt und mit seinem Volk geht.  

Wir stehen also vor einer unveränderten dennoch prekären Lage. Eine Unbeständigkeit, die wir nicht als ein Zeichen von Schwäche erleben sollten, sondern als Gnade.
Es ist unsere Aufgabe zusammen mit der Kirche in Deutschland, und als Kirche, Gottes Liebe, die sich  in Jesus Christus offenbart hat, und die Erlösung, die uns durch Jesus geschenkt wird, zu verkünden.
Die Berufung der Kirche ist die Evangelisierung und wir möchten Teil dieser Kirche sein.  

Evangelisieren ist die eigentliche Berufung der Kirche. (EN 14)              

„Man muß von einem religiösen Analphabetismus sprechen. Aber man kann nur lieben, was man kennt, und was man liebt, das will man auch besser und tiefer kennen. Was Not tut, ist ein ganzheitlicher, d.h. nicht nur kognitiver sondern auch emotional und praxisorientierter systematischer katechetischer Weg, der junge wie erwachsene Menschen mit Herz, Hand und Verstand hinführt zu Jesus Christus und sie einführt in den Glauben und in das Leben der Kirche, der ihnen hilft, mündige Christen zu sein, d.h. Christen, die den Mund aufmachen können und die zur Rechenschaft von ihrem Glauben befähigt sind“.
(W. Kasper – Neue Evangelisierung – 2009)  

Papst Johannes Paul II schrieb am Anfang seines Pontifikats: „Ich halte die Zeit für gekommen, da alle kirchlichen Kräfte für die neue Evangelisierung und für die Mission ad gentes einzusetzen sind. Keiner, der an Christus glaubt, keine Institution der Kirche kann sich dieser obersten Pflicht entziehen: Christus muß allen Völkern verkündet werden“.
(Redemptoris Missio - 12.07.1990)

Am 28. Juni 2010 während der Feier der Ersten Vesper am Vorabend des Hochfestes Peter und Paul, nahm Papst Benedikt XVI das Thema der neuen Evangelisierung wieder auf, weil „Es  Teile dieser Welt gibt, die auf eine erste Evangelisierung warten, andere müssen die Evangelisierung vertiefen, in anderen Teilen hingegen haben wir eine christliche Tradition. Jedoch hat der Säkularisierungsprozess der letzten Jahrhunderte eine tiefe Glaubenskrise hervorgerufen“. Der Papst kündigte die Bildung des Päpstlichen Rates für die Evangelisierung an. (Oss. Romano – 30.06.2010)

Diese und andere Zeichen sagen uns, dass auch in Europa die Zeit der neuen Evangelisierung gekommen ist um Christus allen Völkern zu verkünden. (vgl. Mt 28, 16-20)  

Mit welchen Voraussetzungen und mit welchen Bedingungen?  

Die in den 50.er und 60.er Jahren als pastorale Begleitung und Betreuung für die Italiener der ersten Generation gegründete Missionen haben im Laufe der Jahre sich gewandelt. Mit der zweiten und dritten Generation spricht man nicht mehr von Gastarbeitern, sondern von Mitbürgern, nicht von Missionen sondern von Gemeinden.

Heute ist Europa und insbesondere Deutschland mit einem dramatischen Priestermangel konfrontiert. Die Auswirkung dieses Mangels bekommen in erster Linie die muttersprachlichen Gemeinden zu spüren, im Gegensatz zu den territorialen Gemeinden, die durch die Zusammenlegung von Pfarreien versuchen diesem Problem entgegenzuwirken.
Aus Italien kommen kaum Priester. Falls sich aber der eine oder andere Priester finden sollte, sind die heutigen Anforderungen so hoch, dass auch die eifrigsten entmutigt werden.          

Die Zeit der Missionen ist dennoch nicht vorbei. Die Missionen befinden sich auf dem Weg zu einer neuen Mission. Während der Nationaltagung 2009 in Ludwigshafen, hatten wir die Kühnheit zu behaupten, dass die Zeit gekommen wäre, um von einer Mission für die Migranten (missio erga migrantes) zu einer Mission der Migranten (missio migrantium) zu wechseln. Von Priester im Dienste der Gemeinde zu der Gemeinde im Dienste des Evangeliums. Von einer Gemeinde als Objekt zu einer Gemeinde als Subjekt.
Handelt es sich dabei um eine tröstende Utopie oder ist es ein deutliches Zeichen?
Darüber sollten wir uns befragen.  

Die Eingliederung und Zusammenarbeit mit der Kirche vor Ort, ohne die eigene ethnische Identität zu verlieren, ist heute unerlässlich.     
Die Dringlichkeit ist nicht das „Italienertum“ um jedem Preis zu erhalten, sondern Jesus Chirstus zu verkünden.
Deshalb sollten wir, Italiener und Deutsche, Katholiken und Evangelisten einen gemeinsamen Glaubensweg gehen. Dies war auch das Thema unserer Nationaltagung 2010 in Magdeburg. Diese ist die Einstellung der Kirche. „Der Integrationsprozess in den Ortsgemeinden muss unterstützt werden“. (Msgr. W. Miehle)      

Die Zahl der Gemeinden italienischer Muttersprache wird sich in den kommenden Jahren reduzieren. Sie werden aber nicht verschwinden, sondern die Ortsgemeinden ergänzen.
„Die Migration als Überträger des Glaubens war für die Kirche immer ein Weg der Evangelisierung“. (P. G. Tassello – Nationaltagung Ludwigshafen 2009)   

Die Mission der Missionen   

Daher muss die Evangelisierung wieder im Vordergrund sein. Es ist nicht mehr möglich eine Pastoralarbeit zu betreiben, welche die vorhandenen Strukturen erhalten und beschützen soll. Unsere Aufgabe ist die Verkündung des Evangeliums. (vgl. 1 Cpr 9,16)          

Der Glaube stärkt sich in dem man ihm schenkt (Johannes Paul II), trotzdem sind wir nicht von unserer Verpflichtung entbunden der Nachfrage auf Weiterbildung unserer Christen, die in den Gemeinden angemessen mitwirken wollen, nachzugehen. Es werden schon auf nationaler, regionaler und lokaler Ebene verschiedene Möglichkeiten der Weiterbildung angeboten, die wir intensivieren sollten.  
„Es ist die Zeit der Laien“, sagte Kardinal Tettamanzi während der Nationaltagung 2006 in Verona. Sie sollen am Leben und Wirken der Gemeinden verstärkt beteiligt werden.
Weniger Geistliche zugunsten von christlichen Laien: Der Kirche wird es nicht schaden, sondern wird ihre Berufung glaubhafter machen.                 

In Erinnerung  

Wir möchten aller, die mit uns unsere missionarische Aufgabe geteilt haben, gedenken.  Als Ersten Msgr. Josef Voß, der Bischof der Migranten, dem der Herr im Dezember vorigen  Jahres zu sich gerufen hat. Nur drei Monate zuvor hatte er an unserer Nationaltagung in Ludwigshafen teilgenommen. Er sah in der Vielfalt der Kulturen und der Menschen die Universalität der Kirche.   
In diesem Jahr sind verstorben:
Msgr. Battista Baselli. Er war für einige Jahre für das Büro UDEP verantwortlich. Eine Aufgabe, die er mit Kompetenz und Hingabe erfüllt hat.
Msgr. Ascanio Micheloni, 101 Jahre. Schon vor dem Krieg Missionar in Deutschland und danach Gründer der Mission in Saarbrücken.        
Don Giovanni D’Errico, die viele von uns wegen seiner Herzlichkeit in guter Erinnerung haben.  

Wir wollen diese Zeit der Mission und Evangelisierung mit Freude erleben.
Wir fühlen uns schwach? Der Weg ist lang und beschwerlich? Trotzdem müssen wir ihn gehen!
Der Christ, der nach dem Geist und nicht nach dem Fleisch handelt, zieht sich nicht zurück.
„Das Wort Gottes ist nicht gefesselt“ (2 Tm 2,9). Es ist eine durchbrechende Kraft, die über uns hinaus geht.  

Es genügt diese Kraft so anzunehmen, wie Maria es getan hat. Ihr vertrauen wir alle unsere Taten an.                          

 

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