Delegazione MCI

Relazione 2008 del Delegato Nazionale

Relazione 2008 del Delegato Nazionale

A. La situazione

Gli italiani in Germania, con passaporto italiano, sono ca. 540.000, dei quali ca. 450.000 cattolici.
Vengono chiamati “emigrati”, anche se tale termine risulta essere spesso improprio. Si sentono o preferiscono sentirsi cittadini di questo paese di accoglienza, dove molti (ca. 160.000) sono nati, pur non rinunciando a coltivare legami e nostalgie con il paese di provenienza.
Il senso di appartenenza alla realtà sociale e religiosa locale è andato crescendo in questo ultimo decennio, anche tra gli italiani della prima generazione.
L’immigrazione però non è finita. Gli arrivi nel 2006 sono stati ca.27.000 e le partenze ca.40.000.
I nuovi arrivi sono del tipo tradizionale, ma vi è pure un gran numero di studenti, ricercatori, lavoratori con qualifica alle dipendenze di ditte.
Il fenomeno della mobilità umana è irreversibile e costitutivo della società odierna. Ormai un pó a tutti i livelli si è preso atto che la Germania, non meno di altri paesi europei (vedi Spagna e Italia) è Einwanderungsland, cioè paese dove le diversità etniche, sono chiamate a convivere pacificamente nel loro reciproco rispetto.
Le Comunità/Missioni che svolgono una pastorale specifica per gli italiani sono circa 80, ripartite in 19 diocesi, con circa 65 sacerdoti (una dozzina sono di altra nazionalità), 4 diaconi, 22 suore, 29 collaboratori/trici laici.
In Svezia manteniamo due presenze: a Stoccolma con un sacerdote polacco, che segue la comunità italiana a metà tempo, e a Göteborg con un sacerdote cileno, che pure segue la comunità italiana a tempo parziale. Quest’anno ricorre il 60.mo anniversario degli inizi della missione di Göteborg (Volvo). Altre presenze pastorali non ci sono. Vi sono ancora delle colonie italiane a Malmö e Trelleborg (cantieri navali) e Västeras (miniere). Nella zona sud della Svezia c’è un sacerdote italiano, don Alviero Buco, parroco della comunità di Olofström, che talvolta si rende disponibile per qualche richiesta italiana nelle zone di Malmö e Trelleborg.
Come Delegazione abbiamo qualche contatto sporadico con l’ambasciata di Oslo (Norvegia) dove ci sono circa 1.000 italiani, e con il Vicario generale di Helsinki (Finlandia) don Marino Trevisini.

B. Alcuni problemi

Sorvolando sulle grosse problematiche legate al fenomeno migratorio, vi sono alcuni problemi, che ci riguardano direttamente come Chiesa, quali:

- L’invecchiamento dei sacerdoti e delle suore e la difficoltà del ricambio.
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Le diocesi italiane e Istituti religiosi, pressate dall’esigenza di far fronte all’ondata delle immigrazioni in Italia, ritengono, erroneamente, che le Comunità italiane residenti all’estero siano religiosamente integrate e non necessitino di una pastorale specifica.
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L’assenza di una più chiara ecclesiologia in contesto migratorio rende difficile l’apertura al nuovo, a un modo rinnovato di essere Chiesa, una Chiesa che sia la comunione delle diversità e corresponsabilità laicale nella vita e nella missione.
- La difficile situazione finanziaria in cui si dibatte la Chiesa locale, secondo la valutazione di molti operatori pastorali, tende a creare dei condizionamenti, che vanno a mortificare le esigenze pastorali.

C. Attualità delle Missioni/Comunità

E’ indubbio che le Missioni hanno svolto in passato un compito importantissimo, (cfr. documento della DBK, “Integration fördern” del 2004, §4.3.1) proprio per lo stretto legame esistente tra cultura e fede, tra appartenenza etnica ed educazione alla fede.
Anche oggi, pur in contesto nuovo e con le difficoltà di personale, le Comunità di lingua italiana sono indispensabili per consentire un cammino di fede a tante perone, per le quali l’appartenenza italiana resta un fattore importante.
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C’è una notevole domanda religiosa, non in conseguenza di sollecitazioni di tipo etnico, semmai di una sollecitudine missionaria ordinaria.
- A fronte di chiese “locali” semivuote le Messe italiane sono ancora ben frequentate e, in non poche comunità, anche con una lodevole presenza di popolazione giovanile.
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Per molti la Comunità italiana è sentita come un “Zuhause”, dove ci si può sentire più proprio agio e dare espressione ad una propria identità, come avviene nel tipo di itinerario.
Siamo consapevoli che le Missioni hanno un carattere temporaneo. Non sta a noi però stabilire i tempi di una definitiva integrazione. Saranno gli italiani stessi a stabilirli. Non si deve dimenticare tuttavia che i tempi per l’integrazione religiosa sono più lunghi di quelli necessari per quella linguistica e sociale.
Alle Missioni vengono mosse
spesso due obiezioni.
La prima. Le Missioni rischiano di essere delle Chiesa parallela.
Essere tale significherebbe non vivere pienamente l’appartenenza alla Chiesa locale e fare un cammino di fede, che ignori le scelte e gli orientamenti della propria diocesi.
Non neghiamo il rischio, oggi più presunto che reale, perché siamo passati dalla provvisorietà alla stabilità sociale, e perché non c’è Chiesa se non in comunione con il proprio vescovo.
La seconda. Secondo alcune letture parziali del fenomeno migratorio le Missioni frenerebbero il processo di integrazione. Noi riteniamo che integrazione e identità etnica non si escludano.
Si ha piuttosto l’impressione che l’ integrazione venga spesso fraintesa o se ne parli con dei sottintesi di tipo assimilatorio, sottovalutando il valore delle diversità, che, laddove siano vissute e composte in comunione,
rimandano al Dio uno in tre Persone.
Riteniamo quindi che, per ragioni sia pastorali che teologiche, le Missioni siano di attualità.

D. In quale direzione ci stiamo muovendo oggi

1. Ci stiamo impegnando a vivere e camminare insieme con la Chiesa locale, promuovendo ogni forma di cooperazione pastorale, nel rispetto reciproco delle sensibilità, in una sana emulazione, nel riconoscimento di specificità, evitando prese di posizione rigide e supremazie.
La collocazione della sede della Comunità italiana all’interno delle strutture parrocchiali locali viene vista positivamente. La vicinanza e la cooperazione chiedono da parte dei sacerdoti soprattutto e delle comunità tedesche e italiane un supplemento di pazienza e sapienza.

2. La pastorale giovanile ha una buona rilevanza in molte comunità. La risposta dei giovani è spesso superiore alle nostre stesse attese. Evidentemente vi sono altre ragioni superiori al fattore lingua, che orientano i giovani a cercare il riferimento italiano.
Ne sono prova le giornate giovanili annuali di zona (Köln, Essen, Stuttgart, München, ecc.). All’inizio di settembre è stata organizzata con successo e comune soddisfazione una festa dei giovani, a livello nazionale.

3. Si riscontra un interessante fermento formativo, in risposta ad una diffusa e consolante domanda di approfondimento della fede e di capacità di testimoniarla. In molte comunità si tengono con scadenze programmate giornate di formazione, prolificano gruppi biblici e di preghiera. E’ in atto un corso di teologia di base nella zona Assia.

4. Un ambito nuovo della nostra pastorale è quello degli anziani. Ora ci sono gli italiani della terza età. L’attenzione nei loro confronti, che si esprime con le visite domiciliari, la cura egli ammalati, i Seniorengruppen, ecc.
C’è un lodevole investimento di energie pastorali di sacerdoti, di Suore (bravissime), di laici.

5. Ci pare sia giunto il momento di passare da una missio ad migrantes ad una missio migrantium . Come nel passato spesso l’evangelizzazione è passata attraverso i popoli che migravano, non ci sta chiedendo forse il Signore, davanti alla sfida del secolarismo e delle nuove religioni, di assumere in prima persona la responsabilità di purificare e approfondire la nostra identità cristiana, e di darne una più umile e coraggiosa testimonianza?

A integrazione della presente relazione aggiungo alcune riflessioni emerse nel Consiglio di Delegazione del 11-12 gennaio 2009.

Le nostre missioni sono una realtà ecclesiale in continua evoluzione. Il fenomeno è noto. Molti di noi l’hanno vissuto in prima persona. Dalla missione con carattere di provvisorietà degli anni ‘50 e ’60, attraverso molteplici e diversificate evoluzioni, siamo giunti all’attuale situazione di missioni – comunità, che sono costitutive dell’assetto ecclesiale locale.
Recenti scomparse di missionari (quattro deceduti sul posto di lavoro nel 2008); alcuni rientri in Italia non rimpiazzati; mancato arrivo di nuovi rinforzi pastorali dall’Italia; l’età media dei sacerdoti in attività; la riduzione del numero delle suore … hanno imposto al Consiglio di Delegazione una attenta riflessione sulla situazione prossimo-futura delle comunità italiane.
Trascriviamo “in sintesi” alcuni nostri interventi.

1. Va continuata, avviata, promossa e intensificata la cooperazione con la Chiesa locale (Kirche vor Ort). Tale cooperazione presuppone frequentazione e dialogo tra operatori pastorali, soprattutto con i parroci locali, partecipazione a momenti di spiritualità e convivialità con il clero locale e i vari operatori pastorali, ed esige la nostra presenza nei team pastorali decanali.

2. Dobbiamo aprirci verso modi nuovi di essere Chiesa, sempre nel contesto diocesano e nel rispetto delle sensibilità e dei tempi. Per esempio:
a) La comunità italiana si colloca accanto ad altre comunità territoriali o personali e si compagina con loro all’interno di una Seelsorgeeinheit o di una Pfarrei.
b) Nei territori di grande diaspora, dove non esiste o non è mai esistita una comunità italiana, è necessario fare azione educativa con la nostra gente per un inserimento attivo nella parrocchia locale.
c) Dove ancora esiste una collettività italiana senza il missionario va dato un sostegno al parroco del territorio nel suo doveroso impegno di accogliere la piccola comunità di altra madrelingua, rispettandone e valorizzandone l’identità.

3. Secondo un nostro calcolo di previsione, in termini di tempo abbastanza stretti, le comunità italiane tuttora esistenti andranno gradualmente a ridursi di numero. I nostri fedeli italiani vanno preparati ed aiutati a rimanere senza sacerdote. Si eviti di alimentare facili illusioni. Il fatto che venga meno il sacerdote non dice però che debba venir meno la Chiesa.

4. Oggi più che mai è urgente favorire la formazione di laici cristiani adulti. Il missionario dovrà interrogarsi più spesso: “E se io un domani non dovessi più esserci? Sono abilitati i miei cristiani a pregare nelle loro case? A riunirsi come gruppo di preghiera o gruppo biblico? A gestire una liturgia della Parola? Ad animare i canti?”. Formazione: è una parola d’ordine già da molto tempo in tante nostre comunità. In tutte? È ipotizzabile nella tua zona un corso di teologia di base?

5. Qualcuno di noi ritiene che sia giunto il momento di aprirsi più coraggiosamente ad esperienze nuove di vita ecclesiale, come per esempio ai movimenti. Parliamo di movimenti nella accezione più vasta del termine. Anche un gruppo di preghiera che si riunisce con assiduità e fa un qualche percorso di fede, può essere considerato tale. Vale la pena ricordare quanto il cardinal Höffner e allora presidente della DBK aveva asserito in una lettera alla diocesi: la parrocchia deve diventare una “Gemeinde von Gemeinden”. La proliferazione di diversità, di carismi e di cammini di fede è un evento da salutare e non da temere.

6. Ci siamo chiesti se abbiano ancora giustificazione le comunità che propongono un itinerario completo di iniziazione cristiana, comprendente le catechesi di prima confessione, prima comunione, ecc.. A noi pare che non sia pastoralmente opportuno premere sull’acceleratore di una integrazione “forzata”, che non gioverebbe né ai piccoli né agli adulti. Dove c’è una domanda, che siamo in grado di accogliere e soddisfare, non ci tiriamo indietro. Oltre tutto alcune nostre modalità catechistiche sono guardate con interesse anche da altre parrocchie.

7. Non c’è limite d’età al servizio presbiterale. Riteniamo però giusto e opportuno che, con il raggiungimento dei 75 anni, si lasci la responsabilità diretta della comunità, come parroco, e se si vuole continuare nel proprio ministero pastorale – il che è sempre auspicabile – sul posto o altrove, lo si faccia come Subsidiar o Cooperator, lasciando ad altri più giovani la fatica della gestione amministrativa.

Tätigkeitsbericht 2008

A.        Der Tatbestand

Im Jahr 2008 sind mehr Italiener nach Italien zurückgekehrt als nach Deutschland eingewandert.
Die neuen Einwanderer sind Studenten, Facharbeiter und Arbeiter ohne Qualifikation.
Die Migration ist kein vorübergehendes Ereignis und steht nicht am Rande der Gesellschaft. In einer Zeit der Globalisierung, gehört die menschliche Mobilität zur Struktur selbst der Gesellschaft. Deutschland ist, wie auch andere europäische Länder (wie z.B. Spanien und Italien), ein Einwanderungsland geworden.
Heute haben wir in Deutschland 79 Gemeinden/Missionen, die in 19 Diözesen aufgeteilt sind. Insgesamt sind 65 Priester, davon 11 von anderer Nationalität, 3 Diakone, 18 Ordensfrauen und 28 festangestellten Mitarbeiter/-innen tätig.

B.        Herausforderungen        

Wir sehen einige Schwierigkeiten, die für uns als Kirche eine Herausforderung darstellen:
-          Das zunehmende Alter der Priester und Ordensfrauen und die große Schwierigkeit neues  Personal zu finden.
-          Die italienischen Diözesen und Ordensgemeinschaften, die sich mit dem Problem der Immigration in Italien konfrontiert sehen und irrtümlicherweise davon ausgehen, dass die spezifische Pastoral für die im Ausland lebende Italienern überflüssig geworden ist, da diese in den Ortsgemeinden weitgehend integriert sein sollten.  
-          Die von den Diözesen durchgeführten finanziellen Kürzungen, die sich in der pastoralen Arbeit bemerkbar machen.  

C.        Die Gemeinden/Missionen

Die Missionen haben im Laufe der letzten Jahrzehnten große Verdienste erworben, in dem sie eine geistige Begleitung im Glauben der Italiener gewährleistet haben. Denn der Glaube des Menschen ist stark von der eigenen Kultur, Tradition und Sprache geprägt (S. Dokument der DBK, „Integration fördern“, Jahr 2004, § 4.3.1).
Deshalb sind die Gemeinden anderer Muttersprache heute noch notwendig und aktuell, um Glaubensvermittlung und Glaubenserfahrung zu ermöglichen. „Sie befinden sich nicht in Konkurrenz zu den deutschsprachigen Ortspfarreien, sondern können in Ergänzung zu deren Angeboten das Leben der Kirche vor Ort bereichern“ (DBK „Integration fördern“, Jahr 2004, § 4.3.1).
Dazu soll gesagt werden, dass heute immer noch eine große Nachfrage besteht, und die italienischen Gottesdienste relativ gut besucht sind.
Es ist uns bewusst, dass die Missionen ein Provisorium sind. Allerdings sollte der Zeitpunkt der endgültigen Integration von den Italienern selbst und nicht von uns entschieden werden.
Dabei sollte berücksichtigt werden, dass die religiöse Integration viel mehr Zeitraum benötigt als die sprachliche und gesellschaftliche Integration.

D.        Pastorale Schwerpunkte

1. Wir wollen uns weiterhin um eine konkrete und positive Kooperation mit der Kirche vor Ort bemühen. Zu vermeiden sind voreingenommene Stellungnahmen. All das setzt von uns Seelsorgern Geduld und Weisheit voraus.
2. Die Jugendpastoral ist in vielen Gemeinden von großer Bedeutung. Die Antwort der Jugend, auch wenn sie mehr mit der deutschen Sprache vertraut sind, übertrifft unsere Erwartungen.
Es finden alljährliche Jugendtage mit großer Beteiligung in Köln, Essen, Stuttgart, München … statt. Für das Jahr 2008 planen wir in Mainz einen Jugendtreff auf Bundesebene vor.
3. Es besteht großes Interesse an Weiterbildung. In vielen Gemeinden finden Bildungstage,Bibelkurse, Gebetsgruppen statt. Wir planen theologische Grundkurse in italienischer Sprache vor.
4. Heute befassen wir uns mit älteren Menschen, die es früher nicht gab. Viele Seelsorger aktivieren sich mit Hausbesuchen, Krankenbesuchen und mit den Seniorengruppen, die in vielen Gemeinden zustanden gekommen sind.

E.        Die Delegation der italienischen Katholischen Missionen/Gemeinden

Sitz der Delegation ist Frankfurt am Main, Mainzer Landstr. 164.
Im Sekretariat haben im Jahr 2008 keine Personalveränderungen stattgefunden.
Der „Corriere d’Italia“ erscheint monatlich und dient der  kulturellen und christlichen Weiterbildung von vielen Italienern, die die Zeitung beziehen.
Die Auflage ist im Laufe des Jahres 2008 von 26.000 auf 30.000 Exemplare gestiegen.
Seit Dezember 2007 erscheint im Internet wöchentlich das Video „Corriere d’Italia News“.
Die Arbeit der italienischen Delegation glich im Jahr 2008 im Wesentlichen der des Vorjahres. Mit guter Beteiligung haben die Exerzitien in Limburg (11.02.-15.02.08) und eine Europäische/ Nationaltagung vom 15. – 19. September in Lyon (Frankreich) stattgefunden. Weiterhin fanden je vier Regionalkonferenzen in den acht Pastoralregionen statt, in der sich die Delegation aufteilt, und vier Tagungen des Delegationsrates.
Der Austausch mit den Bischöfen und Ordinariaten der deutschen Diözesen war gut und konstruktiv; den italienischen Bischöfen wurden immer wieder die Nöte der italienischen Gemeinden in Deutschland vorgetragen und um Freistellung von Priestern für den Dienst in Deutschland gebeten.
Der Delegat hat die Seelsorger und die Gemeinden im Laufe des Jahres besucht.

 

 

 

Deutsche Bischofskonferenz
Chiesa Cattolica Italiana
Bistums Limburg
Corriere d'Italia